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	<title>digital transformation Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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	<title>digital transformation Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Il digitale al servizio del welfare aziendale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2021 05:03:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[HR work revolution]]></category>
		<category><![CDATA[digital transformation]]></category>
		<category><![CDATA[Zucchetti]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Stella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ricerca di Zucchetti &#8220;HR work revolution: siamo pronti? Numeri, sfide e obiettivi delle Direzioni HR italiane verso la Digital transformation&#8221; indaga a che punto sono le aziende con i processi di gestione del personale &#160; Parlando di imprese ed emergenza sanitaria il primo pensiero va...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><i>La ricerca di Zucchetti &#8220;<em>HR work revolution: siamo pronti? Numeri, sfide e obiettivi delle Direzioni HR italiane verso la Digital transformation&#8221;</em> indaga a che punto sono le aziende con i processi di gestione del personale</i></p>
<p><span id="more-22434"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Parlando di imprese ed emergenza sanitaria il primo pensiero va all’Home working forzato cui (quasi) tutti i lavoratori sono stati costretti a adattarsi. <strong>Ma le novità in ambito Risorse Umane non si sono fermate al luogo di lavoro, stiamo infatti vivendo una ‘rivoluzione’ del mondo HR</strong>. Per definire le esigenze emerse durante la pandemia e prevedere i trend che stanno influenzando le organizzazioni, Zucchetti ha realizzato la ricerca <em>HR work revolution: siamo pronti? Numeri, sfide e obiettivi delle Direzioni HR italiane verso la Digital transformation</em>, un osservatorio che ha coinvolto 710 aziende di diverse dimensioni per indagare il gradi di readiness rispetto ai processi di gestione del personale, diventati strategici in questa fase così delicata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-22437 size-full" src="http://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2021/08/Luca-Stella-ZUCCHETTI-1.jpg" alt="" width="500" height="750" srcset="https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2021/08/Luca-Stella-ZUCCHETTI-1.jpg 500w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2021/08/Luca-Stella-ZUCCHETTI-1-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ad anticiparne i contenuti all’evento <em>Wellfeel, benessere organizzativo e welfare aziendale</em> (di cui Tuttowelfare.info è stato Media Partner) è stato Luca Stella, Innovation Manager Business Unit HR di Zucchetti, sottolineandone due elementi: “<strong>Le aziende hanno dimostrato grande capacità di reazione a una situazione complessa e non preventivata; inoltre hanno evidenziato l’importanza delle tecnologie nei processi di cambiamento</strong>”. Molte imprese, infatti, nel corso del 2020, si sono reinventate, anche grazie agli strumenti digitali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Benessere e fidelizzazione con il digitale</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma per poter affrontare le sfide imposte dal Covid e dare continuità al business, l’asset fondamentale sono state le persone e, per questo, è sempre più importante averne cura e saperle ingaggiare. “Nel periodo di pandemia il livello di produttività è rimasto invariato, ma l’<em>engagement</em> si è notevolmente abbassato”, ha commentato Stella. Lo dimostrano anche recenti ricerche, secondo cui <strong>sono diminuite di 16 punti percentuali le risorse che si sono definite “ingaggiate” e di 23 punti quelle “fortemente ingaggiate”</strong>. Emerge dunque l’importanza di lavorare per fidelizzare le persone, puntando sul loro benessere, che si trasforma poi in quello organizzativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Per coinvolgere maggiormente e dare una risposta concreta al benessere aziendale possono essere di supporto le tecnologie”, prosegue Stella. Parlando di benessere, però, spiega il manager, non bisogna incentrarsi esclusivamente sul welfare aziendale:<strong> l’Intelligenza Artificiale, può essere utile anche per la pianificazione di turni equi, per la gestione dei talenti, per la Smart mobility e per l’organizzazione degli spazi di lavoro</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il welfare quindi non deve limitarsi alle piattaforme, nonostante lo stesso Stella resti convinto che queste rappresentano comunque una base molto importante su cui lavorare. “La digitalizzazione dei processi di lavoro permette di bilanciare i carichi di lavoro senza penalizzare nessuno e di gestire l’avanzamento delle attività in modo puntuale”, è la tesi del manager di Zucchetti.<strong> Ma la tecnologia può anche aiutare a disegnare i piani welfare più appropriati, misurando il grado di <em>engagement</em> delle persone</strong>: “Conoscere il livello di fidelizzazione permette di indirizzare al meglio le scelte organizzative”, specifica Stella.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Serve quindi una strategia globale, inclusiva e integrata, in particolare in questo momento storico che sta mettendo a dura prova l’organizzazione di tutte le aziende: “<strong>Le iniziative di welfare devono essere collegate e le tecnologie rappresentano lo strumento fondamentale degli HR</strong>, che a loro volta sono figure sempre più centrali nelle strategie di business”.</p>
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		<title>Più informazione e supporto all’accesso ai servizi welfare </title>
		<link>https://tuttowelfare.info/come-migliorare-accesso-servizi-welfare-aziendale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jun 2018 06:12:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[non autosufficienza]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiamento popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[Censis]]></category>
		<category><![CDATA[accesso welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Millennials]]></category>
		<category><![CDATA[digital transformation]]></category>
		<category><![CDATA[Eudaimon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al 52,7% dei lavoratori italiani è capitato di avere un problema di welfare e di non sapere a chi rivolgersi per risolverlo.  E il 48,5% pensa di chiedere aiuto a soggetti intermediari per orientarsi e ottenere velocemente il servizio o la cura di cui necessita....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Al 52,7% dei lavoratori italiani è capitato di avere un problema di welfare e di non sapere a chi rivolgersi per risolverlo.  E il 48,5% pensa di chiedere aiuto a soggetti intermediari per orientarsi e ottenere velocemente il servizio o la cura di cui necessita. Lo dice l’ultimo rapporto Censis -Eudaimon.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non basta proporre sempre più servizi, benefit, tutele e prestazioni ai dipendenti e alle loro famiglie per far decollare il <strong>welfare aziendale,</strong> è necessario anche migliorarne<strong> le forme di accesso</strong>. Troppo spesso, infatti, le persone sono penalizzate perché non hanno conoscenze e o capacità per individuare e accedere ai servizi di cui hanno bisogno.  Tanto che al 52,7% dei lavoratori italiani è capitato di avere un problema di welfare per se stessi o per un proprio familiare e di non sapere a chi rivolgersi per risolverlo. Esperienza vissuta più dalle donne (55%) e dai residenti al Sud (59%). E il 24,8% ha poi finito per rinunciarvi. A dirlo è la ricerca <em>Equo accesso e buon orientamento ai servizi: sfida inedita per il welfare aziendale</em> condotta dal<strong> Censis </strong> in collaborazione con <strong>Eudaimon</strong>, società di consulenza specializzata in welfare aziendale e presentata lo scorso 20 giugno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Più in difficoltà i giovani dei senior</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>In base allo studio il 48,5% degli intervistati, nel caso in cui avesse necessità di avere prestazioni nel campo della salute, scuola, non autosufficienza, pensa di rivolgersi a soggetti intermediari come possono essere i patronati, organizzazioni di volontariato, società di servizi etc. per poter essere orientati e trovare quello di cui hanno bisogno. E, a sorpresa, ad aver maggior necessità di supporto in questa direzione sono i <strong>Millennials</strong> ovvero i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni (49,2%), contro il 16,7% degli over 64. <!--StartFragment --><span style="color: #222222;letter-spacing: -0.45pt;font-family: 'Arial',sans-serif">«</span>Per uscire da questa “trappola per i giovani” come la chiama il Censis», spiega <strong>Alberto Perfumo</strong>, AD di <a href="https://eudaimon.it/it/" target="_parent">Eudaimon</a> «un ruolo importante possono giocarlo le imprese, mettendo a disposizione dei figli dei loro collaboratori strumenti e percorsi dedicati all’orientamento. Per questo motivo, la società di consulenza ha da poco lanciato il nuovo servizio chiamato <b><a href="https://eudaimon.it/it/soluzioni-su-misura/road/" target="_parent">On The Road – In viaggio verso la scuola e il lavoro</a></b>, un percorso di orientamento per i figli dei lavoratori, che ha l’obiettivo di rendere la persona “autonoma” nel processo di conoscenza di sé e delle proprie caratteristiche peculiari, sviluppando una maggiore consapevolezza sulle scelte future formative o professionali».<!--EndFragment --></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Orientamento di accesso ai servizi welfare, emergenza sottovalutata</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un quadro poco confortante che evidenzia quanto sia importante per le aziende seguire con attenzione anche l’accesso ai servizi di welfare con servizi specifici di informazione, conoscenza e orientamento o di supporto all’individuazione e selezione dei servizi e dei percorsi di tutela più adatti alle persone coinvolte. Obiettivo: mettere le persone nelle condizioni di accedere ai servizi e alle cure di cui hanno bisogno e/o diritto. «Questi sono ambiti poco analizzati che invece condizionano la vita dei lavoratori e dei loro familiari», si legge nella premessa alla Ricerca firmata da Censis e Eudaimon. «Perciò non è una forzatura dire che sono ambiti in cui si gioca la capacità specifica del welfare aziendale di dare qualcosa in più ai lavoratori, migliorandone concretamente la qualità della vita».<br />
Anche perché un accesso ai servizi welfare agevole e semplice per tutti sta diventando una priorità, specie se si tiene conto dell’<strong>invecchiamento della popolazione italiana</strong> che fra pochi anni vedrà lievitare la quota di lavoratori con necessità di badare ai propri genitori, per esempio. In base alle ultime stime, infatti, le persone<strong> non</strong> <strong>autosufficienti</strong> in Italia passeranno dai 3.378.000 del 2016 a 4.666.000 del 2031. Numeri impressionanti per affrontare i quali, finora, nono sono state pensate soluzioni adeguate. Punto sul quale le aziende più attente dovrebbero riflettere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>La digital transformation non basta</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; infatti sbagliato pensare che la <strong>digital transformation</strong> possa risolvere tutti i problemi di accesso al welfare visto che genera informazione accessibile ovunque, da chiunque, a qualsiasi ora; elimina le code e migliora altri aspetti che rinviano alla gestione umana di procedure burocratico-amministrative.<br />
«Solo un tecnoentusiasmo fuori dalla complessità delle relazioni sociali può pensare che la semplice migrazione, magari in toto e accelerata sul <em>digital </em>possa risolvere gli annosi problemi dell’accesso; il rischio è la moltiplicazione delle disparità», si legge nella ricerca <strong>Censis Eudaimon.</strong> «perché ci sono i disconnessi e ci sono coloro che diffidano o che semplicemente resistono al ricorso ai servizi digitali; ci sono gli utilizzatori <em>low skilled, </em>che percepiscono come ancora troppo complicati i meccanismi di accesso e gestione dei rapporti con i servizi tramite il digital; ci sono tematiche che richiedono empatia umana, fisicità, rapporto diretto tra operatori/provider da un lato e cittadini dall’altro». Dunque il <strong> digital va bene per gestire</strong>, soprattutto gli aspetti di<strong> <em>routine </em></strong>burocratico-amministrative che gestiti da remoto<em> </em>consentono un recupero di tempo ed energie. «Ma  occorre dire <em>no </em>a visioni semplificatorie che non colgono la complessità delle relazioni umane quando si parla di welfare e dintorni. <strong>Imporre il tutto <em>digital </em>qui e subito</strong> non farebbe che sovraccaricare quelle generazioni di mezzo che già si occupano delle pratiche in digitale per se stessi, per i propri familiari inclusi i più anziani, che hanno ridotti tassi di utilizzo del digital», si legge ancora nella ricerca. Ed è per questo che il welfare aziendale dovrebbe pensare anche a mettere a disposizione delle persone servizi di facilitazione al suo accesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/come-migliorare-accesso-servizi-welfare-aziendale/">Più informazione e supporto all’accesso ai servizi welfare </a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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