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	<title>disuguaglianze sociali Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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	<title>disuguaglianze sociali Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Salute, diversi per ceto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2019 11:24:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[disuguaglianze sociali]]></category>
		<category><![CDATA[reddito salute]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione mondiale della sanità]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto dell'Oms]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le disuguaglianze tra fasce di popolazione più e meno abbienti aumentano più si invecchia. Il gap è più evidente sul piano della salute e del benessere. Pesano le ripercussioni sulla vita quotidiana e sul lavoro. &#160; &#160; Più passano gli anni e più crescono le...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Le disuguaglianze tra fasce di popolazione più e meno abbienti aumentano più si invecchia. Il gap è più evidente sul piano della salute e del benessere. Pesano le ripercussioni sulla vita quotidiana e sul lavoro.</em><span id="more-19734"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Più passano gli anni e più crescono le <strong>disuguaglianze, soprattutto nell’ambito della salute</strong>. È questo il quadro che ci restituisce l’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha studiato le condizioni di vita in Europa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il divario tra i ceti più abbienti e quelli meno abbienti si fa sempre più ampio. Se nei primi anni del 2000 <strong>la differenza nell’aspettativa di vita negli uomini si attestava sui tre-quattro anni, oggi è di sette</strong>. Per la prima categoria, infatti, siamo sugli 87 anni, mentre per la seconda – quelli che hanno lasciato prima la scuola e hanno avuto meno possibilità di studiare – la speranza di vita scende a 78. La situazione cambia poco nelle donne, nonostante l’aspettativa si sia allungata di un anno nell’ultimo decennio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il problema, però, non è tutto qui, ma <strong>coinvolge anche la qualità e le condizioni di vita</strong>. Chi lamenta uno stato di salute negativo è il 12% in più tra le fasce meno abbienti, rispetto a chi vive una condizione di vita più avvantaggiata a livello economico. Una distanza, questa, che cresce parecchio dopo i 65 anni. Basti pensare a questo esempio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le donne Over 65 con redditi alti si lamentano della propria salute nel 13% dei casi, percentuale che sale a 20 quando ci confrontiamo con chi ha un reddito più basso. Una simile tendenza si registra anche tra gli uomini, seppur con un divario minore. Bisogna poi tenere in considerazione che <strong>una cattiva condizione di salute ha delle ripercussioni sulle attività quotidiane e sul lavoro</strong>, rischiando di far precipitare i meno abbienti ai gradini più bassi della scala sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto la salute fisica. I ceti con redditi più bassi, infatti, sono più a rischio anche dal punto di vista mentale, registrando il <strong>doppio delle possibilità di ammalarsi di depressione e altri disturbi psichici</strong>. In Italia, infatti, soffrono di questo tipo di problemi il 10% delle persone con redditi più alti e la percentuale cresce – fino a toccare il 30% – via via che il reddito si fa più basso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma quali sono i fattori sociali alla base di queste disuguaglianze nell’ambito della salute? <strong>Il rapporto dell’Oms mette al primo posto le condizioni di vita</strong>, che si traducono nel vivere in quartieri più o meno inquinati e sicuri o nel riuscire ad assicurarsi il riscaldamento o i tre pasti al giorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il vero problema, stando allo studio, non è l’accesso alla sanità – che incide solo nel 10% dei casi – bensì la <strong>condizione di isolamento che si viene a creare intorno ai soggetti con meno possibilità economiche</strong>. Condizione che porta a un inevitabile crollo di fiducia nel mondo esterno e nella possibilità di cambiamento.</p>
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		<title>Welfare aziendale, benefit per pochi a spese di tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 08:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[disuguaglianze sociali]]></category>
		<category><![CDATA[shareholder value]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzione del reddito]]></category>
		<category><![CDATA[Responsabilità sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Corporate Social Responsibility]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per costruire un nuovo welfare aziendale, più equo, il punto di partenza è l’assunzione di responsabilità da parte delle imprese, con l&#8217;obiettivo di combattere le disuguaglianze, evidenti soprattutto a livello di redditi. &#160; &#160; Dopo un lungo sonno della ragione, che ha portato per oltre...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 2</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Per costruire un nuovo welfare aziendale, più equo, il punto di partenza è l’assunzione di responsabilità da parte delle imprese, con l&#8217;obiettivo di combattere le disuguaglianze, evidenti soprattutto a livello di redditi</em>.<span id="more-19432"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo un lungo sonno della ragione, che ha portato per oltre 30 anni a sottovalutare i temi della disuguaglianza nella fiducia che la globalizzazione avrebbe portato benefici per tutti, <strong>negli ultimi tempi il tema delle disuguaglianze e dell’ingiustizia sociale è tornato prepotentemente in primo piano</strong>, anche per l’evidente relazione causale che ha sulle ragioni dei fenomeni politici di tipo cosiddetto ‘populista’.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mentre gli ultimi 20 anni di globalizzazione hanno creato una classe media nei Paesi di recente sviluppo o in via di sviluppo (India, Cina, ecc.) – il che non significa che la distanza tra ricchissimi e poveri sia diminuita – tuttavia <strong>negli Stati sviluppati l’aumento della disuguaglianza è stato impressionante</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se le categorie medio basse per reddito e ricchezza non hanno ricevuto apparentemente alcun beneficio in termini di incrementi, <strong>vertiginoso è stato il miglioramento della ristrettissima minoranza che partiva già da posizioni di vantaggio </strong>e che ha ulteriormente aumentato il distacco sia dal punto di vista del reddito da lavoro, sia del controllo sulla ricchezza patrimoniale e di capitale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La discussione sulle cause della disuguaglianza contemporanea è ampia e vi si incontrano tesi apparentemente diverse come quella del <strong>patrimonialismo del capitalismo nell’era neoliberale</strong> (l’accumulazione di capitale e patrimonio più rapida del tasso di crescita dell’economia) oppure quella che sottolinea che il reddito da certi lavori (e di certi settori: high tech e finanza) è componente importante del fenomeno, che si affianca – e non contraddice – alla concentrazione della ricchezza e del patrimonio, con la sua trasmissione ereditaria.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Italiani sempre più soli, vecchi e con poche risorse per curarsi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 May 2018 09:21:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiamento poplazione]]></category>
		<category><![CDATA[disuguaglianze sociali]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto istat 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo dice il rapporto annuale 2018 dell’Istat. Ma non mancano le buone notizie come l’aumento dei posti di lavoro e un leggero incremento della spesa per la protezione sociale. &#160; &#160; I numeri del Rapporto annuale dell’Istat 2018 presentato il 16 maggio parlano chiaro e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Lo dice il rapporto annuale 2018 dell’Istat. Ma non mancano le buone notizie come l’aumento dei posti di lavoro e un leggero incremento della spesa per la protezione sociale.<br />
</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I numeri del <strong>Rapporto annuale dell’Istat 2018 </strong>presentato il 16 maggio parlano chiaro e cancellano ogni incertezza. L’Italia è un<strong> paese dove la popolazione invecchia,</strong> la <strong>povertà assoluta</strong> è in aumento (28,7% delle persone è a rischio di povertà o esclusione).<strong><br />
Il tasso di natalità </strong>ridotto ai minimi termini (2016, anno in cui sono venuti al mondo solo 474 mila bambini), piazza  lo Stivale  al secondo posto della classifica dei paesi più vecchi al mondo: 168,7 anziani ogni 100 giovani. La popolazione in età attiva, tra i 15 e i 64 anni, corrisponde al 64,2% del totale, mentre gli over 65 sono oltre 13 milioni e mezzo, superando per la prima volta la fetta del 22%.  Anziani che si sentono sempre più fragili e soli: il 17,2% si sente privo o quasi di sostegno sociale. Ed è tornato a salire l’indicatore di “grave deprivazione materiale”, quello che rileva la quota di persone in famiglia che dichiarano di sperimentare almeno quattro sintomi di disagio su un insieme di nove, passato dall’11,5% del 2015 all’11,9%.  Ma in difficoltà sono anche le famiglie in cui la persona di riferimento è in cerca di occupazione, è stata esclusa dal mercato del lavoro o ha un lavoro part time. Particolarmente grave la condizione dei genitori soli, soprattutto con figli minori, e quella dei residenti nel Mezzogiorno, dove la fetta di persone gravemente deprivate risulta oltre tre volte più elevata che nel Nord.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Solo il 34% degli edifici scolastici del 1 ciclo è accessibile</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>E anche tra le giovani generazioni la debolezza del sistema sociale si fa sentire. Basti dire che nell&#8217;anno scolastico 2016-2017 nelle scuole del primo ciclo, statali e non, gli <strong>alunni con disabilità sono quasi 160 mila</strong><strong>,</strong> il 3,5% del totale. Ma <strong>solo il 34% degli </strong><strong>edifici scolastici del primo ciclo è accessibile</strong> e privo di barriere. Non solo. Sempre secondo l’Istat, in circa la metà dei fabbricati non accessibili mancano ascensori a norma, servoscala o rampe. Meno carenti sono servizi igienici scale o porte a norma. La normativa prevede un insegnante di sostegno ogni due alunni disabili: in quasi tutte le regioni del Mezzogiorno si riscontra un rapporto vicino a un insegnante per ogni alunno con disabilità mentre nel centro e nel nord il rapporto si avvicina a quello previsto dalle norme. La situazione è capovolta per la presenza degli assistenti dell&#8217;autonomia e della comunicazione, figura finanziata dagli Enti locali: nel Mezzogiorno l&#8217;offerta è molto ridotta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>In aumento la spesa per la protezione sociale</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non mancano le notizie positive come quella che vede la <strong>spesa per protezione sociale</strong>  al 30% del Pil. Un dato superiore a quello registrato nei Paesi dell&#8217;Unione Europea che hanno speso mediamente il 28,5% del Pil. In questo contesto, però, le prestazioni sociali in denaro predominano su quelle in natura, con l&#8217;Italia che presenta il valore più elevato (il 22% del Pil).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Aumentano i posti di lavoro ma i salari restano al palo</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bene anche sul fronte del lavoro dove la <strong>ripresa del mercato, </strong>iniziata nel 2014, si è consolidata nel 2017 con un aumento di occupati stimati nella contabilità nazionale di 284.000 unità sul 2016 a fronte dei 324.000 in più registrati nell&#8217;anno precedente. La dinamica salariale invece è rimasta contenuta con le retribuzioni contrattuali per dipendente cresciute solo dello 0,6% in linea con il minimo storico registrato nel 2016.<br />
Sull’altro piatto della bilancia troviamo la disoccupazione in calo. Se si sommano le persone che nel 2017 erano disoccupate con le forze lavoro potenziali, ovvero coloro che sono disposti a lavorare ma non cercano attivamente impiego o non sono immediatamente disponibili, si arriva a poco più di sei milioni di individui, in diminuzione rispetto ai 6,4 milioni del 2016. Le persone in cerca di occupazione nel 2017 erano 2,9 milioni con un calo di 105.000 unità sul 2016 (tasso all&#8217;11,2%). Le forze lavoro potenziali nell&#8217;anno erano 3,13 milioni con un calo di 213.000 unità sul 2016.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Pochi soldi per curarsi</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli stipendi ingessati hanno tolto sempre più risorse agli Italiani per curarsi in caso di bisogno. La quota delle persone che ha rinunciato a una visita specialistica negli ultimi 12 mesi, perché troppo costosa, è cresciuta tra il 2008 e il 2015 dal 4 al 6,5% della popolazione e il fenomeno è più accentuato nel Mezzogiorno. Il risultato è che tra i gruppi sociali si osservano<strong> importanti diseguaglianze nelle condizioni di salute.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Disuguaglianze sociali in crescita</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il rapporto annuale dell&#8217;Istat ha dato spazio anche alle <strong>disuguaglianze urbane,</strong> mettendo a confronto la situazione in tre delle principali città italiane, Milano, Roma e Napoli, ed evidenziando come ci sia comunque quasi sempre un netto distacco tra il centro e la periferia. Il capoluogo lombardo ha una struttura radiale, a cerchi concentrici. Le aree più benestanti coincidono con quelle con i più alti valori immobiliari e si addensano soprattutto nelle zone centrali della città mentre le zone ad alta vulnerabilità si trovano tutte in periferia. Più complessa, invece, la situazione nella Capitale, dove emergono sia gli sviluppi borghesi di &#8216;Roma Nord&#8217;, sia i più recenti cambiamenti socio-economici di alcuni quartieri popolari dovuti al trasferimento di segmenti della popolazione benestante. Le zone più vulnerabili sono presenti anche in alcune aree centrali, anche se la loro concentrazione massima si registra nelle zone a ridosso del Raccordo Anulare, a Nord-ovest come ad est. Napoli, infine, presenta un evidente contrasto da Ovest, dove si trovano le zone più benestanti e meno vulnerabili, a Est (e all&#8217;estremo Nord) dove accade il contrario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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