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	<title>corporate welfare Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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	<title>corporate welfare Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Corporate Wellbeing: stare bene in azienda passa anche dai benefit</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 08:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[corporate welfare]]></category>
		<category><![CDATA[benefit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’Osservatorio HR Innovation Practice solo il 19% degli intervistati si dice pienamente "ingaggiato" dal proprio lavoro. Complice l'atmosfera aziendale e il pacchetto retributivo</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/corporate-wellbeing-quando-stare-bene-in-azienda-passa-anche-dai-benefit/">Corporate Wellbeing: stare bene in azienda passa anche dai benefit</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Il rapporto <a href="https://tuttowelfare.info/osservatorio-welfare-aziendale-2024/">azienda-lavoratore</a> negli anni è profondamente cambiato e oggi più che mai, grazie anche all’ingresso di una nuova generazione nel mercato del lavoro (<a href="https://tuttowelfare.info/per-la-generazione-z-il-tempo-libero-viene-prima-dello-stipendio/">Gen Z</a>), stiamo assistendo a un riequilibrio delle priorità e dei bisogni dei singoli individui. Il ruolo del lavoro all’interno della società è diverso rispetto al passato, le persone stanno sempre di più anteponendo la serenità mentale e l’equilibrio impiego-vita privata all’aspetto economico.<br />
Concetti come il <a href="https://tuttowelfare.info/corporate-wellbeing-quando-stare-bene-in-azienda-passa-anche-dai-benefit/">wellbeing</a> (e tutti i temi a esso associati) oggi rappresentano la base per un’azienda sana e che vuole creare un ambiente produttivo e lontano dagli stereotipi tossici del passato. Il tema non riguarda solo le aziende multinazionali ma anche le PMI italiane che stanno lavorando in ottica di creazione di un ambiente sano per i propri dipendenti e le loro famiglie.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Motivare, attrarre e formare, così da poter trattenere. Seguendo questo flusso sempre più aziende si stanno aprendo ai nuovi bisogni dei lavoratori. Per capire il come questo sta avvenendo, ci rifacciamo al report “Il Corporate Wellbeing “mismatch”: come rispondere in maniera efficace alle aspettative di benessere dei lavoratori in azienda” realizzato dall’Osservatorio HR Innovation Practice del <strong>Politecnico di Milano</strong> e ai dati del report <strong>Coverflex</strong> sulla retribuzione nel 2024.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h4>Il benessere personale e il mercato lavoro</h4>
<p>“Fai un lavoro che ti piace e non lavorerai neanche un giorno”. Lo si sente dire spesso. Tuttavia, oggi, sono ancora in tanti a essere poco “ingaggiati” dal proprio ruolo, azienda o mansione lavorativa. Questa disaffezione unita ai carichi di lavoro e alla difficoltà nel conciliare il privato con la vita aziendale spesso porta a casi di burnout. Nell’attuale mercato del lavoro capita che per le aziende risulti complesso cogliere tutte quelle dinamiche, definite “tossiche”, e questo perché adesso è possibile trovare nella stessa azienda (e team di lavoro) quattro differenti generazioni (con background ed esigenze diverse), cosa mai successa prima.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Leggendo i dati della ricerca 2024 dell’Osservatorio HR Innovation Practice ciò che si evince è una sorta di indifferenza e disaffezione al lavoro. <strong>Solo il 19% dei rispondenti si dice pienamente ingaggiato</strong>, il 42% ha da poco cambiato lavoro o sta pianificando di farlo mentre il 12% è un <em>quiet quitter</em>, ossia rientra in quella percentuale di persone che fa il minimo indispensabile per non essere licenziata.</p>
<p>Qualcosa sta cambiando, questo è chiaro, e l’ingresso della Gen Z nelle aziende altro non è che un acceleratore di questo cambiamento. Oggi, per esempio, il tema welfare e benefit risulta essere determinante per i candidati in sede di colloquio, tanto che in assenza di questi incentivi possono decidere di cercare un altro impiego. Come sottolineato dall’osservatorio, l&#8217;obiettivo (nel lavoro come nella vita privata) è il “vivere bene”. Per questo <strong>1 lavoratore su 3 ha cambiato lavoro a causa della mancanza di una situazione di benessere nel corso del 2023</strong>. Per i giovanissimi benessere mentale e work life-balance assumono il ruolo decisivo nelle scelte lavorative.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A conferma di quanto detto ci vengono in supporto anche i dati del recente report <strong>Coverflex</strong> sulla retribuzione 2024 che, in linea con l’Osservatorio Innovation Practice, sottolinea come solamente un terzo degli intervistati è “completamente soddisfatto” della propria situazione lavorativa. <strong>A mancare è una maggiore flessibilità lavorativa, una maggior trasparenza e un ascolto più attento delle criticità e dei bisogni da parte della propria realtà aziendale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Il “pacchetto retributivo”</strong></h4>
<p><strong>Secondo i dati Coverflex il 74% dei lavoratori è insoddisfatto del proprio pacchetto retributivo. </strong>Non è certo un caso in un Paese come il nostro che è l’unico in Europa dove i salari non hanno subito la minima variazione negli ultimi 20 anni. Un problema, se si considera l’aumento del caro vita e del costo dei beni di prima necessità. Questo scenario viene confermato dal <strong>60% degli intervistati</strong>, che sottolinea come il proprio pacchetto retributivo sia rimasto pressoché identico nel corso degli anni nonostante l’aumento netto del costo della vita. E qui entra in gioco il tema welfare.</p>
<p><strong>Secondo 3 lavoratori su 4 per far fronte alle spese quotidiane sarebbe più gradito ricevere un aumento sotto forma di <a href="https://tuttowelfare.info/mercato-del-lavoro-benefit-sempre-piu-decisivi/" target="_blank" rel="noopener">benefit</a> anziché un aumento in busta paga</strong>. Sebbene il welfare aziendale sia uno strumento fondamentale e ampiamente apprezzato dai dipendenti, che lo considerano un valido supporto economico e un modo per aumentare il potere d&#8217;acquisto, l&#8217;indagine Coverflex rivela un&#8217;importante discrepanza: molte aziende non tengono conto dei bisogni specifici dei lavoratori, creando un divario tra i benefit offerti e quelli realmente desiderati. Infatti, nel 20% dei casi le aziende non effettuano alcuna indagine sulla soddisfazione o sui bisogni dei propri dipendenti, comportamento questo che genera un clima di sfiducia e insoddisfazione.</p>
<p>È importante che le aziende si muovano nella direzione che permetta a questo strumento di diventare un sostegno e un pilastro del benessere del lavoratore e della sua famiglia. Inoltre, nel mercato attuale il welfare aziendale non rappresenta solo un benefit, ma un modo per far sentire i dipendenti parte di un&#8217;azienda che si prende cura di loro. Il 62% degli intervistati conferma che ricevere servizi di welfare li fa sentire “ascoltati e apprezzati” dalla propria azienda. Tra questi, il <strong>buono pasto rimane il più diffuso e desiderato proprio per l’impatto sul potere d’acquisto. </strong>Viene ricevuto dal 30% degli intervistati e con un valore che va dai 6 agli 8 euro. L&#8217;utilizzo principale dei buoni pasto è legato all&#8217;acquisto di generi alimentari al supermercato (80%), mentre il 60% dei dipendenti li utilizza quasi quotidianamente per coprire le spese del pranzo.</p>
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		<title>Prendersi cura delle persone fa bene… all’impresa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Apr 2022 06:55:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Bocconi School of Management]]></category>
		<category><![CDATA[Edenred Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Corporate Welfare Lab]]></category>
		<category><![CDATA[corporate welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stato lanciato il Corporate Welfare Lab, laboratorio permanente chiamato a occuparsi dei principali trend legati al benessere, declinato nella visione che il corporate welfare è il pilastro su cui fondare la moderna azienda &#160; Great resignation, Yolo economy, Smart working e digitalizzazione: la pandemia...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><i>È stato lanciato il Corporate Welfare Lab, laboratorio permanente chiamato a occuparsi dei principali trend legati al benessere, declinato nella visione che il corporate welfare è il pilastro su cui fondare la moderna azienda</i></p>
<p><span id="more-22861"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Great resignation, Yolo economy, Smart working e digitalizzazione: la pandemia ha segnato indelebilmente il mondo del lavoro, come confermano i trend – più o meno nuovi – di cui si parla in questo momento. Sta alle aziende ora cercare di adattarsi allo scenario attuale, districandosi tra i fenomeni emergenti. In questo panorama nuovo e complesso <strong>si sta affermando il ruolo decisivo del welfare, sempre più elemento chiave per risanare la relazione tra persone e lavoro, spesso compromessa dalla pandemia</strong>. I vantaggi sarebbero enormi, soprattutto per trattenere e valorizzare i talenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È per questo che di recente è stato lanciato il Corporate Welfare Lab, promosso da Edenred Italia, multinazionale specializzata in welfare aziendale, in collaborazione con Bocconi School of Management. <strong>Il laboratorio permanente è chiamato a occuparsi dei principali trend legati al benessere, declinato nella visione che il corporate welfare è il pilastro su cui fondare la moderna azienda</strong>. “Vogliamo diventare un punto di riferimento sul welfare aziendale a livello internazionale e nazionale, studiando, analizzando e promuovendo il suo ruolo in Italia”, ha spiegato Alberto Dell’Acqua, Professore Associato di Practice Corporate Finance and Real Estate presso Bocconi School of Management, durante la conferenza di presentazione dell’iniziativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Convincere anche le PMI ad adottare soluzioni di welfare</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra le prime attività su cui è chiamato a lavorare il laboratorio, c’è la descrizione del quadro dello stato attuale del welfare in Italia. È noto, infatti, che nel nostro Paese gli strumenti di benessere sono adottati soprattutto dalle grandi aziende. “<strong>Nel nostro Paese vige ancora il mito del welfare come strumento all’appannaggio delle grandi imprese.</strong> <strong>Eppure i vantaggi di queste politiche sono gli stessi a prescindere dal numero di dipendenti</strong>”, ha commentato Paola Blundo, Direttore Corporate Welfare di Edenred Italia. Ecco perché è ancora necessario fare informazione sui benefici del welfare, in modo che anche le realtà più piccole siano coinvolte e si convincano della bontà degli strumenti di benessere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altro obiettivo dell’iniziativa patrocinata da Edenred Italia è lo studio dell’impatto delle politiche di assistenza a livello aziendale e sistemico. Il welfare, infatti, permette di ottenere numerosi benefici dal punto di vista del coinvolgimento dei talenti, che si riflettono sulla produttività. Numerosi sono gli studi e la letteratura a supporto di queste teorie, confermate anche dalla pratica, ma proprio per fornire ulteriore conferme e convincere i più scettici, <strong>il laboratorio punta a creare strumenti per le imprese, in modo che possano misurare l’efficacia del welfare nelle singole realtà.</strong> Tra gli effetti ipotizzati c’è di certo l’ottimizzazione delle soluzioni proposte, perché possono essere declinate in modo sempre più aderente ai bisogni delle persone e dunque se ne massimizzerebbe l’efficacia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Corporate Welfare Lab punta anche a delineare il futuro del welfare. <strong>È chiaro che anche il benessere va nella direzione dell’aggiornamento digitale, tanto che si parla di “digital welfare”</strong>: l’offerta e la fruizione dei servizi su piattaforme online permettono di raccogliere un numero molto elevato di indicatori rispetto a quelli a disposizione in forma ‘cartacea’; i dati raccolti possono poi essere utilizzati per compiere analisi con lo scopo di ottimizzazione della proposta di benessere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è poi il ruolo del welfare rispetto all’occupazione femminile. I dati sulla diversità di genere indicano proprio che la <em>diversity</em> paga e ha un effetto diretto sul business. Secondo uno studio condotto dal Peterson Institute for International Economics su 22mila aziende di 91 Paesi, <strong>le imprese in cui almeno il 30% dei manager è donna hanno un vantaggio superiore a un punto percentuale di margine netto, rispetto alle realtà interamente maschili</strong>. “Le politiche di welfare migliorano il benessere delle persone. L’iniziativa permette di valorizzare il principale driver del valore economico e non-economico in una strategia welfare integrata”, ha concluso Dell’Acqua.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Dall’inclusione alla parità di genere: la diversità che paga</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chi ha fatto del welfare un elemento strategico è Danone, multinazionale di prodotti alimentari, che già nel 2011 – prima ancora che fossero varate le iniziali normative sul welfare – aveva adottato soluzioni in questa direzione. È guardando ai dati che emerge il valore della scelta. Per esempio, rispetto alla questione femminile, come raccontato da Sonia Malaspina, Direttrice HR Italia e Grecia di Danone Nutricia, <strong>se nel 2011 la maggior parte delle donne (che costituivano il 50% dei dipendenti dell’azienda) non occupavano posizioni di responsabilità, oggi il 67% dei ruoli di direzione appartiene proprio alle manager</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il dato della presenza di donne nei ruoli di gestione è di gran lunga superiore alla media italiana, che secondo Manageritalia – la federazione nazionale dei dirigenti – si aggira intorno al 19%. <strong>A rendere possibile il cambiamento è stato proprio il welfare aziendale, che nel rispondere ai bisogni specifici delle donne – come maternità, offerta di asili nido e istruzione – ha trasformato l’ambiente lavorativo</strong> facendo sì che anche i talenti femminili avessero la possibilità di esprimersi e portare valore all’azienda. Ma perché il ruolo di cura genitoriale non sia esclusivo delle donne, Danone ha portando da cinque a 20 i giorni di paternità, registrando un impatto positivo sulle competenze manageriali dei neopapà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La multinazionale è anche un ottimo esempio di come le strategie di benessere abbiano un ritorno positivo anche per l’azienda, a patto che se ne misuri l’impatto in modo serio e adeguato: “<strong>È stata proprio la metrica sul tasso di conversioni del premio di produzione in welfare, che ha convinto la direzione ad aumentare gli investimenti</strong>”, ha commentato Malaspina. Le multinazionali, come detto, sono già avanti. Ora tocca alle PMI.</p>
<p>&nbsp;</p>
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