<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Inps Archivi - Tuttowelfare</title>
	<atom:link href="https://tuttowelfare.info/tag/inps/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://tuttowelfare.info/tag/inps/</link>
	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
	<lastBuildDate>Mon, 19 Aug 2024 09:45:20 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.6.1</generator>

<image>
	<url>https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2018/03/cropped-logo-mobile-32x32.png</url>
	<title>Inps Archivi - Tuttowelfare</title>
	<link>https://tuttowelfare.info/tag/inps/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Inps-Consulenti del lavoro: tra i due litiganti il terzo (l’azienda) paga</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/inps-consulenti-del-lavoro-tra-i-due-litiganti-il-terzo-lazienda-paga/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/inps-consulenti-del-lavoro-tra-i-due-litiganti-il-terzo-lazienda-paga/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 May 2021 07:27:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Inps]]></category>
		<category><![CDATA[cassa integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[cig covid]]></category>
		<category><![CDATA[roberto corno]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://tuttowelfare.info/?p=22040</guid>

					<description><![CDATA[<p>Inps, aziende e consulenti del lavoro sono in disaccordo sulla copertura di cassa integrazione per la settimana dal 29 marzo al 4 aprile 2021, che ha creato molti dubbi a livello normativo &#160; Volano stracci tra l’Inps e i consulenti del lavoro, dopo l’ultimo comunicato...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/inps-consulenti-del-lavoro-tra-i-due-litiganti-il-terzo-lazienda-paga/">Inps-Consulenti del lavoro: tra i due litiganti il terzo (l’azienda) paga</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="page" title="Page 1">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p><em>Inps, aziende e consulenti del lavoro sono in disaccordo sulla copertura di cassa integrazione per la settimana dal 29 marzo al 4 aprile 2021, che ha creato molti dubbi a livello normativo</em></p>
</div>
</div>
</div>
<p><span id="more-22040"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Volano stracci tra l’Inps e i consulenti del lavoro, dopo l’ultimo comunicato stampa dell’ente previdenziale riguardo la Cassa integrazione Covid. <strong>La questione è che le 12 settimane di ammortizzatori sociali previste dalla legge di Bilancio 2021 finivano il 25 marzo 2021, e quelle concesse dal decreto Sostegni iniziavano il 1 aprile, lasciando scoperti gli ultimi giorni del mese</strong>. L’Unione nazionale di imprese Unimpresa aveva lanciato l’allarme già il 22 marzo 2021, senza ottenere risposte. Il 16 aprile 2021, l’Inps ha diffuso un comunicato in cui annunciava una prossima circolare in corso di emanazione, chiarendo però “che non vi sono ‘vuoti’ di copertura di cassa integrazione per la settimana dal 29 marzo al 4 aprile 2021 […]. Il primo giorno lavorativo dell’anno 2021 è stato il 4 gennaio e le 12 settimane decorrenti dal 4 gennaio terminano il 28 marzo 2021”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prima di questo comunicato, tuttavia, per far fronte al disorientamento nelle aziende tra fine marzo e inizio aprile, i consulenti del lavoro hanno consigliato ai clienti di fare ricorso ad altri strumenti in attesa del rinnovo della Cassa integrazione – per esempio utilizzando ferie o permessi – arrivando in qualche caso anche alla sospensione dell’attività per qualche giorno. “<strong>Il danno per le aziende ormai è fatto e la circolare Inps è arrivata fuori tempo massimo, perché le buste paga di marzo erano già chiuse</strong>. C’è anche la beffa, perché su quei giorni di sospensione le imprese hanno pagato i contributi”, ha spiegato alla stampa <strong>Vincenzo Silvestri</strong>, Presidente della Fondazione consulenti per il lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo conferma <strong>Roberto Corno, Consulente del lavoro e esperto di welfare aziendale</strong>: “Con il recente comunicato stampa, l’Inps una volta di più ha dimostrato di essere autoreferenziale e di non essere al servizio e nemmeno all’ascolto della società civile, innanzitutto facendo finta di ignorare che in questo momento, a contrastare gli effetti del Coronavirus, vi sono almeno tre diversi strumenti con diverse discipline e regolamentazioni (Cassa integrazione ordinaria, Cassa in Deroga, e Fondi di integrazione salariale)”. Inoltre Corno spiega che nel documento &#8220;<strong>si sostiene che il primo giorno lavorativo dell’anno non è il 1 gennaio ma il 4, un’interpretazione del calendario del tutto originale</strong>”. Per l’esperto, le indicazioni dell’Inps contraddicono la logica del calendario stesso e ledono la credibilità dei consulenti, che da un anno si occupano di questi casi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ancora più critico è stato <strong>Dario Montanaro</strong>,<strong> che guida l’Associazione nazionale dei consulenti del lavoro</strong> e che ha firmato un accorato comunicato a nome dell’associazione intitolato: “Non è vero che le integrazioni salariali previste nella finanziaria 2021 coprono i lavoratori fino al 31 marzo”. E il comunicato si conclude citando <strong>una celebre frase del comico Checco Zalone: “Ehi, ma sono del mestiere questi?”</strong>. Il punto, spiega Corno, è che in un anno sono stati emanati, solamente in materia di Coronavirus, 41 provvedimenti legislativi (tra leggi e decreti legge), 26 Dpcm, 202 Circolari Inps, 13 Circolari del Ministero del Lavoro, <strong>per un totale di oltre 15mila pagine di norme</strong>. “Il disorientamento delle imprese è quindi comprensibile. Il Consulente del lavoro vende certezze, se il suo ‘fornitore’ ossia lo Stato non gliene fornisce più, anche il professionista non potrà più giocare il suo ruolo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Inps, contattata da <em>Tuttowelfare.info</em>, non commenta le questioni sollevate dai consulenti, ma l<strong>a Direzione centrale ammortizzatori sociali precisa che “nei prossimi giorni sarà pubblicata una circolare in materia”</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/inps-consulenti-del-lavoro-tra-i-due-litiganti-il-terzo-lazienda-paga/">Inps-Consulenti del lavoro: tra i due litiganti il terzo (l’azienda) paga</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://tuttowelfare.info/inps-consulenti-del-lavoro-tra-i-due-litiganti-il-terzo-lazienda-paga/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Tfr come fonte di finanziamento della previdenza complementare</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/il-tfr-come-fonte-di-finanziamento-della-previdenza-complementare/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/il-tfr-come-fonte-di-finanziamento-della-previdenza-complementare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2020 07:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Inps]]></category>
		<category><![CDATA[Covip]]></category>
		<category><![CDATA[Tfr]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza complementare]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://tuttowelfare.info/?p=21036</guid>

					<description><![CDATA[<p>Entro sei mesi dall&#8217;inizio del rapporto di lavoro, il dipendente deve scegliere se destinare il  Trattamento di fine rapporto alla previdenza complementare o se lasciarlo in azienda. Ecco gli elementi da tenere in considerazione per decidere. &#160; Una delle scelte più delicate e importanti che...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/il-tfr-come-fonte-di-finanziamento-della-previdenza-complementare/">Il Tfr come fonte di finanziamento della previdenza complementare</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Entro sei mesi dall&#8217;inizio del rapporto di lavoro, il dipendente deve scegliere se destinare il  Trattamento di fine rapporto alla previdenza complementare o se lasciarlo in azienda. Ecco gli elementi da tenere in considerazione per decidere.</em><span id="more-21036"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una delle scelte più delicate e importanti che deve fare un lavoratore dipendente riguarda <strong>l’utilizzo del proprio trattamento di fine rapporto (Tfr) a fini previdenziali</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per i neoassunti è al momento in vigore la disciplina del silenzio assenso &#8211; anche se nell’ambito del tavolo di confronto in corso tra Governo e sindacati si ragiona sulla possibilità di aprire una nuova “finestra” di scelta per tutti, per rilanciare le adesioni alla previdenza complementare. In base alla disciplina attuale, dunque, <strong>entro sei mesi dall’avvio del rapporto di lavoro il dipendente deve decidere se destinare il proprio Tfr maturando</strong> (in tutto o in parte, a seconda che sia stato assunto prima o dopo il 29 aprile 1993 e in base a quanto previsto nell’accordo collettivo o nel regolamento aziendale) <strong>alla previdenza complementare o lasciarlo in azienda (adesione esplicita)</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se non si esprime alcuna scelta, si viene iscritti alla forma pensionistica collettiva individuata dal Contratto nazionale di lavoro o dall’accordo aziendale (<strong>adesione tacita</strong>). Nell’ambito dei fondi pensione riferibili alla contrattazione collettiva in prospettiva di welfare (preesistenti, negoziali, aperti ad adesione collettiva) si ha diritto al contributo del datore di lavoro solo in caso di adesione esplicita. Quali sono i profili di valutazione da tenere, dunque, in considerazione nella scelta sulla destinazione del Tfr?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>La valenza previdenziale del Tfr</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>La previdenza complementare è strutturata sulla capitalizzazione dei versamenti, ragion per cui si crea un rapporto diretto tra quanto si versa e quanto si percepirà in età senile. Altri fattori determinati sono rappresentati dalla lunghezza del periodo di contribuzione, dalla efficacia ed efficienza della gestione finanziaria, dal livello di onerosità del piano previdenziale. <strong>Il Tfr “vale” il 6,91% della retribuzione annua di un lavoratore dipendente</strong>. Dunque, la scelta di farlo confluire nel fondo pensione collettivo, aggiunto al contributo del datore di lavoro e a quello del lavoratore, rafforza e incrementa in maniera sensibile la posizione individuale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il ragionamento è chiaro: a differenza di quanto accadeva per le generazioni precedenti, la pensione obbligatoria determinata dal metodo contributivo sarà di importo abbastanza più ridotto rispetto alle ultime retribuzioni, con la necessità di aderire alla previdenza complementare. <strong>Se, quindi, verso il Tfr al mio fondo pensione, riuscirò a integrare il mio tenore di vita in maniera molto più consistente.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il passaggio psicologico non è, però, da sottovalutare. Occorre, infatti, superare quel comportamento che si definisce come <strong>“ancoraggio”: la scelta cioè di attenersi a elementi storicamente conosciuti</strong> dal vissuto del nostro Paese, come il Tfr, manifestando ritrosia a mutarne le sembianze con il conferimento a un fondo pensione. Senza considerare l’ulteriore barriera all’ingresso rappresentata dalla <strong>scarsa dimestichezza con il concetto di rendita</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Va anche valutato come <strong>il funzionamento dei fondi pensione sia stato modellato in modo simile al Tfr</strong>, grazie alla previsione di linee con garanzia di restituzione capitale-minimo garantito (per compensare la rinuncia alla rivalutazione legale cui si ha diritto se si mantiene il Tfr in azienda), la facoltà di richiedere anticipazioni, l’opzione di chiedere il 50% sotto forma di capitale e il 50% sotto forma di rendita in sede di prestazione finale (in alternativa alla modalità canonica del 100% sotto forma di rendita).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Non va, poi, sottovalutato il plus fiscale</strong>: il Tfr mantenuto in azienda è soggetto al regime di tassazione separata (l’aliquota Irpef più bassa è il 23%), mentre la prestazione finale di un fondo pensione è soggetta a imposta sostitutiva del 15%, che si riduce dello 0,30 per ogni anno di durata superiore al quindicesimo con un minimo del 9%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Un esempio numerico</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sull’effetto concreto del conferimento del Tfr particolarmente eloquente è un esempio numerico riportato nella <em>Guida introduttiva alla previdenza complementare</em> pubblicata sul sito della Covip. Si riportano <strong>due casistiche di lavoratori dipendenti, entrambi con reddito annuo lordo di 30mila euro</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo nel primo anno versa un contributo pari all’1,5% della sua retribuzione lorda (450 euro), l’intera quota del Tfr futuro pari al 6,91% della sua retribuzione lorda (2.073 euro) e riceve dal suo datore di lavoro un contributo pari all’1,5% della sua retribuzione lorda (450 euro). L’ammontare del versamento totale è quindi pari a 2.973 euro. Si ipotizza un rendimento reale (cioè al netto dell’inflazione) del 2% annuo, un costo di gestione dell’1% della posizione individuale, una crescita reale della retribuzione annua dell’1%, un tasso di inflazione annuo del 2%, l’applicazione delle tavole demografiche IPS55. <strong>Dopo 37 anni di contribuzione accumula nel fondo pensione 142mila euro</strong> reali lordi, di cui 29mila derivano dai contributi e 47mila dai rendimenti netti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il secondo lavoratore, invece, mantiene il Tfr in azienda. <strong>Dopo 37 anni accumulerà un capitale pari a 100 mila euro </strong>reali lordi, di cui 37mila provengono dalla rivalutazione del Tfr. Per effetto dell’adesione alla previdenza complementare, il primo lavoratore accumulerà in 37 anni 42mila euro in più del secondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Il Tfr maturato</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Last but not</em> least, va posto un altro interrogativo. Per incrementare ancor di più il proprio montante in accumulazione, <strong>è possibile valutare anche il trasferimento del Tfr maturato, vale a dire lo stock che era già accantonato in azienda?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con due risposte a quesito nel 2009 e nel 2014, <strong>la Covip</strong>, interpretando quanto previsto nella Legge di Bilancio per il 2008 e alcune pronunce dell’Agenzia delle Entrate <strong>ha ritenuto possibile la devoluzione </strong>al proprio fondo pensione anche del Tfr pregresso maturato dopo il 1° gennaio 2007 (data di entrata in vigore della nuova disciplina della previdenza complementare), nel caso di lavoratore dipendente da <strong>imprese con meno di 50 dipendenti</strong>, in accordo con la propria azienda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In caso di aziende con <strong>più di 50 dipendenti</strong>, l’Autorità di Vigilanza rinvia invece all’Inps la pronuncia, per competenza. La normativa prevede, infatti, che nel caso in cui il lavoratore decida di non aderire alla previdenza complementare, il datore di lavoro non mantenga materialmente presso di sé il Tfr, ma lo debba trasferire al cosiddetto <strong>Fondo di Tesoreria presso l’Inps</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un recente messaggio, l’Ente di previdenza obbligatoria ha ritenuto che <strong>non fosse possibile il trasferimento al fondo pensione del Tfr maturato</strong>, considerando che il Fondo di Tesoreria è configurabile come una gestione di natura previdenziale per cui le quote di Tfr versate al Fondo soggiacciono al regime della indisponibilità, ferme restando le ipotesi di pagamento anticipato del Tfr nei casi e nei limiti previsti dalla normativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’ordinamento vigente, prosegue l’Inps, non prevede poi che il lavoratore possa esercitare la facoltà di trasferire le quote di Tfr pregresso dal Fondo di Tesoreria al fondo di previdenza complementare al quale, successivamente, ha scelto di aderire. Infatti, nell’ambito della normativa applicabile al Fondo di Tesoreria, la portabilità non risulta in alcun modo disciplinata dalla normativa in vigore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>* Lorenzo Giuli è un esperto di previdenza complementare</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/il-tfr-come-fonte-di-finanziamento-della-previdenza-complementare/">Il Tfr come fonte di finanziamento della previdenza complementare</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://tuttowelfare.info/il-tfr-come-fonte-di-finanziamento-della-previdenza-complementare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Reddito di inclusione, servono più fondi</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/reddito-di-inclusione-servono-piu-fondi/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/reddito-di-inclusione-servono-piu-fondi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jul 2018 05:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
		<category><![CDATA[Inps]]></category>
		<category><![CDATA[reddito inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[Alleanza contro povertà]]></category>
		<category><![CDATA[poveri italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://tuttowelfare.info/?p=17030</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dal 1 luglio il Rei non è più condizionato da requisiti familiari, ma solo di carattere reddituale e patrimoniale.  Per soddisfare le esigenze dei 5 milioni di poveri italiani, però, i capitali erogati finora non bastano. &#160; In Italia sono 248.687 le famiglie in condizioni...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/reddito-di-inclusione-servono-piu-fondi/">Reddito di inclusione, servono più fondi</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Dal 1 luglio il Rei non è più condizionato da requisiti familiari, ma solo di carattere reddituale e patrimoniale.  Per soddisfare le esigenze dei 5 milioni di poveri italiani, però, i capitali erogati finora non bastano.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In Italia sono 248.687 le famiglie in condizioni di povertà assoluta che percepiscono il <strong>Reddito di Inclusione (Rei)</strong>. A dirlo sono gli ultimi dati del rapporto annuale dell’Inps. In vigore dallo scorso dicembre, il Rei rappresenta la prima misura strutturale di contrasto alla povertà assoluta introdotta in Italia, che insieme alla Grecia fino al 2017, era l’unico tra i Paesi europei a non avere uno strumento simile.  Ora, in attesa di vedere nascere il reddito di cittadinanza, come da contratto di Lega –M5S, il Reddito di Inclusione taglia il traguardo dei 7 mesi e dal 1° luglio è diventata <strong>una misura universale</strong>, cioè non è più condizionato da requisiti familiari (presenza di minori, disabili, donne in gravidanza o un disoccupato over 55), ma solo di carattere reddituale e patrimoniale. L’Inps ha inoltre reso noto che le richieste non ammesse al beneficio economico, fin dall’entrata in vigore del Rei, per mancanza dei requisiti familiari, saranno riesaminate d’ufficio senza che il richiedente presenti una nuova domanda.</p>
<h4></h4>
<h4>I nuovi requisiti per ottenere il Reddito di inclusione</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>La misura ora è rivolta ai nuclei familiari in condizioni di povertà assoluta con un livello di Isee<strong> fino ai 6 mila euro</strong> l’anno e un Isre (reddito disponibile) <strong>fino ai 3 mila euro l’anno</strong> e consiste in un beneficio economico di una durata massima di 30 mesi (con un intervallo di 6 mesi dopo i primi 18), erogato mensilmente dall’Inps ai nuclei familiari. L&#8217;assegno è condizionato alla sottoscrizione di un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa gestito dai Comuni volto al superamento della condizione di povertà.<br />
Al Rei si è arrivati dopo l’approvazione della prima legge sulla povertà in Italia e 2 anni di sperimentazione del Sia (Sostegno per l&#8217;Inclusione Attiva), misura che anche questa vedeva l’azione combinata dello Stato e del welfare locale nella lotta alla povertà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>1,5 milioni di persone coinvolte su 5 milioni di poveri</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Inps calcola che il Rei, a regime toccherebbe potenzialmente <strong>1 milione e 462 mila persone,</strong> pari a 525 mila famiglie, circa il 29% dei<strong> 5 milioni di poveri assoluti</strong> stimati dall’Istat nell’ultimo Rapporto sulla povertà nel nostro Paese. Ma l’<strong>Alleanza contro la povertà</strong> (che raggruppa diversi soggetti sociali e associazioni di volontariato), a cui si deve l’idea del Rei, auspica che il beneficio possa essere allargato a tutte le persone sotto la soglia di povertà assoluta «I dati Inps dicono che il Rei è stato riconosciuto, ora il diritto a questa misura va esteso anche ai rimanenti 2,5 milioni di persone in povertà assoluta», afferma Roberto Rossini portavoce di dell’Alleanza «così da raggiungere l’intera fascia di popolazione che vive in condizioni di disagio. Inoltre per raggiungere l’obiettivo di aiutare le famiglie povere bisognerebbe elevare gli importi affinché possano coprire la differenza tra la soglia di povertà e il reddito disponibile». Per Rossini l’importo medio mensile erogato dall’Inps dovrebbe passare da 297 a 400 euro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Servono altri 4,3 miliardi di euro</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Per arrivare a questo obiettivo, sulla base di calcoli fatti al nostro interno, a regime servirebbe un investimento pubblico di circa 7 miliardi di euro. Sinora<strong> sono stati resi disponibili 2.059 milioni</strong> per il 2018, 2.545 nel 2019 e 2.745 a partire dal 2020», spiega Rossini. «Bisogna arrivare a una dotazione aggiuntiva di circa 4,3 miliardi annui per il rafforzamento della misura in questo modo: innalzamento dell’importo del beneficio; abolizione dell’interruzione per 6 mesi, dopo i primi 18 di fruizione, della possibilità di ricevere il Rei; considerare diversamente, tra gli indicatori utilizzati per costruire le soglie di accesso alcuni elementi, i costi dell’abitare, capaci di catturare le specificità delle molteplici situazioni di disagio presenti in Italia; garantire un’adeguata presenza degli operatori del servizio sociale professionale chiamati a costruire i progetti d’inclusione, come assistenti sociali e psicologi; politiche infrastrutturali di sviluppo dei Centri per l’impiego e superamento dei loro vincoli alle assunzioni».</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>54,4 i milioni erogati finora dal Rei</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra gennaio e maggio 2018, in base ai dati Inps, il Rei ha erogato 54,4  milioni di euro, la maggior parte dei quali (67%) sono andati al Sud. «La sensazione è che questa misura contro la povertà abbia creato molte aspettative tra la popolazione, al punto che diverse persone in condizioni economiche precarie, ma non proprio in povertà assoluta, l’hanno richiesto pur senza ottenerlo», dice Dino Giornetti, responsabile dell’area fiscale <strong>Caf Cisl.</strong> «Nel primo periodo c’è stata un po’ di confusione tra gli interessati alla nuova misura anche perché esistono altri strumenti di sostegno alla povertà talora sostitutive del Rei, come accade in Friuli, Puglia ed Emilia Romagna. Ma i Caf sono a disposizione dei cittadini per dare tutte le informazioni e l’ assistenza necessaria», conclude Giornetti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/reddito-di-inclusione-servono-piu-fondi/">Reddito di inclusione, servono più fondi</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://tuttowelfare.info/reddito-di-inclusione-servono-piu-fondi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il grande fardello</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/quanto-spende-inps-pensioni/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/quanto-spende-inps-pensioni/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jun 2018 06:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[prepensionamento]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Inps]]></category>
		<category><![CDATA[Tito Boeri]]></category>
		<category><![CDATA[baby pensionati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://tuttowelfare.info/?p=16727</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da più di 30 anni l’Inps paga 1,7 milioni di pensionati, che hanno lavorato meno di 20 anni.  Mentre quelli che incassano la pensione da quasi 40 anni sono 400 mila. &#160; Mentre l’esecutivo giallo- verde cerca di far quadrare i conti per finanziare nuove...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/quanto-spende-inps-pensioni/">Il grande fardello</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Da più di 30 anni l’Inps paga 1,7 milioni di pensionati, che hanno lavorato meno di 20 anni.  Mentre quelli che incassano la pensione da quasi 40 anni sono 400 mila.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mentre<a href="http://tuttowelfare.info/previdenza-welfare/lega-m5s-modifica-legge-fornero"> l’esecutivo giallo- verde</a> cerca di far quadrare i conti per finanziare nuove possibilità di pensionamento che superino la Riforma Fornero, arrivano i dati statistici dall’Inps che testimoniano come la<a href="http://tuttowelfare.info/attualita-welfare/pensioni-quota-100"> spesa pensionistica sia difficile da dominare</a>. Basti dire che sono 1 milione e 700 mila i pensionati che riscuotono da trent’anni una pensione dall’Inps avendo lavorato non più di venti. Il dato choc è contenuto nel Report <strong>dell’Osservatorio statistico dell’Inps </strong>sulle pensioni liquidate prima degli anni ’80. Mentre quelli che incassano la pensione da quasi 40 anni sono 400 mila.<br />
Tra questi lavoratori che, tra gli anni ’70 e ’80, hanno approfittato, per esempio, di misure che consentivano di andare in pensione nella Pubblica amministrazione a 30 anni di età e quattordici anni, sei mesi e un giorno di contribuzione, se donne con figli.<br />
Trattamenti che scaricano i loro effetti sulla spesa pensionistica ancora oggi, tanto più che godono del calcolo retributivo dell’assegno, assai conveniente rispetto al sistema di calcolo contributivo. Non a caso, riferendosi alle baby pensioni Tito Boeri, Presidente dell’Inps ha commentato: «In origine ebbero un impatto sul bilancio pubblico praticamente irrisorio, eppure ci hanno lasciato in eredità un peso molto molto forte, determinando gran parte del debito pubblico». Al momento della decorrenza delle pensioni liquidate prima del 1980, l’età di pensionamento dei lavoratori statali era di 49 anni per la vecchiaia e di 45,7 per i trattamenti di anzianità contributiva. Per i superstiti da assicurato era di 41,1 anni, mentre per i superstiti da pensionato era di 45 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>L’assegno medio pubblico batte quello privato</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Entrando nel dettaglio degli assegni, se per le pensioni del settore privato l’importo medio degli assegni liquidati prima del 1980 è largamente inferiore a mille euro al mese (818 euro mensili i trattamenti di vecchiaia, 529 euro quelli ai superstiti), per le pensioni del settore pubblico l’importo medio supera i 1.650 euro mensili per i trattamenti di vecchiaia e i 1.466 euro per quelli di anzianità. Per le pensioni ai superstiti da assicurato risalenti a prima del 1980 la pensione media ammonta a 1.134 euro, mentre gli assegni ai superstiti da pensionato valgono 1.200 euro al mese in media.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Pensioni pubbliche, 2017 boom di prepensionamenti</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le pensioni dei lavoratori del pubblico impiego liquidate sono aumentate nel 2017 rispetto al 2016 dell’8,4%, per un totale di 2.864.050 assegni pensionistici. A dirlo è l’Osservatorio sulle pensioni relativo alla Gestione Dipendenti Pubblici. Una pensione su due risulta essere anticipata rispetto all’età prevista per il trattamento di vecchiaia: ciò rivela lo scopo di evitare l’innalzamento dei requisiti dal 2018 fissati a 66 anni e 7 mesi. Il 59% dei trattamenti pensionistici è erogato a dipendenti dello Stato mentre il 37,8% a lavoratori degli Enti locali.<br />
Per quanto riguarda l’importo complessivo annuo (+2,6%), risulta che il 62,1% è a carico della Cassa dei dipendenti dello Stato, che eroga importi medi mensili pari a 1.959 euro, il 31,2% a carico della Cassa Enti locali, che presenta importi medi mensili di 1.539 euro, il rimanente 6,7% è erogato dalle altre Casse con importi che variano da 1.405,48 euro mensili per gli insegnanti a 4.424,17 euro mensili per i sanitari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/quanto-spende-inps-pensioni/">Il grande fardello</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://tuttowelfare.info/quanto-spende-inps-pensioni/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intesa tra Inps e Casse professionali al rallenty</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/pensioni-di-cumulo-inps-casse-professionali-erogazione-lenta/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/pensioni-di-cumulo-inps-casse-professionali-erogazione-lenta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 May 2018 07:15:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[comitato cumulo e professioni]]></category>
		<category><![CDATA[Inps]]></category>
		<category><![CDATA[casse professionali]]></category>
		<category><![CDATA[adepp]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://tuttowelfare.info/?p=16571</guid>

					<description><![CDATA[<p>A un anno e mezzo dal riconoscimento del cumulo tra i due enti, l’assegno è nelle tasche di  50 effettivi pensionati su circa 9 mila domande giacenti. &#160; Gli ostacoli sul cammino del cumulo gratuito tra Inps e Casse professionali sembrano non finire mai. Una situazione...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/pensioni-di-cumulo-inps-casse-professionali-erogazione-lenta/">Intesa tra Inps e Casse professionali al rallenty</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 2</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>A un anno e mezzo dal riconoscimento del cumulo tra i due enti, l’assegno è nelle tasche di  50 effettivi pensionati su circa 9 mila domande giacenti.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli ostacoli sul cammino del cumulo gratuito tra Inps e Casse professionali sembrano non finire mai. Una situazione di stallo che ha portato il comitato &#8220;Cumulo e professioni&#8221;, che conta oltre 800 aderenti, a scendere in piazza nei giorni scorsi per protestare contro la lentezza con cui si stanno erogando le pensioni in cumulo e i ritardi nella ratifica della convenzione con l&#8217;Inps da parte di alcune Casse.<br />
I numeri parlano chiaro. A oggi, infatti, dopo un anno e mezzo dal riconoscimento del cumulo tra Inps e Casse Professionali, l’assegno è nelle tasche di solo 50 effettivi pensionati su circa 9 mila domande giacenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Nuovi rallentamenti all&#8217;orizzonte</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riconosciuto dal 1° gennaio 2017 con la legge di Bilancio che ha, appunto, esteso la possibilità di sommare gratis spezzoni contributivi agli iscritti alle Casse professionali, soltanto dopo più di un anno è stata raggiunta l&#8217;intesa quadro tra Inps e Adepp per regolamentare gli aspetti pratici. Ma senza risolvere il nodo dei costi di gestione delle pratiche.  E il futuro non si presenta roseo. Il contratto di Governo tra Lega-M5S, infatti, prevede la reintroduzione di «quota 100» come somma di età e contributi per andare in pensione e i calcoli di convenienza per il cumulo potrebbero essere da rifare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/pensioni-di-cumulo-inps-casse-professionali-erogazione-lenta/">Intesa tra Inps e Casse professionali al rallenty</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://tuttowelfare.info/pensioni-di-cumulo-inps-casse-professionali-erogazione-lenta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
