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	<title>Camera del Lavoro di Milano Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>La pausa pranzo come welfare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 May 2019 05:46:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[pausa pranzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’esposizione alla Camera del Lavoro di Milano mostra come è cambiato il modo di consumare i pasti sul luogo di lavoro. E svela com&#8217;è cambiata la società raccontando com&#8217;è cambiato il consumo del cibo. &#160; Dalla schiscêta mangiata di fronte ai macchinari al refettorio, dalle...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Un’esposizione alla Camera del Lavoro di Milano mostra come è cambiato il modo di consumare i pasti sul luogo di lavoro. E svela com&#8217;è cambiata la società raccontando com&#8217;è cambiato il consumo del cibo.</em><span id="more-19183"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla <em>schisc</em><em>ê</em><em>ta</em> mangiata di fronte ai macchinari al refettorio, dalle mense occupate al self service: <strong>il consumo del cibo in fabbrica rispecchia i mutamenti della società del Novecento</strong>, con le sue conquiste e i suoi ‘arretramenti’. E ci ricorda che la pausa pranzo è stata una conquista fondamentale nella storia del welfare aziendale. Che non va data per scontata, come ci dimostra la realtà odierna con i suoi pasti sempre più veloci consegnati direttamente alla scrivania e ingurgitati davanti al computer.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le immagini di questo percorso lungo 100 anni sono diventate <strong>un’esposizione alla Camera del Lavoro di Milano nella mostra fotografica <em><a href="https://fondazioneisec.it/news/mostra-pausa-pranzo-cibo-e-lavoro-nellitalia-delle-fabbriche">Pausa pranzo. Cibo e lavoro nell’Italia delle fabbriche</a></em></strong>, organizzata da Fondazione Isec e Cgil Milano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una carrellata di fotografie di grandi autori, ma anche di operatori anonimi, messe a disposizione da una trentina di archivi aziendali e sindacali e selezionate dai <strong>curatori Giorgio Bigatti e Sara Zanisi di Fondazione Isec in collaborazione con il fotografo</strong><strong> Uliano Lucas e</strong> <strong>l’art director Fay</strong><strong>ç</strong><strong>al Zaouali</strong>. Un viaggio dalla fine dell’Ottocento agli Anni 90 del Novecento, allestito per la prima volta nel 2015 a Sesto San Giovanni in occasione di Expo 2015 e ora approdato a Milano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“È nei primi decenni del Novecento che nasce nella manodopera e nei datori <strong>la consapevolezza di dover creare condizioni agevoli in cui consumare il cibo</strong>”, spiega a <em>Tuttowelfare.info </em>Zanisi. Il processo parte dagli spazi: a inizio secolo comparvero nelle fabbriche i primi refettori dotati di scaldavivande, grandi boiler di acqua calda in cui si poteva mettere la <em>schiscêta </em>di metallo a scaldare. Era l’operaio, dunque, a portarsi il cibo già pronto da casa, che veniva consumato in poco tempo, magari anche alla postazione di lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Agli esordi del Novecento le situazioni variavano da fabbrica a fabbrica”, dice la curatrice. “<strong>Il percorso verso una pausa pranzo vera e propria non fu lineare e progressivo</strong>, ma vide ‘alti e bassi’ a seconda della forza dei lavoratori nel rivendicare i propri diritti”. Per esempio a Sesto San Giovanni, grande polo industriale del Milanese, nacquero, appena fuori dai cancelli delle fabbriche, piccole osterie con menù veloci, compatibili con le brevi pause.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>L’ora di pausa pagata dal ‘padrone’</strong></h4>
<p><strong> </strong><strong> </strong></p>
<p>Ogni realtà, dunque, si arrangiava da sé. Fino al Secondo Dopoguerra, quando arrivò la svolta: <strong>l’ora di pausa pranzo a spese del datore del lavoro</strong>. Fu allora, in particolare a partire dagli Anni 60, che iniziarono a trovare posto all’interno delle fabbriche le prime mense, locali gradevoli e funzionali appositamente progettati dalle aziende, che capirono la necessità di investirvi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il lavoratore aveva quindi finalmente diritto a un tempo e a uno spazio dedicati al pasto, con il cibo preparato e servito dalle cucine aziendali. E tuttavia quel luogo appena nato diventò presto altro: <strong>da semplice mensa in cui mangiare e godersi un po’ di riposo a spazio pubblico e politico, di formazione e informazione</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Le mense iniziarono a ospitare assemblee, diventarono i luoghi della lotta sindacale, venivano occupate dai lavoratori che volevano rivendicare quella conquista”, racconta ancora Zanisi. <strong>Seduti sulle sedie dei refettori, gli operai non si limitavano a pranzare</strong>: leggevano i giornali, conversavano, ascoltavano, organizzavano le proprie battaglie. E così il momento della pausa pranzo da individuale diventò sempre più collettivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E oggi? Si ritorna indietro. “C’è chi parla della nostra epoca come di un ‘Ottocento iper tecnologico’, in cui <strong>si assiste a un ritorno di condizioni remote</strong>, come appunto la scomparsa della pausa pranzo propriamente detta”. Oggi vengono a mancare tempi e modi dei pasti: “Si pranza davanti al pc senza smettere di lavorare, i coworking sono attrezzati con le cucine”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per Zanisi il <strong>fenomeno va letto nel contesto della polverizzazione generale della società contemporanea</strong>, in cui non esistono più gli spazi che creano comunità e socializzazione. “Si tratta di una retrocessione in termini di diritti civili che tuttavia non deve essere vista come un punto di non ritorno: è sempre possibile migliorare”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo senso <strong>la mostra può fornire spunti utili ai manager di oggi</strong>. “Le fotografie esposte possono essere lo spunto per una riflessione sullo sfruttamento delle risorse umane in azienda e sull’occupazione del tempo. In passato le imprese riconobbero che per favorire concentrazione, efficienza e produttività dovevano garantire agli operai migliori condizioni di lavoro. Oggi si deve tornare a quella consapevolezza”.</p>
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