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	<title>economia circolare Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<title>economia circolare Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>La sostenibilità di Oleificio Zucchi: qualità, trasparenza e diffusione di una nuova cultura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Aug 2022 13:33:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[salvaguardia ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[economia circolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una storia di oltre 210 anni, una proprietà della stessa famiglia da sei generazioni, un brand molto conosciuto in Italia e all’estero. Il successo di Oleificio Zucchi S.p.A., fra le più importanti aziende olearie in Italia, si basa sull’attenzione della qualità lungo tutta la sua...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Una storia di oltre 210 anni, una proprietà della stessa famiglia da sei generazioni, un brand molto conosciuto in Italia e all’estero. Il successo di Oleificio Zucchi S.p.A., fra le più importanti aziende olearie in Italia, si basa sull’attenzione della qualità lungo tutta la sua filiera ma anche su <strong><a href="http://tuttowelfare.info/protagonisti/speciale-sostenibilita-la-voce-delle-aziende">un approccio alla sostenibilità a 360°</a> che abbraccia il rispetto per il lavoro, le persone e l’ambiente.</strong> Questi sono da sempre stati i valori fondanti di <strong>Oleificio Zucchi</strong> e ne hanno influenzato le scelte fin durante tutti questi anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Siamo garanti di una filiera responsabile, sostenibile e certificata, inoltre, dal 2000, rendicontiamo tutte le nostre attività in ambito di impatto ambientale ed il nostro Bilancio di Sostenibilità è giunto oggi alla 17° edizione. Per noi di Oleificio Zucchi l’approccio sostenibile non è solo necessario ma produce risultati concreti ed economicamente misurabili, visibili solo con la diffusione di una cultura appropriata, azioni congiunte e un dialogo aperto e costante con le parti sociali e le istituzioni” dichiara <strong>Roberta Gorini, Human Resources Oleificio Zucchi Spa.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Qualità e trasparenza lungo tutta la filiera</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Trasparenza, rispetto, fiducia, reputazione e continua condivisione delle reciproche competenze sono i valori chiave che caratterizzano il forte legame di partnership con il cliente e gli stakeholder.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per garantire la<strong> sostenibilità di tutta la filiera,</strong> Oleificio Zucchi ha realizzato nel 2015, attraverso un disciplinare volontario garantito da Legambiente e con la certificazione di filiera ISO 22005, un progetto che ha portato sugli scaffali della Distribuzione e in e-commerce una gamma completa di oli composta da prodotti interamente tracciati. Questi recano in etichetta il marchio “Consigliati da Legambiente” a <strong>garanzia di rigorosi e verificabili controlli su qualità, sicurezza alimentare, sostenibilità e provenienza del prodotto lungo tutta la catena del valore.</strong><br />
Certificando il rispetto di stringenti requisiti ambientali, sociali, economici e nutrizionali, si garantisce così al consumatore un prodotto salutare, rispettoso dell’ambiente e del territorio, oltre che giusto nel riconoscimento economico del lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2018 il progetto si è allargato oltre i confini nazionali, con la nascita dell’Olio EVO dell’Unione Europea proveniente da filiera certificata sostenibile, che estende per la prima volta il rigoroso disciplinare della certificazione di Sostenibilità CSQA ad altri Paesi europei, come Spagna e Grecia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>La “Filiera 4.0”</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’innovazione digitale è stata la chiave che ha permesso all’Oleificio Zucchi di creare questa Certificazione: <strong>il progetto “Filiera 4.0”</strong>, avviato nel 2016, <strong>è il primo esempio innovativo nell’agroalimentare in grado di valorizzare sia la tracciabilità dell’origine e la sostenibilità</strong> (ambientale, sociale, economica), <strong>sia gli aspetti di prodotto relativi alle caratteristiche nutrizionali e salutistiche dell’olio extravergine da olive.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo sviluppo di un portale dedicato ha reso possibile la raccolta di una grande mole di dati relativi a tutte le fasi della filiera (dalla coltivazione delle olive fino all’imbottigliamento e al trasporto) per verificare il rispetto dei 150 requisiti richiesti dal disciplinare, necessari alla certificazione. In seguito è diventato lo strumento per governare e gestire le diverse filiere olearie che Oleificio Zucchi ha in carico sia per il proprio brand che per marchi privati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Restituire valore alla comunità: formazione e condivisione del know-how</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oleificio Zucchi ha scelto per primo di <strong>valorizzare l’arte del blending</strong> (cioè la mescolanza di oli di tipologia e provenienza diverse per creare nuovi abbinamenti di gusto e aromi) <strong>condividendo il proprio know-how e sensibilizzando a un consumo consapevole</strong> di questa nuova cultura dell’olio di oliva. Per farlo ha coinvolto partner come il FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano, Legambiente e la Scuola de La Cucina Italiana, organizzando in Italia e nel mondo eventi dimostrativo e di degustazione.<br />
Sempre sul fronte formazione e divulgazione, <strong>Oleificio Zucchi ha deciso di rivolgersi ai futuri professionisti in cucina</strong> raccontando la varietà e la ricchezza del mondo dell’olio. È quindi diventato sponsor a Cooking Quiz, gameshow didattico incentrato sul mondo della Cucina e della Gastronomia, rivolto agli studenti delle classi quarte degli istituti alberghieri di tutta Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A livello più locale, Oleificio Zucchi è <strong>da sempre impegnato nel sostenere il territorio del Cremonese</strong> (il suo primo stabilimento venne infatti costruito proprio a Cremona nel 1922) <strong>attraverso iniziative in ambito sociale, culturale, educativo e sportivo.</strong><br />
Nel febbraio 2020 il Comune di Cremona ha conferito all’allora Ceo Alessia Zucchi il titolo di Ambasciatore di Cremona nel mondo, per la spinta innovativa e la salvaguardia del saper fare italiano che caratterizzano il business dell’azienda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>La tutela dell’ambiente</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>La gestione ambientale rappresenta da sempre una delle priorità per Oleificio Zucchi, tant’è vero che l’azienda è stata <strong>la prima in Italia ad aver certificato la Carbon Footprint di una intera gamma di oli di semi.</strong> Questa certificazione ha consentito di valutare le quantità di gas serra associate all’intera filiera dei prodotti, dal campo allo smaltimento, con l’obiettivo di attuare misure di riduzione e di compensazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In quest’ottica, un altro importante investimento è stato la <strong>realizzazione di un raccordo con la rete ferroviaria regionale</strong> nel 2009, che ha consentito di ridurre in modo significativo il trasporto delle materie prime su gomma e, quindi,<strong> abbattere le emissioni di CO2.</strong> Secondo il Bilancio di Sostenibilità 2020, rispetto al 2016 si è registrata una diminuzione del 10% delle emissioni dirette e indirette di anidride carbonica per ogni tonnellata di olio lavorata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre l’azienda aveva investito in un <strong>moderno impianto di cogenerazione ad alto rendimento</strong>, fondamentale, oltre che per la produzione di energia elettrica, anche per il recupero di energia termica, che viene ceduta interamente alla fabbrica. I<strong> consumi totali di energia mostrano una riduzione del 4,3% dal 2016 e del 1% tra il 2019 e il 2020.</strong><br />
Nel 2019 è entrato inoltre in funzione un moderno impianto di trigenerazione, che contribuisce in maniera significativa all’efficientamento energetico e alla riduzione dell’impatto ambientale: con l’installazione di questo impianto, infatti, l’azienda riesce a produrre il 90% del proprio fabbisogno elettrico.</p>
<p>Un altro importante risultato riguarda lo <strong>smaltimento di rifiuti</strong>: questi non vengono avviati alla discarica, ma al <strong>trattamento finalizzato al recupero,</strong> di cui il 9,7% il recupero come materia, e il 90,3% il trattamento finalizzato al recupero come compostaggio e alla digestione anaerobica.<br />
In ottica di <strong>economia circolare</strong>, dopo un periodo di studio iniziato nel 2020, l’azienda sta consolidando un progetto nell’ambito dei sottoprodotti derivanti dal processo di raffinazione: le terre di decolorazione esauste, da rifiuto, diventano un sottoprodotto e vengono utilizzate nella produzione di laterizi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sempre secondo il Bilancio Sostenibilità 2020 dell’azienda, <strong>ammontano ad oltre 3,8 milioni di euro gli investimenti per la protezione delle acque, dell’atmosfera e gestione dell’energia.</strong> Le spese di gestione ambientale totali sono aumentate dell’11% rispetto al 2020 e del 48,1% nel confronto con il 2016.</p>
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		<title>La fabbrica come luogo della comunità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 23:50:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Land]]></category>
		<category><![CDATA[Adriano Olivetti]]></category>
		<category><![CDATA[circular society]]></category>
		<category><![CDATA[economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Della Puppa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo sviluppo economico, per essere solido, deve guardare all&#8217;impatto sociale. L&#8217;azienda intesa come progetto di vita affonda le radici nelle relazioni e nelle opportunità offerte dal territorio. Recuperando la lezione di Olivetti, il territorio diventa una &#8220;metafabbrica&#8221; che crea valore in un&#8217;economia sempre più circolare....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Lo sviluppo economico, per essere solido, deve guardare all&#8217;impatto sociale. L&#8217;azienda intesa come progetto di vita affonda le radici nelle relazioni e nelle opportunità offerte dal territorio. Recuperando la lezione di Olivetti, il territorio diventa una &#8220;metafabbrica&#8221; che crea valore in un&#8217;economia sempre più circolare.</em><span id="more-20886"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’impresa è un progetto di vita. Ha esordito così Federico Della Puppa, Responsabile Area Economia&amp;Territorio di Smart Land, il cui intervento ha aperto il convegno <em>Wellfeel</em> di Padova di fine gennaio 2020, di cui <em>Tuttowelfare.info</em> è stato media partner.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il ragionamento da cui è partito è che <strong>lo sviluppo economico e industriale</strong>, per essere solido e avere orizzonti concreti nel medio-lungo termine, <strong>deve guardare sempre più agli impatti non solo ambientali ed economici, quanto a quelli sociali</strong> che genera. In sintesi, significa rinnovare il rapporto tra la produzione e il territorio, che genera valore anche identitario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’azienda, il cui fine ultimo è il profitto ricerca la massimizzazione della differenza tra ricavi e costi, riduce l’organizzazione produttiva, il reclutamento e la gestione della forza lavoro e i contatti con l’ambiente esterno a una rilevanza del tutto strumentale. L’obiettivo, dunque, è far sì che lo scarto tra le entrate e i costi aziendali sia (il più possibile) positivo. L’esatto contrario di questa tipologia di imprese è <strong>l’azienda come progetto di vita</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di cosa si tratta? È quell’impresa che nasce per opera di un individuo (o di un gruppo di persone) che si impegna in un progetto il cui esito potrebbe essere incerto: vuol dire che <strong>non si sviluppa da un capitale che aspira ad accrescere, bensì da un ingranaggio che affonda le sue basi nelle relazioni sociali</strong> e nelle opportunità che offre il territorio. A essere investito nell’impresa non è semplicemente il denaro, ma la reputazione stessa dell’imprenditore e le sue relazioni con gli altri che si è costruito nel tempo con la comunità. È questo il suo capitale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A livello economico, <strong>è il passaggio dall’economia del singolo alla società delle relazioni</strong>. È uno scenario nel quale non c’è più – per forza – il dominio dell’economia lineare. Il modello alternativo è dunque l’<strong>economia circolare</strong>. Ed è un cambiamento che sta avvenendo di pari passo con quella che Della Puppa ha definito come la <strong>“metamorfosi profonda dei riferimenti”</strong> (fabbrica, territorio, oggetti e persone) che ci ha proiettati dal fordismo alla sharing economy. D’altra parte, la crisi economica che abbiamo affrontato (stiamo affrontando?) è stata una crisi di sistema gestita puntando principalmente sugli strumenti tecnologici. Ma, probabilmente, <strong>la tecnologia non è sufficiente a gestire i nuovi grandi cambiamenti</strong>. L’interrogativo che deve guidarci riguarda il nuovo ruolo della fabbrica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Lo stretto legame con il territorio</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storicamente la fabbrica era associabile all’intero paese dove si sviluppava. Senza riferirci sempre alle città di fondazione (i nuclei urbani che sorgevano intorno alle fabbriche per offrire vari servizi ai lavoratori), la storia del paese si legava inevitabilmente allo sviluppo dell’impresa, e alle vicende di persone, luoghi e relazioni. È in questa direzione che, secondo Della Puppa, si può offrire una nuova via evolutiva delle aziende. <strong>Il territorio, infatti, diventa una “metafabbrica”</strong>, perché le fabbriche non usano solo le risorse del luogo (si pensi alla produzione di energia o al raffreddamento degli impianti), ma diventano elementi strutturanti della geografia dei luoghi, delle persone e delle comunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’<strong>Italia di inizio Novecento</strong> ben si conciliava con questo paradigma, perché aveva un’organizzazione del territorio secondo cui c’era un <strong>rapporto inscindibile tra luogo produttivo e luogo abitato</strong>, tra tempi della produzione e tempi di riposo, tra spazi di lavoro e spazi di cultura. La <strong>‘separazione’ urbanistica</strong> che ha diviso i luoghi dell’abitare da quelli della produzione e dagli altri per il tempo libero <strong>è un retaggio del Dopoguerra</strong> applicato sia dalle metropoli sia dai piccoli centri. Il limite di questo modello è l’aver concentrato l’attenzione sul valore economico dei luoghi e sulla possibilità di un loro sfruttamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa logica ha resistito fino alla recente crisi, che ne ha messo in evidenza i limiti, arrivando a <strong>spostare l’attenzione dal materiale all’immateriale, dal fisico al digitale</strong>. Alla base della trasformazione è la crisi che ha trovato nel digitale uno <strong>strumento di disintermediazione</strong>, capace di interpretare la necessità di svincolarsi dal confronto con i vari corpi intermedi. Seguendo questo ragionamento, ci si domanda se vale ancora oggi la definizione di cittadini usata nel passato e se i collaboratori possono essere considerati solo in termini di “risorse umane”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Dall’economia circolare alla circular society</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una possibile risposta si rifà alla ‘lezione’ del sempreverde <strong>Adriano Olivetti</strong> e alla sua <strong>idea di fabbrica come territorio sociale e luogo di comunità</strong>. “La fabbrica è luogo dove c’è giustizia e domina il progresso, dove si fa luce la bellezza, e l’amore, la carità e la tolleranza sono nomi e voci non prive di senso”, diceva Olivetti, interpretando il ruolo di intermediazione sociale nello sviluppo economico e sociale. Dunque, <strong>la fabbrica era da intendersi come un sistema di inclusione</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi il pensiero ‘rivoluzionario’ di Olivetti è tornato attuale –non è mai stato realizzato nel suo complesso – proprio perché coerente con l’idea della <strong>metafabbrica</strong>, considerato come <strong>un luogo innestato nel suo territorio, dal quale trae le risorse primarie (il lavoro) per produrre profitto</strong>. Che cosa restituisce in cambio? Non solo posti di lavoro, ma welfare e nuove relazioni tra luoghi e persone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La nuova sfida è quindi chiedersi che cosa chiede e offre il territorio e <strong>quale ruolo sociale può rivestire la fabbrica per costruire valore sociale nella sua area geografica</strong>. Il valore è sempre più una parola chiave, perché è su esso che si fonda il concetto di reputazione e di appartenenza: se percepiamo valore poniamo attenzione, ci mettiamo in ascolto e in relazione, perché comprendiamo che quel valore può entrare nella nostra vita di lavoratori e imprenditori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È qui che si può arrivare a parlare di circolarità, perché, come dice Della Puppa, <strong>non è l’economia a dover diventare circolare, ma il territorio e la sua società che non sono più corpi separati</strong>. Non è più cruciale il che cosa produco, ma il come, dove, con chi e per chi lo faccio. E quali relazioni instauro. Più welfare di così&#8230;</p>
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