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	<title>Fondazioni di origine bancaria Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Il secondo welfare delle Fondazioni di origine bancaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2020 08:13:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[welfare e territorio]]></category>
		<category><![CDATA[secondo welfare]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazioni di origine bancaria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La filantropia istituzionale sta assumendo un ruolo sempre più importante. In particolare per i finanziamenti messi a disposizione per il welfare comunitario. &#160; Le Fondazioni di origine bancaria (Fob) sono parte fondamentale del cosiddetto “secondo welfare”: operano come “un volano per il volontariato e per...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>La filantropia istituzionale sta assumendo un ruolo sempre più importante. In particolare per i finanziamenti messi a disposizione per il welfare comunitario.</em><span id="more-20503"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le Fondazioni di origine bancaria (Fob) sono parte fondamentale del cosiddetto “secondo welfare”: <strong>operano come “un volano per il volontariato e per tutto il Terzo settore”</strong> (definizione dell’Acri, l’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio). Il 40% circa delle erogazioni elargite da esse nel 2018 è stato destinato a iniziative legate al welfare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, sarebbe improprio misurare il contributo delle Fob al (secondo) welfare utilizzando come unico indicatore la consistenza delle risorse economiche messe a disposizione dei rispettivi territori. Infatti, soprattutto negli ultimi anni, esse <strong>stanno compiendo uno sforzo importante nella promozione e nel sostegno di processi di innovazione sociale</strong>, partecipati e sostenibili nel tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sempre di più le Fondazioni stanno passando da un’impostazione esclusivamente o principalmente erogativa a una <strong>logica aggregativa e di coordinamento delle risorse dei territori in cui operano</strong>. Lo fanno prevedendo sempre più spesso, nei bandi, quote di cofinanziamento, partnership premianti, metodi di monitoraggio e valutazione di impatto che garantiscano continuità alle azioni e sostenibilità.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h4><strong>Forte legame con il territorio</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Su 86 Fondazioni di origine bancaria italiane, ben 19 sono emiliano-romagnole. Un record assoluto, indicativo delle caratteristiche del tessuto socio-economico della regione. Abbiamo dunque chiesto a <strong>Giusella Finocchiaro, Presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna</strong>, di raccontare a <em>Tuttowelfare.info</em> alcune delle caratteristiche della realtà di cui è a capo. E il tema del territorio è senz’altro il primo ad emergere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il legame tra le Fob e i luoghi in cui sono situate non è presente solo nei bandi di finanziamento, ma anche nella volontà di co-progettare con i diversi attori le azioni da sostenere. <strong>Anche l’analisi dei bisogni, sempre più di frequente, viene condivisa con gli enti pubblici e le associazioni</strong>: Finocchiaro fa il caso di un bando rivolto al contrasto alla violenza di genere. È l’esempio di una <em>call</em> che nasce dall’analisi dei bisogni del territorio, proseguendo poi per la raccolta di proposte e la successiva messa in rete delle associazioni partecipanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo metodo di condivisione evita uno spreco di risorse, una moltiplicazione di azioni tutte simili e <strong>garantisce una maggiore sostenibilità nel tempo dei progetti</strong>, oltre che una maggiore aderenza ai bisogni del territorio. Ciò mette in risalto il ruolo sempre più attivo della Fondazione, che non si limita a erogare fondi e a verificare che vengano ‘spesi bene’, ma si rende protagonista dei processi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come osserva Finocchiaro, non si tratta più di “erogazioni”, ma di “investimenti” per il welfare locale. Già nei bandi, infatti, sono esplicitati, tra i criteri di valutazione, <strong>la capacità di fare rete, di integrare la proposta con quanto già esistente, ma anche la sostenibilità stessa</strong>. D’altra parte, Bologna è una realtà particolarmente disponibile alla cooperazione e incline ad accogliere le novità.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h4><strong>Gli spazi fisici come risorsa di welfare</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un’altra risorsa importante, talvolta sottovalutata, che la Fondazione offre al territorio su cui agisce, in termini di benessere di comunità, è la messa a disposizione di spazi. L’ente, infatti, dispone di luoghi di alto valore artistico e simbolico, siti nel cuore della città: sono <strong>spazi che vengono offerti gratuitamente alle diverse realtà di Terzo Settore che ne fanno richiesta</strong>. Anche questa forma di apertura alla cittadinanza contribuisce al benessere comunitario, perché si tratta, spesso, di luoghi d’arte che divengono fruibili gratuitamente a tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non solo: in essi vengono offerte numerose iniziative culturali a libero accesso, come concerti, mostre, rappresentazioni teatrali. <strong>Le ricadute sul welfare di comunità non possono che essere positive</strong>: come ricorda la Presidente, “anche la sola possibilità di ritrovarsi in luoghi fisici e non virtuali, oltretutto usufruendo di attività aggregative gratuite, consente di superare quel crescente isolamento individualista dato dalla rivoluzione digitale che stiamo vivendo, per riappropriarci della nostra dimensione sociale”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sempre più spesso, inoltre, la Fondazione riveste un <strong>ruolo di collegamento “tra enti pubblici, di Terzo settore e aziende</strong>, cercando di responsabilizzare queste ultime nei confronti del territorio che le ospita e delle necessità di esso”. Per esempio, durante la crisi economica del Teatro Comunale di Bologna, fu proprio la Fondazione a compiere uno sforzo di coinvolgimento e coordinamento delle diverse aziende private, che contribuirono a salvarlo dalla chiusura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Allo stesso modo, nel difficile contesto del carcere minorile, <strong>si sono svolte azioni parzialmente finanziate dalla Fondazione, che al contempo ha fatto da tramite con diverse aziende profit</strong>, che hanno poi deciso di investire in progettualità comuni da svolgersi in esso. Nei propositi per il futuro c’è proprio questo: il tentativo di una crescente collaborazione con le aziende private, oltre che con l’ente pubblico e il no profit, per rendere sempre più di qualità il welfare locale.</p>
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