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	<title>deloitte Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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		<title>Il benessere passa da sicurezza, salute e sostenibilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 May 2021 07:34:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[deloitte]]></category>
		<category><![CDATA[Well-Being]]></category>
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<p><span id="more-22027"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2020 il benessere dei dipendenti è risultato al primo posto a livello globale e al terzo in Italia tra le principali direttrici di cambiamento delle organizzazioni. A svelarlo è lo studio <em>Deloitte Global Human Capital Trends</em>. Se da un lato, infatti, <strong>le aziende si sono rese conto di come il benessere dei propri collaboratori costituisca qualcosa di più di una condizione accessoria e utile esclusivamente a una maggiore produttività</strong>, dall’altro l’accelerazione dei processi di trasformazione digitale ha minato alle radici la quotidianità di persone e organizzazioni, rendendo indispensabile l’adozione di una vera strategia per la conquista e la tutela della serenità sul luogo di lavoro. Per cercare di fare chiarezza Marianna Benatti ha scritto il libro <strong><em>Well-Being: una strategia di sostenibilità per il benessere personale e aziendale</em></strong> (Egea Editore, 2021).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’autrice è Well-being Leader di Deloitte Central Mediterranean, CSR &amp; Employer Branding Leader di Deloitte Italia, Happiness Life Coach, Personal Trainer, Coach di Crossfit, Body Composition Specialist e Fitness Nutritionist. Il saggio è nato dalla convinzione che i tempi siano maturi perché lavoro e benessere possano davvero iniziare una stretta relazione: <strong>Benatti parte dal proprio percorso personale (e professionale) per rivolgersi non solo ai lavoratori, ma soprattutto alle imprese, cercando di fare capire a manager e imprenditori come la felicità si possa ormai considerare come un asset aziendale misurabile</strong>. Addirittura il più importante, in un contesto in cui a fare la differenza sono proprio le persone. “Sono sicura che in futuro anche in Italia, seguendo il trend degli altri Paesi, le figure dedicate al benessere saranno sempre di più e acquisiranno una professionalità specifica fatta di competenze in ambito HR e spiccata sensibilità verso le persone e l’ambiente”, scrive Benatti nel libro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Una strada verso il benessere per organizzazioni e dipendenti </strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi infatti ritagliarsi tempo per sé, i propri hobby, gli amici e la famiglia è diventato difficile. Inoltre i livelli di stress sono aumentati e il <em>burnout</em> è stato dichiarato recentemente una sindrome dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Sedentarietà e ritmi di lavoro che interferiscono negativamente sulle abitudini alimentari e sul riposo fanno il resto. “<strong>Urge intervenire, quindi, perché solo persone in salute e felici possono far emergere le soft skill essenziali per portare valore aggiunto in azienda</strong>”, scrive Benatti. Il libro si dirige verso questo obiettivo, tra riferimenti alla filosofia antica – come necessario presupposto per la sensibilizzazione alla cura di sé – e all’economia della felicità – come base per un modo nuovo di fare impresa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rintracciando nella storia le prime misure di welfare che hanno aperto la strada alle politiche di <em>wellness</em> fino all’attuale concezione olistica del benessere, <strong>Benatti propone il <em>well-being</em> come ingrediente attrattivo di un <em>employer branding</em> di successo ed elemento rilevante di una strategia di responsabilità sociale d’impresa</strong>. “L’obiettivo futuro delle imprese sarà quello di riuscire a progettare iniziative innovative di tutela della sicurezza, di promozione della salute e di attenzione alla sostenibilità: la sfida delle ‘3S’, insomma. Sarà necessario acquisire la profonda convinzione che proprio il benessere olistico è l’impatto che fa la differenza. Non sul lavoro, ma nella vita. Bisognerà crederci per essere credibili”, si legge nel libro.</p>
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		<title>Tutelare il benessere dei dipendenti oltre l’ambiente di lavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2020 07:34:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Individual Well Being Index]]></category>
		<category><![CDATA[deloitte inwi]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Vulpiani]]></category>
		<category><![CDATA[Inwi]]></category>
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<p><span id="more-21471"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sanità, sicurezza, assistenza, conciliazione vita-lavoro sono temi sempre più importanti nella programmazione dei piani di welfare aziendale, data la fase di emergenza sanitaria e la convivenza con il rischio epidemico da Covid-19. <strong>Tutelare il benessere del lavoratore in tutti gli ambiti della sua vita è diventato quindi un obiettivo comune</strong> a molte realtà, sia pubbliche sia private. Per aiutarle ad avere un’analisi completa dello stato di <em>wellbeing </em>– e progettare un programma adeguato – <strong>è possibile misurare in maniera quantitativa le principali variabili che incidono sull’ambiente aziendale</strong>. Negli ultimi anni sono nati alcuni indicatori per questa misurazione, ognuno focalizzato su aspetti precisi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Individual Well Being Index (Inwi) di Deloitte è tra gli ultimi ideati. A spiegarne la natura è <strong>Marco Vulpiani, Life Sciences Sector Leader di Deloitte</strong>, uno degli autori del lavoro (recentemente pubblicato sul <em>Journal of Governance and Regulation</em>) insieme ad Elena Croci (docente di marketing culturale all’Accademia delle Belle Arti di Brera) e a Marco Caiffa (Senior Consultant di Deloitte): “L’idea iniziale risale a due anni fa, e parte da<strong> una riflessione sull’attenzione delle nuove generazioni per aspetti intangibili del benessere</strong>, come rapporti sociali o attenzione all’ambiente, <strong>che</strong> <strong>per i Millennial sembrano essere più importanti di quelli tangibili</strong> – come il reddito – su cui invece si focalizzavano le generazioni precedenti”. Dopo un’analisi teorica e sociologica di questi trend, è stata progettata un’analisi quantitativa a partire dai dati del rapporto annuale sul Benessere equo e sostenibile (Bes) dell’Istat.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo studio ha provato a capire quali fossero le variabili più significative per valutare lo stato di benessere dell’individuo, e <strong>il team di lavoro si è focalizzato sulla parte del database che riportava i dati sulla soddisfazione della vita</strong> (in cui, tramite interviste, si chiede alle persone se si sentono soddisfatti o meno della propria vita) e su quali ambiti hanno fatto riferimento gli italiani per rispondere, come <strong>il reddito pro capite, o la fruizione di eventi culturali, o il senso di sicurezza nella propria città, la vita all’aperto</strong>, ecc. Temi già molto sentiti dalle aziende più all’avanguardia e che ha ulteriormente preso piede con il <em>lockdown</em>, periodo nel quale l’adozione forzata dello Smart working ha riportato l’attenzione del dibattito pubblico sulla correlazione tra benessere e produttività.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Personalizzazione dell’indice e delle esigenze</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Abbiamo poi convertito il modello di misurazione, partito da variabili basate sulla popolazione italiana, alla popolazione aziendale”, aggiunge Vulpiani.<strong> Inwi valuta lo stato di benessere dei dipendenti di tutti i settori</strong>: è un sistema che si adatta ad ogni realtà lavorativa, <strong>con implementazioni personalizzate in base alle esigenze</strong>. Dopo l’analisi, il cliente ha un report in cui sono indicati i fattori su cui puntare di più per aumentare il benessere dei dipendenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le priorità e la sensibilità dello stato di benessere rispetto alle diverse determinanti dipendono molto, comunque, dallo specifico ambiente lavorativo e dalla specifica attività svolta. <strong>Le variabili per un dipendente di un impianto chimico possono essere molto diverse da quelle di un dipendente di un call center</strong>. Oppure, se emerge che i lavoratori di un ente associano l’idea di benessere al tempo libero, l’azienda potrebbe sperimentare delle modalità per potenziare questo aspetto. Non è scontato che i dipendenti dello stesso ente, ma in una sede diversa, abbiano le stesse esigenze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“In ogni caso, se lo stato di benessere dei dipendenti aumenta, di conseguenza verranno <strong>l’incremento della produttività, la crescita del senso di appartenenza all’azienda, la riduzione del turnover</strong>. Tutti elementi che dovrebbero migliorare le performance aziendali”, conclude Vulpiani.</p>
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