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	<title>fondazioni welfare Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<title>fondazioni welfare Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Il secondo welfare nelle Fondazioni private</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2020 08:05:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Responsabilità sociale]]></category>
		<category><![CDATA[secondo welfare]]></category>
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		<category><![CDATA[Fondazione Golinelli]]></category>
		<category><![CDATA[Opificio Golinelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Significativo impatto sul territorio per cercare di creare maggiore ricchezza e sviluppo. Attraverso le sue iniziative e il suo centro di ricerca Fondazione Golinelli si caratterizza come catalizzatore che riduce le distanze tra scuola, università e impresa. &#160; Tra gli attori principali del secondo welfare...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Significativo impatto sul territorio per cercare di creare maggiore ricchezza e sviluppo. Attraverso le sue iniziative e il suo centro di ricerca Fondazione Golinelli si caratterizza come catalizzatore che riduce le distanze tra scuola, università e impresa.</em><span id="more-20647"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra gli attori principali del secondo welfare ci sono <strong>Fondazioni di comunità, di impresa, di origine bancaria, che intervengono con la cosiddetta filantropia istituzionale</strong> che di frequente mettono a disposizione importanti finanziamenti a sostegno del welfare comunitario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Bologna esiste una fondazione che sembra ‘corporate’, ma non lo è. Si tratta della <strong><a href="https://www.fondazionegolinelli.it/it">Fondazione Golinelli</a>, pressoché unica nel suo genere </strong>perché, pur essendo stata creata da un noto imprenditore del ramo farmaceutico, Marino Golinelli, è legata a doppio filo al filantropo stesso, più che alle sue attività di impresa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Insomma, si tratta di una fondazione privata che si pone nella collettività, che della propria autonomia dal percorso imprenditoriale del fondatore fa un punto di forza, rendendola, però, <strong>autonoma e indipendente dalle alterne fasi del mondo profit</strong>. Questo ha fatto sì che, comunque, anche l’azienda risentisse di questa visione di responsabilità sociale e civile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A illustrare lo scopo della Fondazione Golinelli è il <strong>Direttore Generale Antonio Danieli</strong>: “Vogliamo aiutare giovani e giovanissimi offrendo alcune attività formative, da svolgere attraverso la collaborazione con scuole e università, dando loro strumenti di eccellenza per farli crescere e creare a loro volta nuova ricchezza e sviluppo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Fondazione, infatti, propone attività laboratoriali anche per la prima infanzia, contribuendo ad <strong>avvicinare le giovanissime generazioni a tematiche tecnico-scientifiche </strong>talvolta, diciamolo, un po’ trascurate dai programmi scolastici tradizionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La visione filantropico-strategica di lungo periodo posta alla base dell’operatività della Fondazione, tuttavia, non è quella mecenatistica, assistenziale o sussidiaria collegata al concetto di dono: è piuttosto declinata in progettualità complete e operative che, di concerto con istituzioni nazionali e locali, <strong>governa un importante processo di innovazione del tessuto economico</strong>, imprenditoriale e, quindi, anche sociale del Paese.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h4><strong>L’Opificio Golinelli accorcia la distanza tra scuola e lavoro</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cuore delle attività è l’<strong>Opificio Golinelli, un centro per la ricerca, l’innovazione e la cultura di 14mila metri quadrati</strong>, posto nella prima periferia bolognese. Si tratta del quartier generale delle attività fondazione, che funge, anche a livello internazionale, da vero acceleratore d’impresa: un ecosistema aperto, che mette in filiera le varie fasi dell’innovazione scientifica e tecnologica in maniera integrata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La vera novità rispetto ai più tradizionali incubatori di startup è che <strong>si rivolge soprattutto ai giovani e giovanissimi</strong>, accompagnandoli da esperienze educative infantili, fino alla formazione per studenti superiori e universitari, alle fasi di ricerca, incubazione dell’idea-startup, accelerazione, venture capital, open innovation.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Un catalizzatore per accorciare le distanze tra scuola, impresa, ricerca e università”, lo definisce Danieli, che <strong>attraverso il progetto G-Lab porta attività formative nelle scuole di tutta Italia</strong>, valorizzando peraltro il merito e il potenziale di ragazzi che versano in situazioni di disagio socio-economico. Per riuscirci più facilmente, anche gli insegnanti vengono formati, perché accanto all’insegnamento tradizionale delle discipline scolastiche siano in grado di riconoscere, indirizzare e sostenere i giovani talenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per questi, sono previsti percorsi di imprenditorialità, che vanno dalla valutazione dell’idea, alla <strong>formulazione del piano di business sino all’alta formazione</strong>. Si pensi, osserva Danieli, “che si prevede che il 50% delle aziende e il 60% delle professioni, così come le conosciamo oggi, saranno sostituite da processi di Intelligenza Artificiale e dall’innovazione tecnologica”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo standard formativo del tradizionale percorso di studi non è più sufficiente a garantire il futuro ai nostri giovani. Ecco perché, in una logica di open innovation, la <strong>Fondazione Golinelli propone percorsi paralleli all’attività universitaria</strong>, con tutor, anche giovani, in un’ottica di <em>peer education, </em>che stimolano i coetanei e li supportano al fare impresa.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h4><strong>L’impatto sociale oltre il profitto economico</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quali sono i vantaggi di tutto questo? I partecipanti possono validare sin dall’inizio i modelli di business. Lo sviluppo di queste nuove e innovative realtà è <strong>utile anche alle imprese già esistenti anche in ottica di welfare</strong>. L’impresa, infatti, è portatrice di bisogni a 360 gradi, dalla formazione continua dei dipendenti al loro benessere, alla fidelizzazione dei talenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco perché, secondo Danieli, il <strong>fare impresa, anche innovativa, non può prescindere da un principio di responsabilità sociale</strong>: non si tratta solo dell’eredità morale del filantropo Golinelli, ma di una necessità di sostenibilità futura. Infatti, i profitti delle imprese che nascono dal percorso in Fondazione non si misurano solo in termini economici, ma piuttosto in quelli di impatto sociale, di ricadute concrete sulla vita delle persone. Senza contare l’impatto generato dal know how fornito alle giovani generazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per garantire anche la sostenibilità economica dei progetti, il 35-40% delle attività della Fondazione è erogata a pagamento: “L’obiettivo è raggiungere la piena sostenibilità economica entro il 2065”, dice Danieli, che, a fronte di un <strong>investimento annuale di 1 miliardo di euro in istruzione e 1 miliardo in cultura</strong> da parte di tutte le fondazioni private italiane (il bilancio del Miur è di 53 miliardi l’anno), ritiene che la Fondazione Golinelli stia proponendo “una nuova visione del welfare, che non è sussidiaria, ma strategica”. Appuntamento al 2065 per valutare il risultato.</p>
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		<title>Il secondo welfare delle Fondazioni di origine bancaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2020 08:13:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La filantropia istituzionale sta assumendo un ruolo sempre più importante. In particolare per i finanziamenti messi a disposizione per il welfare comunitario. &#160; Le Fondazioni di origine bancaria (Fob) sono parte fondamentale del cosiddetto “secondo welfare”: operano come “un volano per il volontariato e per...</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Le Fondazioni di origine bancaria (Fob) sono parte fondamentale del cosiddetto “secondo welfare”: <strong>operano come “un volano per il volontariato e per tutto il Terzo settore”</strong> (definizione dell’Acri, l’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio). Il 40% circa delle erogazioni elargite da esse nel 2018 è stato destinato a iniziative legate al welfare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, sarebbe improprio misurare il contributo delle Fob al (secondo) welfare utilizzando come unico indicatore la consistenza delle risorse economiche messe a disposizione dei rispettivi territori. Infatti, soprattutto negli ultimi anni, esse <strong>stanno compiendo uno sforzo importante nella promozione e nel sostegno di processi di innovazione sociale</strong>, partecipati e sostenibili nel tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sempre di più le Fondazioni stanno passando da un’impostazione esclusivamente o principalmente erogativa a una <strong>logica aggregativa e di coordinamento delle risorse dei territori in cui operano</strong>. Lo fanno prevedendo sempre più spesso, nei bandi, quote di cofinanziamento, partnership premianti, metodi di monitoraggio e valutazione di impatto che garantiscano continuità alle azioni e sostenibilità.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h4><strong>Forte legame con il territorio</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Su 86 Fondazioni di origine bancaria italiane, ben 19 sono emiliano-romagnole. Un record assoluto, indicativo delle caratteristiche del tessuto socio-economico della regione. Abbiamo dunque chiesto a <strong>Giusella Finocchiaro, Presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna</strong>, di raccontare a <em>Tuttowelfare.info</em> alcune delle caratteristiche della realtà di cui è a capo. E il tema del territorio è senz’altro il primo ad emergere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il legame tra le Fob e i luoghi in cui sono situate non è presente solo nei bandi di finanziamento, ma anche nella volontà di co-progettare con i diversi attori le azioni da sostenere. <strong>Anche l’analisi dei bisogni, sempre più di frequente, viene condivisa con gli enti pubblici e le associazioni</strong>: Finocchiaro fa il caso di un bando rivolto al contrasto alla violenza di genere. È l’esempio di una <em>call</em> che nasce dall’analisi dei bisogni del territorio, proseguendo poi per la raccolta di proposte e la successiva messa in rete delle associazioni partecipanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo metodo di condivisione evita uno spreco di risorse, una moltiplicazione di azioni tutte simili e <strong>garantisce una maggiore sostenibilità nel tempo dei progetti</strong>, oltre che una maggiore aderenza ai bisogni del territorio. Ciò mette in risalto il ruolo sempre più attivo della Fondazione, che non si limita a erogare fondi e a verificare che vengano ‘spesi bene’, ma si rende protagonista dei processi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come osserva Finocchiaro, non si tratta più di “erogazioni”, ma di “investimenti” per il welfare locale. Già nei bandi, infatti, sono esplicitati, tra i criteri di valutazione, <strong>la capacità di fare rete, di integrare la proposta con quanto già esistente, ma anche la sostenibilità stessa</strong>. D’altra parte, Bologna è una realtà particolarmente disponibile alla cooperazione e incline ad accogliere le novità.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h4><strong>Gli spazi fisici come risorsa di welfare</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un’altra risorsa importante, talvolta sottovalutata, che la Fondazione offre al territorio su cui agisce, in termini di benessere di comunità, è la messa a disposizione di spazi. L’ente, infatti, dispone di luoghi di alto valore artistico e simbolico, siti nel cuore della città: sono <strong>spazi che vengono offerti gratuitamente alle diverse realtà di Terzo Settore che ne fanno richiesta</strong>. Anche questa forma di apertura alla cittadinanza contribuisce al benessere comunitario, perché si tratta, spesso, di luoghi d’arte che divengono fruibili gratuitamente a tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non solo: in essi vengono offerte numerose iniziative culturali a libero accesso, come concerti, mostre, rappresentazioni teatrali. <strong>Le ricadute sul welfare di comunità non possono che essere positive</strong>: come ricorda la Presidente, “anche la sola possibilità di ritrovarsi in luoghi fisici e non virtuali, oltretutto usufruendo di attività aggregative gratuite, consente di superare quel crescente isolamento individualista dato dalla rivoluzione digitale che stiamo vivendo, per riappropriarci della nostra dimensione sociale”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sempre più spesso, inoltre, la Fondazione riveste un <strong>ruolo di collegamento “tra enti pubblici, di Terzo settore e aziende</strong>, cercando di responsabilizzare queste ultime nei confronti del territorio che le ospita e delle necessità di esso”. Per esempio, durante la crisi economica del Teatro Comunale di Bologna, fu proprio la Fondazione a compiere uno sforzo di coinvolgimento e coordinamento delle diverse aziende private, che contribuirono a salvarlo dalla chiusura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Allo stesso modo, nel difficile contesto del carcere minorile, <strong>si sono svolte azioni parzialmente finanziate dalla Fondazione, che al contempo ha fatto da tramite con diverse aziende profit</strong>, che hanno poi deciso di investire in progettualità comuni da svolgersi in esso. Nei propositi per il futuro c’è proprio questo: il tentativo di una crescente collaborazione con le aziende private, oltre che con l’ente pubblico e il no profit, per rendere sempre più di qualità il welfare locale.</p>
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