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	<title>industria 4.0 welfare Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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	<title>industria 4.0 welfare Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Non c’è welfare responsabile senza sindacato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jan 2020 05:59:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[industria 4.0 welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo del lavoro è cambiato. E con esso il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori, che risulta indebolito rispetto al passato. Ma il confronto azienda-lavoratori imposto dal welfare è l&#8217;occasione per il rilancio delle sigle sindacali. &#160; Le radicali trasformazioni del mondo del lavoro, dalla...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Il mondo del lavoro è cambiato. E con esso il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori, che risulta indebolito rispetto al passato. Ma il confronto azienda-lavoratori imposto dal welfare è l&#8217;occasione per il rilancio delle sigle sindacali.</em><span id="more-20436"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le radicali trasformazioni del mondo del lavoro, dalla Gig economy alle forme contrattuali atipiche, sembrano <strong>aver indebolito il ruolo dei sindacati</strong>, che come altri corpi intermedi appaiono in crisi di rappresentanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>D’altra parte, i sociologi dicono che, nel tempo di una generazione, <strong>il 60% dei posti di lavoro tradizionali andrà perso</strong>. La competizione globale che si è innestata ha portato a una evoluzione importante non solo delle tecnologie, ma anche delle modalità di gestire le relazioni professionali. La partecipazione e il coinvolgimento dei dipendenti, così come la tutela del loro benessere, dipende sempre di più dalle aziende stesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche per i sindacati, dunque, si rende <strong>necessario un ripensamento del proprio ruolo</strong>: una via per riappropriarsi della rappresentanza potrebbe essere offerta proprio dal welfare aziendale, che è, a oggi, il principale ambito di confronto tra aziende e dipendenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I sindacati, tuttavia, forti di una storia antica quanto l’Italia unita, sono un po’ resistenti al cambiamento. <em>Tuttowelfare.info</em> ha chiesto a <strong>Giuliano Zignani, Segretario Generale della Uil Emilia-Romagna</strong>, di aiutarci a capire il punto di vista di un sindacato confederale riguardo alla tematica del welfare aziendale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo ambito di intervento è senz’altro quello legato alla qualità del welfare stesso, che <strong>passa da un’attenta analisi dei bisogni dei dipendenti</strong> e arriva sino all’accompagnamento di essi nelle scelte di destinazione del proprio beneficio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nell’ottica della riforma delle pensioni, la prima difficoltà della generazione di lavoratori che andrà in pensione tra 15-20 anni sarà proprio legata al reddito da pensione, che <strong>sarà molto più basso dell’attuale retribuzione.</strong> Destinare il welfare alla pensione complementare è senz’altro una scelta oculata e lungimirante, ma al momento, dice Zignani, il ruolo del sindacato resta “meramente informativo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Esso, dunque, non sollecita “né in un senso, né in un altro, ma <strong>informa il lavoratore dei suoi diritti e anche dei suoi doveri in merito</strong>. Risponde a ogni sua domanda, tuttavia non entra nel merito di una decisione che è privata”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Andare oltre al benessere momentaneo</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>I più ‘fragili’, da questo punto di vista, sono i giovani, la cui <strong>crescente precarietà lavorativa li ha indotti a concentrarsi sui benefici immediati</strong>, anche del welfare, più che su una visione prospettica. “Sui giovani chi è senza peccato scagli la prima pietra”, dice Zignani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Tutti abbiamo responsabilità nei loro confronti. Anche come sindacato, ma proprio per questo, abbiamo imboccato una nuova strada. <strong>Il tasso di precariato tra i giovani è endemico</strong> e ha toccato percentuali che giungono alla quasi totalità del tasso di occupazione. Ciò che si sta creando non è buona occupazione: non è stabile, non garantisce diritti e produce solo doveri che rasentano la vessazione”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Ecco perché siamo impegnati a tutti i livelli, a partire da quello ministeriale, per <strong>trovare inquadramenti contrattuali tali da poter garantire anche un futuro pensionistico</strong> ai nostri giovani. A questo va aggiunta la nostra richiesta di maggiori investimenti sui controlli”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un caso su tutti: i rider. “Prendono ordini da piattaforme dietro cui è sempre più difficile capire chi ci sia. Lavorano per una manciata di euro, tale da rasentare lo sfruttamento. <strong>Non godono di alcun diritto, ma di tutti i doveri possibili se non di più</strong>”. Per loro, il welfare aziendale è un miraggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per non parlare poi <strong>dell’enorme massa di lavoro ‘opaco’, “in cui certe aziende fanno firmare contratti per svolgere mansioni che nulla hanno a che vedere con ciò che è scritto sulla carta</strong>, con ovvie conseguenze in termini stipendiali e contributivi”, spiega il sindacalista. Le prime vittime di tutto questo sono proprio i giovani: “Questo Paese li forma, investe su di loro, poi, quando si tratta di compiere l’ultimo miglio, offrirgli opportunità, gli volta le spalle”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per questi giovani senza prospettive certe, <strong>il welfare aziendale, se opportunamente indirizzato, potrebbe davvero diventare fortemente di supporto e integrazione</strong> a quegli ammortizzatori sociali previsti dallo Stato per cui, pure, ci sono sempre meno risorse. Perché questo avvenga, è però necessario che il welfare erogato sia di qualità e non si limiti a quei benefit che, pur utili e apprezzati, apportano un benessere del tutto momentaneo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h4><strong>La spinta per la qualità sociale del welfare aziendale</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perché sussista questa ‘qualità sociale’ del welfare, “<strong>il sindacato può dare il suo contributo fattivo nel progettare il welfare aziendale</strong>”, dice Zignani. “Come Uil lavoriamo in mezzo ai lavoratori che, prima di tutto, sono cittadini. Per questo nostro stare nella quotidianità, riusciamo a intercettare meglio le vere esigenze di chi ogni giorno si reca sul posto di lavoro”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>D’altra parte, il Segretario Generale della Uil riconosce l’origine del welfare aziendale “negli scricchiolii (prima) e nella crisi (poi) del welfare state”: “Un default che è palese; <strong>gli stessi cittadini se ne rendono conto nella loro quotidianità</strong>. Partito come ‘supplente’, il welfare aziendale ha preso sempre più piede, diventando una voce pesante nei bilanci delle imprese che hanno intuito la vera portata di quello che, per noi, è un investimento prima ancora che un costo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, il tema non va circoscritto a un mero discorso economico. Di fatto, <strong>il welfare aziendale è la traduzione plastica di come la stessa azienda concepisca il lavoro</strong> e di come dia valore ai suoi dipendenti: “Il welfare aziendale, se si vuole, è la filosofia concreta del come si vuole vivere il fare impresa”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infatti, per Zignani, ogni scelta – dal rimborso delle spese mediche per i figli dei dipendenti ai viaggi studio, dai corsi di inglese agli abbonamenti per il trasporto pubblico – <strong>indica il rispetto dell’impresa verso i suoi dipendenti</strong>. “Certo siamo ben consapevoli che non si tratta di beneficenza, perché il fine ultimo di un’impresa è produrre ricchezza, ma rappresenta un investimento sul benessere dei lavoratori, con ricadute sulla famiglia e quindi anche sul territorio stesso”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eppure se, per esempio, un genitore riesce meglio a conciliare i tempi di vita e lavoro, oppure se lavoratore alle prese con la cura di un familiare è messo nelle giuste condizioni, è un <strong>valore aggiunto per tutti. Per la famiglia, <em>in primis</em>, ma anche per la stessa azienda</strong>. Il benessere passa anche da qui. Ecco perché, aggiunge Zignani, “sul welfare aziendale, è certo, si gioca un nuovo ruolo del sindacato”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A suo avviso, “la trattativa di secondo livello, incardinata nel contratto nazionale, è la vera sfida che ha di fronte un sindacato”: “Il mondo del lavoro è stravolto, la società è cambiata come non avremmo mai potuto neppure prevedere solo pochi anni fa. <strong>L’Industria 4.0 è qui e ora. Tutto questo va ‘governato’</strong>: il cambiamento va accompagnato affinché i danni di oggi non si trasformino in quelli strutturali di domani”.</p>
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		<title>Il welfare aziendale è solo agli inizi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jun 2018 05:00:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ubi Banca welfare aziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ne è convinta UBI Banca, per la quale il processo spontaneo di risposta del sistema di relazioni industriali alle trasformazioni del mondo del lavoro è appena iniziato. Molte ancora le potenzialità inespresse. &#160; &#160; Offerte focalizzate sulle piccole e medie imprese, che a differenza delle...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Ne è convinta UBI Banca, per la quale il</em><em> processo spontaneo di risposta del sistema di relazioni industriali alle trasformazioni del mondo del lavoro è appena iniziato. Molte ancora le potenzialità inespresse.</em></p>
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<p>Offerte focalizzate sulle piccole e medie imprese, che a differenza delle grandi non hanno risorse e conoscenze sufficienti per investire nel mondo del welfare aziendale. E uno sguardo alle esigenze del territorio, come si confà a una banca nata dall&#8217;unione di tante realtà territoriali diverse. Così <strong>UBI Banca </strong> ha impostato quello che chiama un <em>eco-sistema welfare</em> in grado di rispondere ai nuovi <strong>bisogni delle aziende, delle persone e dei territori</strong>, realizzando un vero e proprio network di prossimità in cui le società e gli operatori del Terzo Settore del territorio possono diventare fornitori di <strong>servizi welfare</strong>, ampliando in modo significativo il loro bacino di mercato. «Per questo motivo stiamo mettendo in relazione le aziende già clienti, le associazioni imprenditoriali, le cooperative e imprese sociali e le organizzazioni non profit del territorio» ha spiegato <strong>Rossella Leidi</strong>, vice direttore generale e Chief Wealth and Welfare Officer di UBI Banca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In particolare, quali sono i prodotti di welfare che offrite alla clientela?<br />
</strong>La nostra offerta in questo settore è completa e variegata e consente di rispondere ai bisogni di ogni tipo di azienda, da quella più grande fino alle Pmi e alle micro imprese. Per quelle interessate all’implementazione di un piano di welfare completo e personalizzato, offriamo una soluzione <em>end to end</em> con modello welfare ad hoc sulla base delle esigenze dei clienti e della dimensione/tipologia di organizzazione.<br />
<strong>E per le altre realtà aziendali di dimensioni più piccole?<br />
</strong>Abbiamo sviluppato servizi “chiavi in mano” e ad alto valore, specifici per le aziende che per motivi dimensionali o di altra natura optano per una soluzione aggregata di welfare aziendale, così come per le aziende che cercano soluzioni agili di <strong>flexible benefits</strong> per la gestione delle premialità o delle quote variabili della retribuzione legate agli <strong>accordi contrattuali</strong> che prevedono il ricorso a forme di welfare aziendale. Ciascuna soluzione viene mantenuta costantemente aggiornata e conforme alle evoluzioni normative e ai chiarimenti in materia fiscale, come ad esempio la recente circolare dell’Agenzia delle Entrate del marzo scorso.<br />
<strong>Fate anche consulenza strategica?<br />
</strong>Sì, soprattutto alle imprese meno strutturate in modo da consentire loro di cogliere a 360 gradi ogni opportunità di sviluppo e crescita. Siamo convinti che la nascita di nuovi bisogni personali, familiari e sociali imponga la necessità di ripensare la strategia complessiva nella consulenza ai clienti, che deve essere riorientata verso la gestione dei bisogni in un’<strong>ottica life-cycle</strong>. In questo senso anche il welfare aziendale può dare risposte alle nuove sfide.<br />
<strong>Come?<br />
</strong>Abbiamo deciso di condividere con le aziende nostre clienti l’esperienza nella gestione del welfare aziendale che abbiamo rivolto ai nostri dipendenti, e nell’attuazione di tanti progetti realizzati grazie al nostro modo di fare banca e al forte legame con tutti coloro che lavorano ogni giorno a tutela delle fasce più deboli.<br />
<strong>E negli anni di industria 4.0 e dello smart working come si declina il welfare aziendale?<br />
</strong>Il welfare aziendale è parte integrante di <strong>industria 4.0</strong>, in quanto l’innovazione tecnologica necessariamente porta con sé nuovi modi di pensare, progettare e attuare i processi produttivi. Siamo convinti che l’impresa debba avere risorse e persone in grado di cogliere e governare questo cambiamento. Così il welfare aziendale rappresenta uno strumento di accompagnamento dell’impresa che cambia, inserita nel suo territorio, nella sua comunità.<br />
<strong>In che modo?<br />
</strong>A partire da un contratto integrativo firmato in una singola impresa, per esempio, possono nascere servizi per tutto il territorio: asili nido, sostegno all&#8217;assistenza agli anziani, sviluppo e potenziamento di reti di volontariato locale. In questo modo l&#8217;impresa partecipa alla costruzione del territorio, non solo per adempiere doveri dati dalla responsabilità sociale, ma per sostenere quella comunità che è fondamentale proprio per la vita dell&#8217;impresa. Un importante contributo in questa direzione è dato dalle buone pratiche nei modelli di organizzazione del lavoro, fra cui anche lo smart working, che UBI Banca attua da diversi anni per i propri collaboratori.<br />
<strong>Rispetto ai vostri competitor, destinate molta attenzione al mercato delle Pmi. Come fate a &#8220;convincerle&#8221;?<br />
</strong>Questa è la nostra sfida più allettante e la affrontiamo dando al  piccolo imprenditore la possibilità di accedere a tutti i benefici che può portare un piano di welfare aziendale completo e strutturato, senza costi proibitivi. Con l’adesione al servizio rendiamo disponibili anche forme di finanziamento ad hoc per gestire in modo efficace i flussi finanziari delle premialità nel corso dell’anno, oltre a una serie di prodotti e servizi a condizioni agevolate.<br />
<strong>Tipo?<br />
</strong>Il nostro approccio è quello di offrire una soluzione integrata che accompagni l’azienda dall’<strong>analisi dei bisogni dei dipendenti</strong> per progettare un pacchetto di welfare adeguato, fino alla sua concreta definizione. Affianchiamo gli imprenditori nella comunicazione del welfare ai dipendenti e nell’assistenza di natura fiscale e giuslavoristica. Inoltre mettiamo a disposizione una piattaforma informatica facile da utilizzare, in cui il lavoratore trova servizi e beni di cui può usufruire convertendo le premialità in beni e servizi welfare, minimizzando le incombenze operative per l’azienda».<br />
<strong>Quale futuro prevede per il mercato del welfare aziendale in Italia?<br />
</strong>Sinora alcuni settori dell’imprenditoria hanno investito più di altri: certamente il metalmeccanico, anche a causa del rinnovo del contratto collettivo che ha introdotto diverse misure obbligatorie, a partire dal 2017, con componenti retributive da conferire sotto forma di strumenti di welfare. E poi il settore orafo e argentiero, quello tessile e quello delle telecomunicazioni. Ma il welfare aziendale cresce ovunque, tanto da convincerci che una nuova ipotesi interpretativa stia alla base del suo sviluppo: non solo una risposta all’arretramento del welfare pubblico, bensì un processo spontaneo di risposta degli attori del sistema di relazioni industriali alle profonde trasformazioni del mondo del lavoro.<br />
<strong>Per arrivare dove?<br />
</strong>Da questo punto di vista possiamo affermare che siamo solo agli albori di un nuovo assetto imprenditoriale e di contrattazione e che le potenzialità attese sono ancora tutte da esprimere.<br />
<strong>E invece come può il welfare aziendale rafforzare le relazioni industriali?<br />
</strong>Il welfare aziendale si pone come <strong>elemento innovativo nelle relazioni industriali,</strong> un potenziale punto di forza che coniuga profitto, utilità sociale e prossimità ai propri territori, uno strumento che risponde ai bisogni delle aziende, dei lavoratori e delle loro famiglie, nel campo della salute, della previdenza, dell’istruzione, del tempo libero, della protezione e della conciliazione vita-lavoro. È fuor di dubbio che il welfare aziendale racchiuda in sé diverse importanti opportunità per le imprese, che vanno ben oltre le pur significative agevolazioni fiscali e contributive.</p>
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