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	<title>benessere lavoratori Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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	<title>benessere lavoratori Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Stress fisico e mentale correlato al lavoro: un sondaggio negli USA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 12:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[benessere azienda]]></category>
		<category><![CDATA[benessere lavoratori]]></category>
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		<category><![CDATA[benessere mentale]]></category>
		<category><![CDATA[ilCVPerfetto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo la ricerca di ilCVPerfetto, la metà degli intervistati accusa malessere sul lavoro, tra questi molti giovani</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/stress-fisico-e-mentale-correlato-al-lavoro-un-sondaggio-negli-usa/">Stress fisico e mentale correlato al lavoro: un sondaggio negli USA</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Scadenze, riunioni interminabili, carichi di lavoro troppo pesanti. Non dormire abbastanza, saltare i pasti, non avere tempo per ricaricarsi. Secondo il rapporto di Gallup dal titolo “State of the Global Workplace 2022”, lo stress tra i lavoratori di tutto il mondo, attualmente, è ai massimi storici. <strong>ilCVPerfetto</strong>, una società con diverse sedi internazionali che offre strumenti per la ricerca del lavoro, ha deciso di <strong>indagare la situazione attuale nella società degli Stati Uniti</strong> attraverso un sondaggio online a mille partecipanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla <a href="https://www.ilcvperfetto.it/blog/problemi-salute-lavoro"><strong>ricerca </strong></a>è emerso che<strong> il 75% ritiene “buona o molto buona” la propria <a href="https://www.tuttowelfare.info/?s=salute">salute mentale</a>, ma sempre il 75% ritiene che un proprio problema di salute sia legato al lavoro</strong> e l’84% dichiara di assumere medicinali per qualche malessere dovuto all’attività lavorativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In particolare,<strong> la metà degli intervistati soffre di stress legato al lavoro.</strong> Tra questi, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, <strong>sono i giovani, che denunciano in generale uno stress maggiore e situazioni di burnout legate al lavoro più frequenti rispetto alle generazioni più anziane.</strong> Il 68% delle persone che appartengono alla generazione Z e al gruppo dei millennial più giovani afferma di sentirsi stressato per la maggior parte del tempo. Questo dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme per i leader, in quanto stress e burnout influenzano le prestazioni lavorative e la crescita della carriera a lungo termine (senza contare poi che il burnout è correlato a rischi per la salute fisica e a scarse relazioni personali).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra gli altri malesseri legati al lavoro, emergono <strong>la depressione</strong> (denunciata dal 46% degli intervistati), <strong>l’ansia</strong> (32%), <strong>l’insonnia</strong> (27%), <strong>comportamenti compulsivi</strong> (24%) e <strong>l’esaurimento</strong> (22%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Agli intervistati è stato inoltre chiesto quali aspetti del lavoro potrebbero, a loro avviso, avere l’impatto peggiore sulla salute mentale. Tra le principali cause figurano: lo stress generale legato al lavoro (38%), il carico di lavoro eccessivo (37%), pettegolezzi sul posto di lavoro (23%), guadagni bassi (23%), cattiva gestione (18%), mancanza di comunicazione efficace (18%), conflitti sul posto di lavoro con i colleghi (17%), essere vittima di discriminazione e/o bullismo (13%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non bisogna però escludere dal quadro anche i <strong>malesseri fisici</strong>: tra i più comuni compaiono i problemi alla schiena (45%) e quelli alla vista (30%), seguiti da emicrania e problemi di udito. In generale, a soffrire di più di problemi legati alla salute fisica e mentale sono i lavoratori del settore manifatturiero rispetto a quelli dei servizi, a causa della natura del loro lavoro, ma queste problematiche rimangono comuni e diffuse tra tutte le diverse tipologie di lavoratori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali soluzioni si potrebbero trovare a questi problemi considerati oggi sempre più importanti e urgenti?</strong> Più di 8 intervistati su 10 (83%) hanno affermato che un datore di lavoro dovrebbe fornire loro accesso gratuito ai professionisti della salute mentale.</p>
<p>Inoltre 1 partecipante su 3 (33%) ritiene che le modalità di lavoro flessibile siano il modo più efficace per sostenere la salute dei dipendenti, e l’82% ritiene che il lavoro in remoto abbia un’influenza positiva sulla salute mentale dei dipendenti.</p>
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		<title>L’Italia tra i peggiori Paesi UE per l’equilibrio vita-lavoro</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/litalia-tra-i-peggiori-paesi-ue-per-lequilibrio-vita-lavoro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2023 10:50:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[remote]]></category>
		<category><![CDATA[work-life balance]]></category>
		<category><![CDATA[benessere lavoratori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo al 27esimo posto su 30 della classifica dell’European work-life balance 2023. Tra i punti deboli, troppe ore di lavoro e poca inclusione</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/litalia-tra-i-peggiori-paesi-ue-per-lequilibrio-vita-lavoro/">L’Italia tra i peggiori Paesi UE per l’equilibrio vita-lavoro</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Qual è il posto migliore in Europa in cui lavorare bilanciando al meglio vita privata e lavoro? A quanto pare, non l’Italia. Nonostante il tema del benessere sul lavoro sia sempre più oggetto di campagne di sensibilizzazione, <strong>le aziende italiane risultano essere ancora lontane dall’obiettivo di raggiungere un adeguato livello di <a href="https://www.tuttowelfare.info/?s=work-life+balance">work-life balance</a></strong>, come dimostrano diverse analisi.<br />
In particolare, <strong>secondo “l’European work-life balance 2023” realizzato dall’azienda Remote,</strong> che ogni anno classifica la qualità dell’equilibrio vita-lavoro in ogni nazione europea, <strong>l’Italia occupa il 27esimo posto su 30 dell’indice,</strong> con un risultato di 55,71 punti su un massimo di 100. Nella top 5 rientrano invece Lussemburgo, Spagna, Francia, Norvegia e Danimarca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’indice prende in considerazione una serie di fattori vitali, tra cui: assistenza sanitaria, salario minimo, congedo di maternità, congedo annuale obbligatorio, retribuzione in caso di malattia, livelli di felicità complessiva. Quest’anno però si sono aggiunti due nuovi parametri: orario di lavoro medio e inclusività LGBTQ+.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Guardando in particolare il dato sul numero di ore media lavorate, in effetti anche <strong>l’ultimo report Eurostat rileva che in Italia si lavora troppo: circa 2 milioni di lavoratori restano sul posto di lavoro per 50 ore a settimana,</strong> contro le 40 ore previste, ovvero 8 ore al giorno per 5 giorni. Si tratta del 9,4% del numero degli occupati totali, che corrisponde a circa 23 milioni di persone. Un dato che supera la media europea, che si attesta al 7%. Il problema aggiuntivo, sottolinea l’Ocse, è che <strong>in Italia si lavora troppo e male</strong>: queste ore extra di lavoro infatti non si traducono generalmente in un aumento della produttività, come emerge dal rapporto tra il PIL, il numero di lavoratori e di ore lavorate nel nostro Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda il tema dell’inclusione, <strong>un report di Istat e Unar</strong> (l&#8217;Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) rileva che nel 2020-2021, su oltre 20mila persone (occupate e disoccupate), <strong>il 26% ha dichiarato che il proprio orientamento sessuale ha rappresentato uno svantaggio nel corso della propria vita lavorativa</strong> in almeno uno dei tre ambiti considerati, ovvero carriera e crescita professionale, riconoscimento e apprezzamento, reddito e retribuzione. Il 40,3% ha evitato di parlare della vita privata per tenere nascosto il proprio orientamento sessuale, e una persona su cinque afferma di aver evitato di frequentare persone dell’ambiente lavorativo nel tempo libero per non rischiare di rivelare il proprio orientamento sessuale. Il 34,5% riferisce di aver subito almeno un episodio di discriminazione durante lo svolgimento del proprio lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Certamente questi sono numeri che inquadrano una situazione generale, ma bisogna poi guardare ai casi singoli e concreti: molte aziende si stanno già muovendo attivamente per cambiare la cultura del lavoro e creare condizioni migliori per favorire il benessere dei dipendenti. Se da una parte c’è ancora tanta strada da fare, dall’altra bisogna riconoscere lo sforzo di diverse realtà aziendali nel diffondere maggior consapevolezza che un buon equilibrio vita-lavoro può impattare positivamente sulla produttività e la qualità del lavoro.</p>
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		<title>Le 5 macro tendenze del welfare aziendale nel 2023 per trattenere i dipendenti in azienda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Apr 2023 07:24:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato d'impresa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Soprattutto a partire dal post Covid-19, il welfare aziendale sta diventando un vero e proprio must, alla luce delle nuove priorità e i nuovi bisogni dei lavoratori. D’altra parte il concetto di welfare non è statico, ma si evolve insieme ai mutamenti del mercato del...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Soprattutto a partire dal post Covid-19, il welfare aziendale sta diventando un vero e proprio must, alla luce delle nuove priorità e i nuovi bisogni dei lavoratori. D’altra parte il concetto di welfare non è statico, ma si evolve insieme ai mutamenti del mercato del lavoro.<br />
Ad oggi le priorità sono l’ambito educativo e la salute: infatti s<strong>econdo una ricerca dell’Osservatorio Welfare 2022 a cura di Edenred Italia, il 47,8% della spesa welfare riguarda l’istruzione, la previdenza e l’assistenza sanitaria e per i familiari.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia la prima forma di welfare parte dall’ascolto, dalle risposte dei datori di lavoro ai bisogni dei dipendenti: <strong>il miglioramento dell&#8217;equilibrio e della forte sinergia tra vita privata e vita lavorativa trovano risposte in strategie aziendali che devono essere misurate sui dipendenti stessi.</strong> Il welfare poi ha a che fare con diversi aspetti: <strong>fa bene alle imprese in termini di produttività, clima aziendale e maggior engagement, e al contempo giova al paese stesso in un’ottica di crescita.</strong> Inoltre, l’adozione di un piano welfare orientato verso l’attrazione dei talenti e indicativo quindi dell’employee retention mitiga così anche le grandi dimissioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Il welfare aziendale non si circoscrive solo a prodotti e servizi, ma si traduce anche in una serie di attività sanitarie ed assistenziali per il lavoratore e in taluni casi anche i suoi familiari, legandosi al contempo anche al territorio grazie al suo forte potere sociale”</em> dichiara <strong>Luca Furfaro, esperto di welfare e titolare dello studio Furfaro</strong> (premiato per quattro anni consecutivi al Welfare Index PMI). <em>“Il welfare si evolve in modo naturale, a seconda dei cambiamenti delle abitudini delle persone e tradurre adeguatamente tutto ciò non sempre è facile”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Guadando alle macro tendenze del welfare aziendale 2023, Furfaro ne identifica 5:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1) I fringe benefits</strong><br />
Una delle forme più comuni di welfare sono i cosiddetti fringe benefits, benefici accessori o benefici in natura: si tratta di buoni carburante, buoni pasto, buoni regalo o anche servizi di mensa, macchina e telefono aziendale. Questi benefits riscuotono spesso il gradimento più alto poiché sono tangibili e facilmente accessibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>2) Il volontariato d’azienda</strong><br />
Sempre più aziende promuovono e organizzano attività di volontariato no profit durante l’ambito lavorativo, offrendo spesso la possibilità di apprendere nuove conoscenze e di mettersi in gioco e migliorare il clima aziendale. Il volontariato d’azienda riesce così a rafforzare l’impegno dell’impresa nell’ambito CSR alla possibilità di fare team building tra colleghi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>3) Corporate social responsibility</strong><br />
Il benessere si sposa anche con la sostenibilità nei confronti del territorio che ospita un’azienda: quando si parla di corporate social responsibility si fa riferimento all’adozione di una politica di welfare aziendale che sappia trovare un connubio tra obiettivi economici, sociali e ambientali, nell’intento di attribuire all’azienda anche una mission sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>4) La formazione sulle soft skills</strong><br />
Un’altra forma di welfare, che rientra nel tema della responsabilità sociale, è costituita dai piani di formazione che l’azienda mette a disposizione del dipendente su diversi temi, svolgendo così un ruolo di formazione e di crescita continua, migliorando la vita lavorativa. Spesso i CCNL chiedono alle aziende di erogare tali corsi di formazione, tuttavia un’azienda veramente attenta al benessere dei propri dipendenti dovrebbe promuovere attività formative anche per migliorare le soft skills dei dipendenti e per creare un bacino di personale qualificato con le skill necessarie all’azienda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>5) Benessere mentale e fisico</strong><br />
Una delle nuove frontiere del welfare è sicuramente quella della salute mentale e fisica: non si tratta di una novità dell’ultimo anno in quanto si è a lungo parlato di terapia sul luogo di lavoro ma la pandemia ha dato una spinta importante a questo tema che è diventato oggi una priorità. Sempre più aziende hanno inserito in azienda la figura dello psicologo o mettono a disposizione dei dipendenti piattaforme ad hoc. Allo stesso modo anche la salute fisica è fondamentale e si traduce con l’adozione di riduzioni per visite o check up annuali o assistenza sanitaria integrativa.</p>
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		<title>L’occasione persa per costruire una società migliore</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/loccasione-persa-per-costruire-una-societa-migliore/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 04:57:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[benessere psicofisico]]></category>
		<category><![CDATA[benessere lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[senso civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi due anni le organizzazioni hanno appreso che le persone, a differenza di un tempo, chiedono al welfare di focalizzare l’attenzione sulla questione benessere, rimettendo al giusto posto la vita privata &#160; C’era una volta – non molto tempo fa, per essere precisi –...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><i>Negli ultimi due anni le organizzazioni hanno appreso che le persone, a differenza di un tempo, chiedono al welfare di focalizzare l’attenzione sulla questione benessere, rimettendo al giusto posto la vita privata</i></p>
<p><span id="more-22864"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’era una volta – non molto tempo fa, per essere precisi – un intero Pianeta concentrato ad affrontare la più drammatica pandemia conosciuta, fino ad allora, dagli esseri umani. <strong>L’Italia, Paese (forse a ragione) considerato tra i più indisciplinati, con un inaspettato atteggiamento di profonda coscienza civica, si stava dimostrando tra i più virtuosi</strong> nel rispettare le difficili misure di contenimento del virus imposte dai vertici sanitari: se in Cina ci volevano i militari per non far uscire di casa i cittadini, dalle nostre parti – salvo qualche rara eccezione – erano bastati i messaggi del Governo, sommati alla grande paura della malattia e alle terribili immagini di ciò che accadeva negli ospedali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non tutti, però, avevano la fortuna di poter restare tra le mura domestiche; per far sentire la vicinanza a queste persone, chiamate a continuare a lavorare per il bene della collettività, i più fortunati, da casa, cantavano sui balconi, esponevano i cartelloni con il famigerato slogan “andrà tutto bene” <strong>ed elogiavano chi, con eroico spirito di abnegazione del proprio ruolo, faceva la sua parte. E guai a non rispettare le regole</strong>: in perfetto stile della Repubblica democratica tedesca (Ddr), gli italiani arrivavano addirittura a denunciare alle autorità chiunque avesse un comportamento tale da compromettere gli sforzi della comunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Insomma, l’Italia aveva riscoperto un senso civico che, ovviamente sommato agli immani sforzi della macchina organizzativa sanitaria, ha permesso di superare i continui picchi del virus. E mentre ancora dovevamo uscire dalla pandemia, eravamo tutti convinti che non avremmo abbandonato le ‘buone abitudini’ apprese. <strong>Finché a inizio aprile 2022 – due anni dopo il primo <em>lockdown</em> totale – visto l’andamento nel Paese della malattia, il Governo ha aperto la stagione della cosiddetta ‘nuova normalità’</strong>, nella quale le misure di contenimento della pandemia sono state ampiamente riviste in favore di una maggiore libertà degli individui e della comunità. E siamo tornati quelli di un tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Alle aziende si chiede più attenzione al benessere</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante la pandemia abbiamo appreso numerose lezioni; le aziende, per esempio, hanno compreso che la digitalizzazione è inevitabile per affrontare le incertezze che, se un tempo credevamo concretizzarsi di rado, oggi sappiamo avvenire con preoccupante costanza: <strong>appena abbiamo intravisto la luce in fondo al tunnel del Covid, è arrivata la guerra in Ucraina con tutte le ripercussioni economiche, imprevedibili fino a poche settimane fa…</strong> Ma le organizzazioni hanno anche appreso che le persone, a differenza di un tempo, vogliono focalizzare l’attenzione sulla questione benessere, rimettendo al giusto posto la vita privata, a volte troppo sacrificata dal lavoro; e siccome ogni persona declina il concetto in modo discrezionale, ecco che le aziende hanno iniziato ad approfondire la tematica, per rispondere in modo adeguato alle richieste del personale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il welfare aziendale – come detto già in varie occasioni – è stato (ma lo è tuttora) lo strumento per dare concretezza alle possibili risposte alle necessità delle persone; e affinché sia efficace, <strong>i responsabili dell’area HR ascoltano ancor più che nel passato le richieste dei collaboratori. Si è compreso che i servizi ‘ludici’ di welfare possono lasciare spazio a quelli sanitari e di cura</strong>: perché sarà pure interessante il giro in mongolfiera a spese dell’azienda (ma poi qualcuno l’ha mai fatto per davvero questo giro?), ma ben più importante è tutelare la salute.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rientra in questa dimensione anche l’assetto organizzativo del lavoro da remoto, chiesto a gran voce da tanti lavoratori, un po’ per paura di contrarre il virus e un po’ perché – siamo sinceri – è ben più comodo lavorare da casa (sempre che non si abbiano i figli da accudire). <strong>Fa nulla se poi queste stesse persone – <em>Smart working addicted</em> – frequentano tanti altri luoghi ben più ‘pericolosi’ degli uffici, almeno a livello di potenzialità di contagio</strong>, con buona pace delle strategie e degli investimenti in benessere delle aziende… Dov’è finito, allora, quel senso civico che ci aveva caratterizzato durante la fase più drammatica della pandemia?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Le azioni dei singoli si ripercuotono sulla comunità</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tornando ancora indietro nel tempo, non possiamo dimenticarci di quando, poco dopo i primi allentamenti delle restrizioni post primo <em>lockdown</em>, con i passaggi dalla zona rossa a quella arancione e poi gialla e la possibilità di uscire di casa, ci bastava sentire qualcuno starnutire o tossire per guardarlo con terrore e nello stesso tempo lanciare sguardi di ammonizione per aver solo pensato di lasciare la propria abitazione. Eravamo tutti molto spaventati e, si sa, che la paura è tra i sentimenti più potenti che esistano, capace di influenzare profondamente le azioni delle persone. Al di là di casi di reazioni esagerate per qualche colpo di tosse – purtroppo esistono ancora numerose malattie respiratorie, ugualmente serie, oltre al Covid – <strong>la comunità condivideva il principio che le attività dei singoli potessero avere ripercussioni sull’intera collettività; meglio allora un po’ di isolamento in più piuttosto che mettere a rischio la salute degli altri. Ma la nostra memoria si è rivelata ben più corta del previsto</strong>, perché è bastato che qualcuno lasciasse intendere che la pandemia fosse finita (per la cronaca, non ne siamo ancora usciti!) non solo per abbassare la guardia, ma per rimettere in disparte quel senso civico che avevamo riconquistato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Chi frequenta gli asili nido e le scuole materne</strong> – gli unici istituti frequentati dalla fascia di popolazione che, non per scelta, non può essere vaccinata (il vaccino è destinato solo agli Over 5) – <strong>da settimane è alle prese con l’incubo contagio</strong>. Non che prima i bambini fossero immuni alla malattia, ma almeno quella ritrovata educazione civica convinceva spesso i genitori che con un banale sintomo influenzale fosse più prudente, per la collettività, tenere a casa il figlio piuttosto che farlo entrare a contatto con i compagni di classe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi, invece, la scena è che a scuola ci si deve andare, a prescindere dalle condizioni fisiche dei bambini. Raffreddore? Mal di gola? Febbriciattola? “È un malanno di stagione”, dicono mamme e papà, con la famosa laurea in Medicina presa sui social network. <strong>E visto che il tampone anti-Covid non è più obbligatorio – basta l’autocertificazione! – nessuno si azzarda neppure a pensare di sottoporre i figli alla tortura</strong>. Il risultato? Proprio oggi mia figlia (vaccinata) è entrata in classe dopo un compagno che continuava a starnutire, accompagnato dalla madre a sua volta con un forte raffreddore. E con profondo senso civico – che ormai ognuno declina e orienta rispetto alle proprie necessità (c’è una mamma, autoproclamatasi virologa, che nella chat di WhatsApp ha illuminato il gruppo dei genitori del nido, spiegando che il Covid non si trasmette attraverso l’esposizione alle particelle che emettiamo quando parliamo…) – ho preso le mie precauzioni: una toccata al cornetto portafortuna e la speranza che quel raffreddore fosse solo… allergia di stagione.</p>
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		<title>Il welfare aziendale che si prende cura della salute mentale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Aug 2021 04:29:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[benessere lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[psicologo aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[riduzione stress]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Reale Mutua]]></category>
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</i></p>
<p><span id="more-22408"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La pandemia ha lasciato importanti conseguenze a livello psicologico in tutti. In particolare ha peggiorato situazioni già presenti di ansia, stress e difficoltà personali. Così tanto che più della metà degli italiani pensa che <strong>potrebbe essere utile rivolgersi allo psicoterapeuta per migliorare la condizione mentale e gestire situazioni complesse</strong>. Una sensibilità che tocca in particolare le donne e gli Under 30: per queste categorie, le percentuali salgono rispettivamente al 64% e al 65%. Lo evidenzia l’ultima ricerca dell’Osservatorio Reale Mutua sul welfare, condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d’età, genere e area geografica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con l’aumentare dei bisogni, inoltre, cresce anche la sensibilità a questi temi. È per questo che <strong>una persona su tre vorrebbe che fosse il datore di lavoro a mettere a disposizione un servizio di psicologia o psicoterapia come forma di welfare aziendale</strong>. Riconoscendo, però, che prima è necessario un cambio culturale (di persone e aziende) che aumenti ancora di più l’attenzione verso questi aspetti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Ma non è facile riconoscere di avere un bisogno di questo tipo, né lo è parlare di sé e aprirsi su certi argomenti: per molti, insomma, lo psicologo resta ancora un tabù”, si legge nel report. <strong>Questione – ammettono gli stessi rispondenti – di imbarazzo per il 31% del campione, ma anche di poca sensibilità al tema</strong> (22%), e legata a una certa tendenza a sottovalutare l’importanza della sfera mentale nella propria vita (20%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Gestire ansia e incertezza è il bisogno più sentito</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Michele Quaglia, Direttore Commerciale e Brand di Gruppo Reale Mutua, ha spiegato: “La crescente attenzione al benessere mentale è un aspetto molto importante per la vita privata, sociale e lavorativa di ciascuno, e un trend probabilmente destinato ad aumentare ancora nel prossimo futuro”. Nel sondaggio <strong>è l’ansia la prima ragione che porterebbe gli italiani a rivolgersi alla psicoterapia (35%), sintomo del periodo di incertezza che stiamo vivendo da oltre un anno</strong>. Tra le altre esigenze, gli aspetti caratteriali e della personalità (11%), le dinamiche legate all’attività lavorativa o alle relazioni (9%), le situazioni di difficoltà per la salute dei propri cari (7%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è chi pensa che anche la tecnologia possa aiutare a superare certe barriere e incentivare il ricorso alla video terapia grazie ai servizi di consulenza online (17%), che si può svolgere da remoto. Ma anche il portafoglio vuole la sua parte: <strong>se la relazione che si instaura con i professionisti è il fattore più importante (38%), per più di una persona su tre è fondamentale poter contenere i costi della prestazione</strong>. Non da meno è la possibilità di ridurre i tempi di attesa (21%). Una persona su cinque, inoltre, vorrebbe anche una maggiore presenza di sportelli di ascolto psicologico in ospedali, cliniche e ambulatori.</p>
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		<title>Ritrovare l’equilibrio psicofisico per la ripartenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2021 06:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca sodexo]]></category>
		<category><![CDATA[benessere psicofisico]]></category>
		<category><![CDATA[Sodexo]]></category>
		<category><![CDATA[benessere lavoratori]]></category>
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<p><span id="more-22292"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Incertezze, precarietà e stress psicofisico. È noto che la pandemia ha portato un calo del benessere diffuso. Questo scenario ha riguardato in particolare i lavoratori. Secondo un’indagine condotta da Sodexo, azienda che supporta le imprese con servizi welfare rivolti a benefit e buoni spesa, in partnership con Harris Interactive su un campione di oltre 600 dipendenti di aziende italiane, <strong>il 71% delle persone ha ammesso di aver provato un senso di incertezza generale verso il futuro e il 76% di aver trascurato la propria salute, compiendo meno attività fisica rispetto all’inizio della pandemia</strong>. Le fasce d’età più colpite? Generazione Z e Generazione X.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un inquadramento lo offre, invece, un’altra ricerca sempre condotta da Sodexo con Harris Interactive su quasi 5mila dipendenti distribuiti su otto nazioni, tra cui l’Italia: da qui emerge che <strong>il 37% dei lavoratori non ha fatto nulla per migliorare la propria salute mentale e il 75% ha ammesso che questi problemi hanno influenzato negativamente la produttività.</strong> L’81% ha dichiarato che dovrebbe essere responsabilità dell’azienda farsi carico di soluzioni per migliorare il benessere psicofisico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo scenario, si sviluppano sensazioni di ansia generale, di paura e di panico derivanti dalla pandemia e in ottica di sicurezza sul posto di lavoro; si mangia in modo poco salutare e aumenta il consumo di sigarette e di alcol. <strong>La conseguenza è un declino cognitivo che si ripercuote sulla vita quotidiana e lavorativa, impattando su produttività e performance.</strong> A dedurlo è proprio la ricerca di Sodexo svolta sul campione italiano, l’85% delle persone ha dichiarato che la propria condizione di stress psicofisico ha avuto un impatto sulla produttività lavorativa e il 79% ritiene che sia responsabilità dell’azienda provvedere alla salute mentale dei dipendenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il welfare a sostegno dei lavoratori</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>I lavoratori sembrano quindi essere d’accordo sulle potenzialità delle aziende di aiutarli nel recuperare il proprio equilibrio e prepararsi alla ripartenza, che sta avvenendo gradualmente grazie alla compagna vaccinale e all’arrivo della stagione estiva: si inizia a tornare in ufficio, o quanto meno ad alternare il lavoro da remoto con quello in sede, ritrovando i colleghi e la socialità perduta. <strong>Le aziende sono quindi chiamate a studiare e promuovere strumenti in ambito welfare: i più desiderati dai dipendenti sono i pranzi con i colleghi (59%), i programmi di benessere (59%)</strong>, i welfare benefit (57%), i progetti di supporto mentale (55%) e lo Smart working (55%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per questi motivi, il welfare aziendale va ripensato in ottica di supporto del benessere dei lavoratori. In occasione del <em>Global Wellness Day</em>, l’iniziativa promossa da Belgin Aksoy e giunta alla sua decima edizione (nel 2021 si è svolta il 12 giugno) che ispira e stimola le riflessioni sul tema del benessere, <strong>gli esperti di Sodexo hanno spiegato che non è necessario organizzare progetti complessi, ma semplici ed efficaci benefit possono contribuire a questo scopo.</strong> Per esempio i buoni pasto sono già utili per far riscoprire il piacere della socialità e del pranzo con i colleghi; o ancora, i buoni acquisto, ancor più convenienti grazie alla recente conferma, anche per il 2021, del <a href="http://tuttowelfare.info/attualita-welfare/il-raddoppio-dei-fringe-benefit-del-welfare-serve-per-la-vera-ripartenza">raddoppio del tetto di esenzione fiscale per i fringe benefit a oltre 516 euro per dipendente</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Preservare la salute fisica e mentale di dipendenti e famiglie deve essere un focus principale delle aziende in questa fase di ripartenza. Mai come adesso, infatti, è importante sostenere il loro benessere”, è la tesi di Sodexo. Per accompagnare le persone verso il graduale ritorno alla normalità, <strong>un valido aiuto arriva dagli strumenti di welfare, in particolare da quelli più accessibili, come i buoni shopping che offrono la massima libertà di spesa</strong>, scegliendo tra vari partner. E ovviamente il buono pasto, incentivo per tornare alla socialità, iniziando proprio dalla tavola.</p>
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		<title>Ascoltare e personalizzare, il futuro del welfare</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/ascoltare-e-personalizzare-il-futuro-del-welfare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2021 07:22:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Eudaimon]]></category>
		<category><![CDATA[benessere lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[Hermes Consulting]]></category>
		<category><![CDATA[Danila Mignardi]]></category>
		<category><![CDATA[Dario Pederiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per comprendere meglio l’evoluzione del welfare in questo particolare momento storico, Tuttowelfare.info si è confrontato con due esperti &#160; Palestre, maggiordomo, asili aziendali; ma anche rimborso delle spese di viaggio e auto. Molte sono le misure di welfare aziendale che le aziende hanno implementato negli...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><i>Per comprendere meglio l’evoluzione del welfare in questo particolare momento storico, <em>Tuttowelfare.info</em> si è confrontato con due esperti</i></p>
<p><span id="more-21883"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Palestre, maggiordomo, asili aziendali; ma anche rimborso delle spese di viaggio e auto. Molte sono le misure di welfare aziendale che le aziende hanno implementato negli ultimi anni <strong>per ingaggiare sempre più i dipendenti e supportarli nella gestione dell’equilibrio fra vita personale e professionale</strong>. Ma la pandemia ha cambiato tutto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da un giorno all’altro molte imprese hanno dovuto remotizzare le attività dei propri dipendenti e, in questo modo, i piani welfare basati sulla presenza fisica dei lavoratori – e soprattutto le soluzioni legate al pendolarismo – si sono rivelati vani.<strong> Insieme con il modo di lavorare, infatti, sono cambiate le esigenze del personale aziendale, trasformandosi sempre più in bisogni psico-fisici.</strong> Le aziende si sono pertanto trovate a dover gestire – oltre all’organizzazione dell’Home working – un ripensamento delle misure ideate e applicate in precedenza. Ma qual è la situazione attuale?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per comprendere meglio l’evoluzione del settore, in questo particolare momento storico, <em>Tuttowelfare.info</em> si è confrontato con due esperti del welfare: <strong>Danila Mignardi, Responsabile Area Wellbeing &amp; Welfare di Hermes Consulting </strong>e <strong>Dario Pederiva, Direttore Area Sales Large Corporate di Eudaimon</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Linguaggio verbale e respirazione consapevole</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prima peculiarità del lavoro a distanza riguarda una nuova modalità di comunicazione. Parlando attraverso lo schermo, secondo Mignardi, <strong>è fondamentale utilizzare una tecnica comunicativa in grado di sviluppare fiducia nel team, lavorando sul potenziamento dell’intelligenza linguistica</strong> che porta a scegliere le parole più utili per creare vicinanza, unita ai giusti colori di voce e a un ‘nuovo’ linguaggio del corpo, che vede ridotto il ruolo della gestualità. <strong>Questa pratica è utile soprattutto per la gestione di collaboratori da remoto</strong>, uno dei temi più ricorrenti durante il lockdown.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per rispondere alle recenti esigenze, Hermes Consulting ha proposto misure di welfare che trattano nuove tematiche di benessere. “Tecniche che, traducendo studi neuroscientifici in pratiche quotidiane, sono utili a far sentire le persone a proprio agio anche in un contesto di isolamento che ha costretto i più a entrare in contatto con nuove e spiazzanti emozioni”; interventi altamente ingaggianti, che prima del Covid erano considerati ‘superflui’. <strong>Fra le pratiche richieste e introdotte nel corso della pandemia troviamo anche quella che viene definita “respirazione consapevole”</strong>: “Grazie a questa tecnica le persone – a ogni livello – possono lavorare su loro stesse e sulla propria consapevolezza, con l’obiettivo di raggiungere maggiore concentrazione e lucidità volte al risultato, o gestire l’ansia e ridurre lo stress”, ha spiegato la Responsabile Area Wellbeing &amp; Welfare di Hermes Consulting.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutte le pratiche proposte vanno a coprire, grazie al potenziamento della centratura personale, la sfera del benessere.<strong> E questo parte da dentro</strong>. Ecco perché, durante l’emergenza sanitaria, le aziende hanno chiesto un supporto per rafforzare la consapevolezza dei propri dipendenti attivando, per esempio, un cambio di mindset (da fisso a dinamico). <strong>Il cosiddetto &#8220;growth mindset&#8221; è infatti l’approccio più utile per agevolare qualsiasi transizione o processo di cambiamento</strong>, come l’attuale emergenza sanitaria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Quello che abbiamo osservato è che, grazie a queste misure, le persone si responsabilizzano, attivandosi per cavalcare la situazione e non rimanerne vittime, subendone passivamente gli eventi”, ha proseguito Mignardi. Certo, può verificarsi qualche scetticismo iniziale, <strong>resistenze che si superano inserendo le pratiche in una cornice teorica che ne spiega i vantaggi e informa il personale di quanto il potenziale umano sia alleato del benessere</strong>, ingaggiandolo poi con la sperimentazione delle tecniche concrete.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo Hermes Consulting, “consapevolezza” rappresenta la parola chiave per il futuro del welfare, che sarà <strong>sempre più orientato verso pratiche che permettono di vivere le crisi con maggiore efficienza</strong>, attraverso percorsi individuali, di gruppo, di coaching, per poter continuare a sentirsi parte dell’azienda anche a distanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Un coach che ascolta e accompagna il cambiamento</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>Proprio il coaching, secondo Pederiva, rappresenta il futuro. Durante i mesi di <em>lockdown</em> sono emerse esigenze differenti, anche fra persone della stessa fascia d’età: “Per esempio, solo considerando i Millennial troviamo persone single, genitori e <em>caregiver</em>”, ha spiegato il Direttore Area Sales Large Corporate di Eudaimon. “<strong>Ognuno di loro ha bisogni specifici e non è possibile pensare di offrire una soluzione standardizzata”. Serve, dunque, qualcuno che ascolti le persone</strong>, pilastro su cui si basano (ancora) le imprese, e faccia da mediatore fra i bisogni organizzativi e quelli individuali; un collante che risolva i problemi accompagnando per mano le persone nei percorsi di cambiamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 2020 infatti, con la pandemia di Covid-19, ha solo accelerato il processo di trasformazione che la rivoluzione digitale e i cambiamenti socio-demografici interni alle imprese avevano iniziato. Il mondo è stato stravolto all’improvviso.<strong> E, attraverso i suoi strumenti, il welfare può essere un ottimo aiuto per affrontare questi cambiamenti. “Lo scenario attuale rappresenta una grande sfida nella gestione dei piani</strong>; è necessario anticipare i bisogni emergenti, l’evoluzione tecnologica e demografica delle aziende, ridefinire i servizi e articolare percorsi di coaching all’interno della strategia aziendale, per aiutare le persone a superare le proprie difficoltà e imparare a orientarsi all’interno dei piani di welfare offerti dalle aziende”, ha proseguito Pederiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <em>lockdown</em> ha spostato il focus del welfare su temi di protezione sociale (in particolare sul <em>wellbeing</em>), di sostegno al reddito, previdenza, <em>work-life balance</em> e formazione. “Durante il 2020 abbiamo puntato su servizi a favore degli smart worker: dal supporto psicologico a quello pedagogico, fino a seguire il filone per la didattica a distanza e del sostegno ai <em>caregiver</em>”, ha proseguito Pederiva. <strong>Anche secondo Eudaimon il Covid ha aperto la strada a una nuova forma di welfare, più concreta e personalizzata, volta a sostenere le persone nei periodi di cambiamento</strong> e ad aumentare la loro consapevolezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“È necessario, così, non solo ascoltare il management, per conoscere l’azienda con cui si lavora, ma anche i bisogni emergenti dei singoli lavoratori, attraverso <em>survey</em>, interviste e focus group e tornare da loro con risposte concrete, che li facciano sentire partecipi del progetto, della comunità, dell’azienda; un’impresa che li ascolta, li tutela e li mette in primo piano rispetto al business operativo”.<strong> L’implementazione di un percorso di coaching e di misure personalizzate aiuta le aziende a trasmettere un messaggio importante, ovvero che, anche in un momento difficile, il lavoratore non viene abbandonato</strong>. “Lo stesso lavoratore che rappresenta l’asset fondamentale per le aziende del presente e del futuro”, ha chiosato Pederiva.</p>
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