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	<title>welfare aziendale Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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	<title>welfare aziendale Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>AIWA sul welfare aziendale, il mercato cresce ma restano i divari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valeria Gelosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 09:31:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il welfare aziendale continua a crescere. Il Centro Studi AIWA spiega quali divari restano e come valutare l’efficacia dei piani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/aiwa-sul-welfare-aziendale-il-mercato-cresce-ma-restano-i-divari/">AIWA sul welfare aziendale, il mercato cresce ma restano i divari</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 10</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Il mercato del welfare aziendale continua a espandersi, ma la crescita non coinvolge tutte le imprese e tutti i lavoratori nello stesso modo. A confermarlo sono i dati sul welfare aziendale presentati da AIWA in occasione del primo Forum nazionale del Welfare aziendale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Nel 2026 i lavoratori raggiunti dai piani hanno superato quota 4 milioni, rispetto ai 770.000 di dieci anni prima. Nel 2025 il valore economico complessivo dei piani ha raggiunto 3,2 miliardi di euro, mentre il credito medio messo a disposizione dei dipendenti si è attestato a 688 euro. La crescita è stata particolarmente rilevante per le categorie meno apicali. Tra il 2018 e il 2025, il credito destinato agli operai è aumentato dell’84%, quello degli impiegati del 63% e quello dei quadri del 28%. Per i dirigenti si è invece registrata una diminuzione del 24%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Le stime potrebbero inoltre restituire soltanto una parte del fenomeno. Il perimetro considerato non comprende infatti alcune componenti rilevanti, tra cui i buoni pasto, l’assistenza sanitaria integrativa, la previdenza complementare e le misure previste dai Contratti collettivi nazionali di lavoro. Considerando anche queste voci, secondo le valutazioni illustrate durante il Forum il valore complessivo potrebbe raggiungere almeno 20 miliardi di euro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La crescita del mercato non elimina però le differenze tra imprese, settori e modelli di offerta. Il welfare rimane più diffuso nelle organizzazioni strutturate, mentre nelle realtà più piccole può risultare più difficile destinare risorse e competenze alla progettazione dei piani. Anche la composizione dell’offerta mostra livelli differenti di maturità: il 36% delle imprese sceglie esclusivamente buoni e fringe benefit, il 52% utilizza l’intera piattaforma proposta dagli operatori e soltanto il 12% sviluppa soluzioni costruite su misura. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>I numeri descrivono quindi un mercato in espansione, ma non permettono da soli di stabilire quanto i piani siano efficaci, accessibili e coerenti con i bisogni delle persone. Abbiamo approfondito con Silvia Spattini del <a href="https://www.aiwa.it/vita-associativa/centro-studi/" target="_blank" rel="noopener">Centro Studi AIWA</a>. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><span style="color: #dd9933;"><strong>Silvia Spattini</strong></span><br />
<span style="color: #dd9933;"><em>Centro Studi AIWA</em></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span> Dati sul welfare aziendale: come misurarne l’efficacia?</strong> <strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Il numero dei beneficiari, le risorse stanziate e il tasso di utilizzo sono gli indicatori più immediati. Ma quali elementi servono per comprendere se il welfare produca un impatto reale sulla vita dei lavoratori? <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«Oltre al numero dei beneficiari, alle risorse stanziate e al tasso di utilizzo, occorre misurare meglio la rispondenza ai bisogni, l’accessibilità dei servizi e l’impatto su benessere, soddisfazione, conciliazione, fidelizzazione. Al momento gli operatori di welfare segnalano che per le aziende risultano più difficilmente valutabili questi tipi di impatto. Occorrerà sensibilizzare sull’utilità di rilevamento di questi aspetti per garantire l’effetto positivo dei piani di welfare.» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></p>
<p>La crescita quantitativa non coincide quindi automaticamente con l’efficacia. Sapere quante persone utilizzano un piano o quanta parte del credito viene spesa non chiarisce necessariamente quali bisogni siano stati soddisfatti. Per compiere un ulteriore passo, le imprese dovranno affiancare ai dati di utilizzo indicatori relativi alla soddisfazione, alla conciliazione tra vita e lavoro, all’accessibilità dei servizi e alla fidelizzazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Fringe benefit: sostegno al reddito o sostituzione del salario?</strong> <strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Buoni acquisto e fringe benefit continuano a occupare una posizione centrale nei piani di welfare. La stessa tendenza emerge dal <a href="https://tuttowelfare.info/report-welfare-di-randstad-in-italia-e-boom-dei-fringe-benefits/" target="_blank" rel="noopener">Report Welfare di Randstad sul boom dei fringe benefit</a>, secondo cui una parte molto consistente del credito viene utilizzata per supermercati, commercio elettronico e carburante. La loro diffusione dimostra che il welfare è semplice e utile oppure riflette soprattutto la difficoltà degli stipendi nel sostenere le spese quotidiane? <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«È un segnale di entrambi gli aspetti: dimostra che lo strumento è semplice, immediatamente fruibile e utile a sostenere il potere d’acquisto, ma riflette anche la pressione esercitata sui salari dall’aumento del costo della vita. Per evitare che il welfare sostituisca la retribuzione, occorre mantenere distinti i due piani: la retribuzione remunera il lavoro, mentre il welfare, aggiuntivo rispetto ad essa, risponde a bisogni sociali e familiari. Il welfare non deve diventare salario sotto un’altra forma, ma riscoprire e rafforzare la propria funzione sociale.»</em> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La distinzione è rilevante. Il welfare può aumentare il valore netto riconosciuto ai lavoratori e sostenere alcune spese familiari, ma non produce gli stessi effetti della retribuzione sulla contribuzione, sul trattamento di fine rapporto e sulle future prestazioni pensionistiche. La questione non è quindi scegliere tra salario e welfare. I due strumenti devono rimanere complementari e svolgere funzioni diverse. Il <a href="https://tuttowelfare.info/9-rapporto-censis-eudaimon-meno-lavoro-piu-vita/" target="_blank" rel="noopener">9° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale</a> mostra inoltre che le aspettative dei lavoratori non riguardano soltanto il reddito, ma anche il tempo, il benessere e la possibilità di conciliare meglio vita personale e professionale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Come ridurre il divario tra grandi imprese e PMI?</strong> <strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>La diffusione del welfare rimane più elevata nelle medie e grandi imprese. Le organizzazioni strutturate dispongono generalmente di funzioni HR, risorse economiche e competenze amministrative che facilitano la progettazione e la gestione dei piani. Per le realtà di minori dimensioni, la complessità normativa e organizzativa può invece rappresentare un ostacolo. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«I dati AIWA mostrano che il welfare è maggiormente diffuso nelle medie e grandi imprese e ancora poco presente nelle realtà più piccole. Le PMI sarebbero favorite da una normativa fiscale stabile e più semplice, oltre che da strumenti condivisi a livello territoriale e settoriale. Contrattazione collettiva, bilateralità, reti tra imprese e servizi aggregati possono consentire anche alle aziende minori di attivare piani sostenibili senza dover costruire autonomamente sistemi complessi.» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></p>
<p>Il divario riguarda sia la presenza dei piani sia la loro articolazione. Una piccola impresa può incontrare maggiori difficoltà nell’analizzare i bisogni, selezionare i servizi e monitorare i risultati. La possibilità di condividere competenze, piattaforme e servizi a livello territoriale o settoriale può favorire l’accesso senza obbligare ogni azienda a costruire autonomamente un sistema complesso. Il tema è approfondito anche dal <a href="https://tuttowelfare.info/corporate-welfare-lab-il-welfare-aziendale-come-volano-per-le-pmi/" target="_blank" rel="noopener">Corporate Welfare Lab sul welfare aziendale nelle PMI</a>, che analizza il rapporto tra servizi ai lavoratori, produttività e capacità di attrarre e trattenere le persone. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Metalmeccanica e servizi guidano la diffusione</strong></span></h3>
<p>Le differenze emergono anche osservando i settori produttivi. Metalmeccanica e servizi sono gli ambiti nei quali il welfare è maggiormente presente e vengono indicati dal 72% degli operatori coinvolti nella rilevazione. Seguono il commercio, con il 52%, e la manifattura diversa dalla meccanica, con il 40%. La presenza è più contenuta nel chimico-farmaceutico e nel credito, entrambi al 24%, e nell’ICT, al 16%. Logistica, trasporti e turismo si fermano al 12%, mentre sanità e assistenza registrano il 4%.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La distribuzione può dipendere dalla struttura dimensionale dei comparti, dalla diffusione della contrattazione di secondo livello e dalla capacità delle imprese di destinare risorse a misure ulteriori rispetto alla retribuzione. La crescita del mercato non può quindi essere valutata soltanto attraverso il numero complessivo dei beneficiari. Occorre considerare anche quali settori e quali categorie rimangono meno raggiunti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="72%"><span class="tocounter">72%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Metalmeccanica e servizi</h4><span class="separator small""></span><p>I settori con la maggiore diffusione del welfare aziendale.</p></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="52%"><span class="tocounter">52%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Commercio</h4><span class="separator small""></span><p>Terzo comparto per presenza di piani di welfare.</p></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="4%"><span class="tocounter">4%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Sanità e assistenza</h4><span class="separator small""></span><p>Il settore in cui il welfare aziendale risulta meno diffuso.</p></div></div></div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Ampliare i servizi previsti dal TUIR è sufficiente?</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>AIWA chiede di aggiornare l’elenco dei beni e dei servizi ammessi alle agevolazioni fiscali, includendo esigenze che oggi trovano uno spazio limitato nei piani. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«L’aggiornamento del TUIR è necessario per rispondere a bisogni oggi non adeguatamente coperti come la cura degli animali domestici, gli affitti degli studenti fuori sede e maggiore sostegno ai caregiver. L’obiettivo, tuttavia, non deve essere ampliare indiscriminatamente il catalogo, ma includere misure coerenti con l’effettiva evoluzione dei bisogni sociali.» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></p>
<p>Un numero maggiore di servizi non garantisce automaticamente un piano più efficace. L’offerta deve essere coerente con le caratteristiche della popolazione aziendale. Età, reddito, composizione familiare, territorio, mansione e organizzazione del lavoro possono modificare profondamente le priorità. Il passaggio decisivo non consiste quindi nell’ampliare indiscriminatamente il catalogo, ma nel costruire un collegamento più preciso tra servizi disponibili e bisogni reali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Analisi dei bisogni e soddisfazione non sono ancora misurate sistematicamente</strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Per passare dai buoni standardizzati a piani più articolati è necessario conoscere meglio la popolazione aziendale e valutare periodicamente i risultati.Le piattaforme consentono di rilevare quali servizi vengono utilizzati, ma questi dati non spiegano sempre le ragioni delle scelte, il livello di soddisfazione o la presenza di bisogni non coperti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«L’attenzione delle imprese è cresciuta, ma queste pratiche non sono ancora sistematiche, soprattutto nelle imprese di minori dimensioni. I dati AIWA indicano la maggiore soddisfazione dei lavoratori come l’effetto più frequentemente osservato dai provider, ma osservare un risultato non equivale ancora a misurarlo in modo strutturato. Occorre integrare questionari, ascolto dei lavoratori e dati di utilizzo con una valutazione periodica della soddisfazione e dell’impatto prodotto.» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></p>
<p>La distinzione tra osservare e misurare è centrale. Un’impresa può percepire un miglioramento del clima o della soddisfazione senza disporre di informazioni sufficienti per collegarlo al piano di welfare. Questionari, strumenti di ascolto e valutazioni periodiche possono aiutare a individuare le misure più efficaci e quelle da rivedere. L’interesse dei lavoratori resta comunque elevato. L’approfondimento sui <a href="https://tuttowelfare.info/servizi-di-welfare-aziendale-cresce-linteresse-tra-i-lavoratori-che-ancora-non-ne-possono-usufruire/" target="_blank" rel="noopener">servizi di welfare richiesti dai lavoratori che ancora non ne usufruiscono</a> mostra una domanda significativa anche nelle imprese che non hanno ancora attivato misure dedicate. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quali lavoratori rischiano di rimanere esclusi?</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>L’aumento complessivo dei beneficiari non elimina automaticamente le disuguaglianze di accesso.Le barriere possono dipendere dalla dimensione dell’impresa e dal settore di appartenenza, ma possono presentarsi anche all’interno delle aziende che hanno già attivato un piano. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«Rischiano soprattutto i dipendenti delle micro e piccole imprese, dei settori meno strutturati e delle aziende che non dispongono di contrattazione o risorse organizzative dedicate. Esistono inoltre forme di esclusione interna che interessano chi ha minori competenze digitali, bisogni poco rappresentati o difficoltà ad anticipare le spese successivamente rimborsate. La crescita del welfare sarà un successo pieno soltanto se si accompagnerà a una maggiore accessibilità e inclusività.» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></p>
<p>L’accessibilità non coincide quindi con la semplice presenza di una piattaforma. Un servizio può essere formalmente disponibile ma risultare difficile da utilizzare per chi possiede minori competenze digitali, non trova risposte coerenti con le proprie esigenze o non dispone della liquidità necessaria per anticipare le spese da rimborsare. La capacità di individuare queste barriere sarà decisiva per rendere il welfare realmente inclusivo. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Dai dati sul welfare aziendale alla misurazione dell’impatto</strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>I dati sul welfare aziendale presentati da AIWA descrivono un mercato ormai consolidato e in forte espansione. L’aumento dei beneficiari, delle risorse e degli importi destinati a operai e impiegati rappresenta un segnale positivo. Restano però aperte alcune questioni: il divario tra grandi imprese e PMI, le differenze settoriali, la centralità dei fringe benefit e la limitata diffusione di piani costruiti sui bisogni specifici delle persone. La prossima fase non potrà essere valutata soltanto attraverso il numero dei piani attivati o il valore delle risorse distribuite. Il welfare aziendale dovrà dimostrare di essere accessibile, aggiuntivo rispetto alla retribuzione e capace di produrre un impatto misurabile sul benessere (sulla conciliazione vita-lavoro) e sulla soddisfazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/aiwa-sul-welfare-aziendale-il-mercato-cresce-ma-restano-i-divari/">AIWA sul welfare aziendale, il mercato cresce ma restano i divari</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Welfare aziendale nelle PMI: il 76,5% supera il livello medio e cresce il welfare strategico</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/welfare-aziendale-pmi-2026-rapporto-welfare-index/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 16:18:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le PMI con welfare aziendale più evoluto crescono di più e attraggono meglio i giovani. Il Rapporto Welfare Index PMI 2026 racconta cosa sta cambiando.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/welfare-aziendale-pmi-2026-rapporto-welfare-index/">Welfare aziendale nelle PMI: il 76,5% supera il livello medio e cresce il welfare strategico</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 9</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Il welfare aziendale nelle PMI italiane è cresciuto. Ora deve dimostrare di funzionare davvero. Così rileva il <strong data-start="538" data-end="573">Rapporto Welfare Index PMI 2026</strong>, presentato a Roma in occasione del decimo anno dell’iniziativa promossa da Generali Italia, che fotografa la diffusione delle iniziative e indica l’apertura di una nuova fase: quella dell’efficacia. Dopo anni in cui l’attenzione si è concentrata sul numero di imprese attive e sulla quantità di misure adottate, la vera sfida diventa costruire piani coerenti con i bisogni dei lavoratori, capaci di produrre risultati misurabili per persone, imprese e territori.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il dato del <strong data-start="1012" data-end="1080">76,5% delle PMI con un livello almeno medio di welfare aziendale</strong> resta importante, così come la crescita delle imprese con livelli alti o molto alti, più che triplicate in dieci anni(dal <strong data-start="1204" data-end="1240">10,3% del 2016 al 33,9% del 2026)</strong>. Con questa edizione, però, il Rapporto 2026 sposta il punto di osservazione: il welfare aziendale non cresce più solo “per estensione”, cioè aggiungendo iniziative o aumentando il numero di aziende coinvolte, cresce, o dovrebbe crescere, <strong data-start="1456" data-end="1473">in profondità</strong> attraverso maggiore capacità gestionale, ascolto dei lavoratori, comunicazione interna, conoscenza degli strumenti fiscali e misurazione dell’impatto.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Ripercorrendone l&#8217;evoluzione, nei primi anni, tra il 2016 e il 2019, il welfare aziendale si è ampliato soprattutto in termini di numero di iniziative e prestazioni offerte. La pandemia ha poi accelerato una seconda fase, quella della consapevolezza, in cui il welfare è diventato uno strumento di supporto concreto a lavoratori e famiglie. Oggi, come sostiene il Rapporto, <strong>si apre una terza fase, quella della maturità,</strong> come le misure vengono progettate e collegate agli obiettivi dell’impresa. Il welfare entra così nelle strategie aziendali, migliora la capacità di leggere i bisogni delle persone e aumenta il proprio impatto sulla competitività e sul valore sociale generato. Non è un passaggio secondario perché si passa dal racconto attraverso la lente dei benefit, dei vantaggi fiscali o della conciliazione vita-lavoro a porre l’attenzione sulla capacità delle PMI di costruire modelli organizzativi più sostenibili, vicini alle persone e al tempo stesso più solidi dal punto di vista economico.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><strong><span style="color: #dd9933;">A mancare non sono i benefit, ma gestione e ascolto<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h3>
<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="2705" data-end="3056">Il nuovo Welfare Index PMI 2026 mostra anche alcuni limiti ancora aperti. Solo <strong data-start="2784" data-end="2805">un’impresa su tre</strong> dichiara di conoscere in modo abbastanza o molto preciso le norme e gli incentivi fiscali del welfare aziendale. È un dato rilevante, perché senza una conoscenza adeguata degli strumenti disponibili è più difficile costruire piani realmente efficaci. Anche il coinvolgimento dei lavoratori resta una criticità. Il <strong data-start="3121" data-end="3144">40,6% delle imprese</strong> coinvolge i dipendenti attraverso indagini o incontri, ma questo significa che circa <strong data-start="3230" data-end="3249">6 imprese su 10</strong> non lo fanno ancora. Eppure proprio ascolto, analisi dei bisogni e misurazione della soddisfazione sono tra i fattori che distinguono le aziende più evolute.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p data-start="3409" data-end="3745">La comunicazione è un altro nodo. Il <strong data-start="3446" data-end="3469">44,3% delle imprese</strong> fa ancora affidamento sul passaparola per diffondere le iniziative di welfare. Le modalità più strutturate, come riunioni, circolari, intranet o piattaforme aziendali, sono più diffuse nelle imprese di maggiori dimensioni, ma restano meno presidiate nelle realtà più piccole. È qui che si vede la distanza tra welfare “presente” e welfare “efficace”: un piano può esistere, ma se non viene spiegato, compreso e usato rischia di produrre un impatto limitato.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><strong><span style="color: #dd9933;">I quattro profili del welfare nelle PMI<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h3>
<p>L’analisi del Welfare Index PMI 2026 si basa su un modello articolato in dieci aree: previdenza e protezione, salute e assistenza, conciliazione vita-lavoro, sostegno economico ai lavoratori, sviluppo del capitale umano, educazione e cultura, diritti e inclusione, condizioni lavorative e sicurezza, responsabilità sociale verso consumatori e fornitori, welfare di comunità.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Da questa analisi emergono quattro profili di impresa. Il primo è quello del <strong>welfare strategico</strong>, che riguarda il <strong>19% delle imprese</strong>: aziende con politiche evolute, capacità gestionale più alta e un orientamento chiaro verso soddisfazione dei lavoratori, reputazione e ruolo sociale. Il secondo è il <strong>welfare premiante</strong>, che coinvolge il <strong>31,1% delle imprese</strong> e interpreta il welfare come parte del sistema retributivo e di valorizzazione dei risultati aziendali. Seguono il <strong>welfare in evoluzione</strong>, pari al <strong>31,7%</strong>, e il <strong>welfare di conformità</strong>, che oggi riguarda il <strong>18,2%</strong> delle PMI.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Questa classificazione è utile perché mostra come il welfare aziendale non sia più un tema uniforme. Esistono imprese che lo vivono ancora come obbligo, altre che lo usano come leva premiante, altre ancora che lo integrano in una visione più ampia di gestione delle persone e relazione con il territorio. È proprio in quest’ultimo passaggio che si gioca la differenza tra welfare “erogato” e welfare realmente strategico.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">	<div class="vc_empty_space"  style="height: 30px" ><span
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		</span></div>

<div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="31,7%"><span class="tocounter">31,7%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Welfare in evoluzione</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">	<div class="vc_empty_space"  style="height: 30px" ><span
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<div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="31,1%"><span class="tocounter">31,1%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Welfare premiante</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">	<div class="vc_empty_space"  style="height: 30px" ><span
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<div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="19,0%"><span class="tocounter">19,0%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Welfare strategico</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">	<div class="vc_empty_space"  style="height: 30px" ><span
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		</span></div>

<div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="18,2%"><span class="tocounter">18,2%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Welfare di conformità</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><strong><span style="color: #dd9933;">Più welfare aziendale, migliori performance<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h3>
<p>Uno degli aspetti più rilevanti del Rapporto riguarda il legame tra welfare aziendale e performance d’impresa (come avevamo <a href="https://tuttowelfare.info/corporate-welfare-lab-il-welfare-aziendale-come-volano-per-le-pmi/" target="_blank" rel="noopener">già visto anche qui</a>). Le aziende più evolute registrano una produttività superiore: il fatturato per addetto raggiunge i <strong>396 mila euro</strong>, con un valore superiore del <strong>20% rispetto alla media</strong>, mentre la redditività risulta più elevata fino al <strong>+40,5%</strong>.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche la crescita occupazionale segue la stessa direzione. Tra il 2021 e il 2024, le imprese con livelli alti di welfare hanno visto aumentare gli addetti fino al <strong>20,4%</strong>, un ritmo doppio rispetto alle realtà meno strutturate. La quota di imprese a crescita sostenuta e profittevole passa inoltre dal <strong>21,3%</strong> tra quelle con welfare iniziale al <strong>39%</strong> tra quelle con welfare molto alto.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il messaggio è chiaro: il welfare non è soltanto una politica di benessere interno, ma può diventare una componente della competitività aziendale. Non sostituisce la retribuzione, né risolve da solo i problemi organizzativi, ma contribuisce a costruire un contesto più solido, capace di sostenere crescita, produttività e ingaggio delle persone.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h3><strong><span style="color: #dd9933;">Attrattività e retention: il welfare parla ai giovani<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h3>
<p>Il Rapporto evidenzia anche il rapporto tra welfare aziendale e capacità di attrarre nuovi lavoratori. Nel 2025 il <strong>61,5% delle PMI</strong> ha effettuato nuove assunzioni, ma la percentuale sale al <strong>78%</strong> tra le aziende con welfare molto alto. Le imprese più evolute mostrano inoltre una maggiore presenza di under 30 e una migliore capacità di inserirli stabilmente.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>È un dato particolarmente significativo in un mercato del lavoro in cui la<a href="https://tuttowelfare.info/investire-nel-welfare-aziendale-una-scelta-win-win/" target="_blank" rel="noopener"> competizione per i talenti</a> non si gioca più solo sulla leva economica. Per le nuove generazioni, la scelta di un’azienda passa sempre più anche dalla qualità dell’ambiente di lavoro, dalla possibilità di conciliare tempi di vita e professione, dalla cura della salute, dall’attenzione allo sviluppo delle competenze e dalla coerenza tra valori dichiarati e pratiche organizzative.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Non a caso, oltre il <strong>45% delle imprese</strong> rileva un elevato utilizzo e apprezzamento dei servizi di welfare da parte dei lavoratori, mentre più del <strong>60% delle aziende più strutturate</strong> segnala un miglioramento della retention.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h3><strong><span style="color: #dd9933;">Salute, assistenza e welfare di comunità<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h3>
<p>Il welfare aziendale nelle PMI non guarda più solo all’interno dei confini aziendali. Il Rapporto 2026 sottolinea il ruolo crescente delle imprese nel rafforzamento delle reti territoriali di protezione sociale, soprattutto in un Paese segnato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento dei bisogni di cura e dalla pressione sui servizi pubblici.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>In questo quadro, le PMI possono diventare una vera infrastruttura sociale diffusa, capace di integrare l’azione pubblica e favorire forme di welfare di comunità. Crescono, in particolare, le <a href="https://tuttowelfare.info/servizi-di-welfare-aziendale-cresce-linteresse-tra-i-lavoratori-che-ancora-non-ne-possono-usufruire/" target="_blank" rel="noopener">iniziative legate alla salute e all’assistenza</a>: l’<strong>11% delle imprese</strong> adotta una polizza sanitaria, il <strong>2,5%</strong> ricorre a consulti medici a distanza, il <strong>13,4%</strong> propone check-up e il <strong>6,9%</strong> programmi di screening come i controlli annuali per la prevenzione oncologica.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il welfare, quindi, non è più soltanto una risposta a bisogni individuali dei lavoratori, ma può contribuire a creare reti di protezione più ampie, soprattutto nei territori in cui le PMI rappresentano un presidio economico, sociale e relazionale.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>

		</div> 
	</div> 
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			<div class="vc_single_image-wrapper  "><img decoding="async" width="1280" height="734" src="https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-07-01-alle-17.25.27.png" class="vc_single_image-img attachment-full" alt="" title="Screenshot 2026-07-01 alle 17.25.27" srcset="https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-07-01-alle-17.25.27.png 1280w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-07-01-alle-17.25.27-300x172.png 300w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-07-01-alle-17.25.27-1024x587.png 1024w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-07-01-alle-17.25.27-768x441.png 768w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-07-01-alle-17.25.27-1536x881.png 1536w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-07-01-alle-17.25.27-2048x1175.png 2048w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-07-01-alle-17.25.27-345x198.png 345w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-07-01-alle-17.25.27-700x402.png 700w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">	<div class="vc_empty_space"  style="height: 40px" ><span
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		</span></div>


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			<h3><strong><span style="color: #dd9933;">Il welfare non finisce dentro l’azienda<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h3>
<p class="" data-start="8521" data-end="8723">Un altro elemento distintivo del Rapporto 2026 è il ruolo del territorio. Il welfare più maturo non si ferma ai confini dell’impresa, ma si allarga alla filiera, alla comunità locale e al terzo settore. Il <strong data-start="8728" data-end="8751">61,7% delle imprese</strong> ricorre a fornitori locali, il <strong data-start="8783" data-end="8792">37,3%</strong> sostiene iniziative sociali nel territorio e il <strong data-start="8841" data-end="8850">25,8%</strong> collabora con imprese non profit. Le aziende con una cura strutturata delle relazioni esterne raggiungono livelli di impatto sociale elevati nel <strong data-start="8996" data-end="9014">78,7% dei casi</strong>, contro il <strong data-start="9026" data-end="9035">21,7%</strong> di quelle con una cura limitata.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p data-start="9070" data-end="9393">In questo modo, il welfare aziendale può diventare una leva di prossimità, capace di trasformare bisogni individuali e familiari in risposte collettive e organizzate. Non sostituisce il welfare pubblico, ma può integrarlo, soprattutto dove la domanda sociale è più frammentata e difficile da intercettare.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><strong><span style="color: #dd9933;">Dalla quantità all’impatto: la nuova sfida delle PMI<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h3>
<p>La <a href="https://www.welfareindexpmi.it/evento-2026/" target="_blank" rel="noopener">decima edizione del Rapporto</a> racconta una buona notizia: il welfare aziendale è entrato nella cultura di molte piccole e medie imprese italiane. Evidenzia così che la maturità non dipende soltanto dal numero di benefit attivati, bensì dalla capacità di costruire piani coerenti, accessibili, misurabili e realmente collegati ai bisogni delle persone. Per questo il passaggio decisivo sarà dalla quantità alla qualità: ascolto dei lavoratori, personalizzazione delle misure, comunicazione interna, capacità di misurare utilizzo e impatto, integrazione con le politiche retributive e con la strategia di sostenibilità.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il welfare aziendale nelle PMI, insomma, non è più un tema laterale. È uno dei luoghi in cui si misura la capacità delle imprese di essere attrattive, competitive e socialmente rilevanti. E, come mostra il Welfare Index PMI 2026, le aziende che lo hanno capito prima sembrano già raccoglierne i risultati.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style='background-color:#203460; text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1782993978256">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><strong><span style="color: #dd9933;">Welfare Index PMI 2026: i numeri chiave</span></strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #ffffff;">• il</span><strong><span style="color: #dd9933;"> 76,5%</span></strong><span style="color: #ffffff;"> delle PMI ha raggiunto un livello almeno medio di welfare aziendale</span></h3>
<h3><span style="color: #ffffff;">• le imprese con welfare alto o molto alto sono passate dal</span><strong><span style="color: #dd9933;"> 10,3%</span></strong><span style="color: #ffffff;"> del 2016 al</span> <strong><span style="color: #dd9933;">33,9%</span></strong> <span style="color: #ffffff;">del 2026</span></h3>
<h3><span style="color: #ffffff;">• il welfare strategico riguarda il</span><strong> <span style="color: #dd9933;">19%</span> </strong><span style="color: #ffffff;">delle imprese</span></h3>
<h3><span style="color: #ffffff;">• il welfare premiante coinvolge il</span> <strong><span style="color: #dd9933;">31,1%</span></strong><span style="color: #ffffff;"> delle PMI</span></h3>
<h3><span style="color: #ffffff;">• il welfare di conformità scende al</span><strong> <span style="color: #dd9933;">18,2%</span></strong></h3>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/welfare-aziendale-pmi-2026-rapporto-welfare-index/">Welfare aziendale nelle PMI: il 76,5% supera il livello medio e cresce il welfare strategico</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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					<wfw:commentRss>https://tuttowelfare.info/welfare-aziendale-pmi-2026-rapporto-welfare-index/feed/</wfw:commentRss>
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			</item>
		<item>
		<title>Report Welfare di Randstad: in Italia è boom dei fringe benefit</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/report-welfare-di-randstad-in-italia-e-boom-dei-fringe-benefits/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 10:07:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=26863</guid>

					<description><![CDATA[<p>Buoni spesa, fino a bollette, affitto e scuola: una fotografia di come il welfare aziendale stia cambiando stipendio, consumi e strategie HR in Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/report-welfare-di-randstad-in-italia-e-boom-dei-fringe-benefits/">Report Welfare di Randstad: in Italia è boom dei fringe benefit</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><strong>Pubblichiamo il comunicato stampa sul Report Welfare di Randstad: un’analisi su 40 milioni di euro di welfare erogato per comprendere cosa desiderano i dipendenti oggi e l’impatto strategico del welfare aziendale sul business</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><em> Il valore dei Fringe Benefits è cresciuto del 34% in un anno e di quasi 7 volte rispetto al 2021. </em></li>
<li><em>Oggi rappresentano il 74% del credito totale speso e oltre il 91% degli ordini</em></li>
<li><em> Tra buoni acquisto, rimborsi bollette, mutui e affitto il welfare aziendale si afferma come “seconda busta paga” per far fronte al caro vita</em></li>
<li><em>Negli acquisti sono diffusi soprattutto buoni spesa per supermercati (29%), e-commerce (27%) e carburante (18%). Nei rimborsi soprattutto spese per la scuola (26%) e spese mediche (24%)</em></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Milano, 28 aprile 2026 &#8211; In Italia il welfare aziendale diventa sempre più uno strumento concreto di supporto al reddito, guidato dai fringe benefits, che tra buoni acquisto e rimborsi di quasi ogni tipo, nel 2025 hanno visto un vero e proprio boom. Secondo il <strong>Report Welfare</strong> di <strong>Randstad,</strong> un’analisi su 40 milioni di euro di welfare erogato per comprenderne le dinamiche di utilizzo tra lavoratori e aziende<em>, </em>il welfare aziendale oggi si è affermato in Italia come strumento capillare, utilizzato quotidianamente dai lavoratori. E i fringe benefit sono arrivati a quasi il 74% del credito welfare utilizzato e oltre il 91% degli ordini totali. Il loro valore è cresciuto del 34% rispetto all’anno precedente e quasi 7 volte (+615%) rispetto al 2021.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Randstad Welfare crea piani di welfare aziendale su misura, con una piattaforma welfare di proprietà. Dall’analisi di quasi 370.000 transazioni di welfare erogate nel 2025 per un valore di oltre 40 milioni di euro e una spesa media per ordine di circa 110 euro, emerge che <strong>la maggior parte del credito welfare utilizzato riguarda gli acquisti,</strong> <strong>l’84% del totale speso</strong>, a dimostrazione di un utilizzo orientato soprattutto ai consumi immediati. Il 13% della spesa invece riguarda i rimborsi e il 3% i versamenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli acquisti, i lavoratori privilegiano soluzioni semplici e flessibili: vengono acquistati soprattutto buoni per supermercati, e-commerce e carburante. Ma non mancano anche attività di svago, come vacanze e attività per il tempo libero. Nei rimborsi, uno su quattro riguarda le spese sanitarie ed un altro quarto le spese scolastiche dei figli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“I dati del Report Welfare 2025 mostrano come il welfare aziendale sia diventato un pilastro essenziale della strategia HR, da un lato sono un reale vantaggio fiscale per le imprese, dall’altro uno strumento molto apprezzato dai lavoratori, per cui sono il primo alleato contro l’inflazione – afferma <strong>Jacqueline Verdicchio</strong>, Head of welfare business di Randstad –. In un contesto di crescente pressione sul potere d’acquisto, infatti, soprattutto i fringe benefit si sono affermati come la risposta più immediata ed efficace ai bisogni dei lavoratori, perché consentono di intervenire direttamente sulle spese quotidiane. Allo stesso tempo, grazie ai vantaggi fiscali, rappresentano per le aziende uno strumento efficiente per trasformare il costo del lavoro in valore netto per i dipendenti. Una combinazione che permette di investire in soluzioni flessibili e ad alto impatto, capaci di generare valore reale e percepito, rafforzando al tempo stesso engagement e capacità di attrarre e trattenere talenti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I fringe benefit. </strong>Il Report Welfare di Randstad evidenzia un cambio di paradigma in atto nell’utilizzo del welfare aziendale, sempre più componente stabile e continuativa della retribuzione, piuttosto che come un beneficio occasionale, con un trend di adozione in costante ascesa dei fringe benefits.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per le aziende, questi rappresentano un significativo vantaggio fiscale: grazie alle riforme legislative, che hanno fissato le soglie di esenzione a 1.000 euro per la generalità dei dipendenti e a 2.000 euro per quelli con figli a carico fino al 2027 incluso, possono erogare premi abbattendo totalmente il cuneo fiscale e ogni euro investito si traduce in valore netto per il lavoratore. Per i dipendenti, sono uno strumento apprezzato non solo per l’opportunità di usufruire di servizi accessori, ma per la possibilità di supporto nelle spese quotidiane, a tutti gli effetti una “seconda <a href="https://tuttowelfare.info/gli-stipendi-in-italia-un-trilemma/" target="_blank" rel="noopener">busta paga</a>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rispetto al 2024, quando l’incidenza dei fringe benefits si attestava al 73% del valore della spesa di welfare, si registra un incremento di 1 punto percentuale, al 74%. Ma la crescita è ancora maggiore in valore assoluto: +34% in anno, in un trend di espansione costante, addirittura +615% rispetto al 2021.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Gli acquisti.</strong> La grande maggioranza del Welfare aziendale è impiegata per “acquisti”, che concentra l’84% del valore totale e il 96% degli ordini. Il ruolo dominante è ricoperto dai buoni acquisto – che da soli rappresentano l’83% della spesa e il 95% delle transazioni di questo ambito – a dimostrazione della preferenza per strumenti semplici, flessibili e immediatamente spendibili. Nel dettaglio, le principali destinazioni sono supermercati (29%), e-commerce (27%) e carburante (18%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Accanto alle spese essenziali, emerge anche una componente legata alla qualità della vita: il 14% degli acquisti è destinato a viaggi e vacanze, mentre il 2% riguarda attività per il tempo libero. Quote più contenute si registrano per spese mediche (1%) e corsi di formazione (1%), che pur rimanendo marginali nella sezione acquisti contribuiscono a delineare un utilizzo del welfare sempre più articolato e vicino ai bisogni individuali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="632">
<tbody>
<tr>
<td width="211"><strong>Categoria</strong></td>
<td width="211"><strong>% speso</strong></td>
<td width="211"><strong>% ordini</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="211"><em>Acquisti Vari</em></p>
<p><em>(gift card, gift card centri commerciali, qiundi solamente fringe benefit).</em></td>
<td width="211">83%</td>
<td width="211">95%</td>
</tr>
<tr>
<td width="211"><em>Viaggi e vacanze</em></td>
<td width="211">14%</td>
<td width="211">3%</td>
</tr>
<tr>
<td width="211"><em>Tempo libero</em></td>
<td width="211">2%</td>
<td width="211">2%</td>
</tr>
<tr>
<td width="211"><em>Spese Mediche</em></td>
<td width="211">1%</td>
<td width="211">1%</td>
</tr>
<tr>
<td width="211"><em>Corsi di formazione</em></td>
<td width="211">1%</td>
<td width="211">0%</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rimborsi</strong> I “rimborsi” sono una quota più contenuta di welfare aziendale, ma con caratteristiche distintive: pur incidendo per il 13% del valore totale erogato, copre solo il 4% degli ordini, a indicare un ricorso meno frequente ma legato a spese di importo medio più elevato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I rimborsi si concentrano principalmente su bisogni essenziali e strutturali. Circa un quarto riguarda le spese sanitarie (il 24%) e poco meno alle spese per l’istruzione dei figli, tra scuola (26%), università (13%), asili (6%) e servizi collegati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra le altre voci rilevanti. emergono le spese legate alla mobilità quotidiana, come gli abbonamenti ai trasporti (5%). Non mancano inoltre i contributi per utenze domestiche – energia (5%) e gas (4%) – e per esigenze familiari come baby-sitter (6%) e assistenza (3%), a conferma di un utilizzo orientato alla copertura di costi rilevanti per il bilancio familiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="638">
<tbody>
<tr>
<td width="213"><strong>Categoria</strong></td>
<td width="213"><strong>% speso</strong></td>
<td width="213"><strong>% ordini</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Abbonamento Trasporti</td>
<td width="213">5%</td>
<td width="213">9%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">Bollette acqua</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">0,4%</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">2%</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">Affitto prima casa</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">1%</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">1%</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Asilo</td>
<td width="213">6%</td>
<td width="213">5%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Assistenza</td>
<td width="213">3%</td>
<td width="213">1%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Baby Sitter</td>
<td width="213">3%</td>
<td width="213">1%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Campus scolastici</td>
<td width="213">5%</td>
<td width="213">6%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Spese mediche / cassa sanitaria</td>
<td width="213">24%</td>
<td width="213">24%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">Bollette energia</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">5%</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">13%</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">Bollette gas</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">4%</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">9%</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Istruzione</td>
<td width="213">2%</td>
<td width="213">5%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">Interessi passivi Mutuo Prima Casa</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">0,4%</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">0,2%</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Scuola</td>
<td width="213">26%</td>
<td width="213">20%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Università</td>
<td width="213">13%</td>
<td width="213">5%</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h6>In arancione i rimborsi soggetti a soglia fringe benefit.</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/report-welfare-di-randstad-in-italia-e-boom-dei-fringe-benefits/">Report Welfare di Randstad: in Italia è boom dei fringe benefit</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;evoluzione del welfare aziendale: gestire il benessere nel 2026</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/levoluzione-del-welfare-aziendale-gestire-il-benessere-nel-2026/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/levoluzione-del-welfare-aziendale-gestire-il-benessere-nel-2026/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:42:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=26737</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una materia in costante aggiornamento dovuto alla normativa ma anche alle mutate esigenze delle persone. </p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/levoluzione-del-welfare-aziendale-gestire-il-benessere-nel-2026/">L&#8217;evoluzione del welfare aziendale: gestire il benessere nel 2026</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Ad oggi, il welfare appare come un concetto ben definito, con la maggior parte delle persone che, almeno a grandi linee, riesce a inquadrarne i confini e le aree di competenza. In realtà, nel corso dei secoli la sua natura è cambiata considerevolmente con il trasformarsi della società, tanto che si può parlare di evoluzione del welfare aziendale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La cura del benessere dei propri lavoratori ha infatti radici che risalgono addirittura all’Ottocento, quando alcune aziende europee (molto poche in realtà) iniziarono a offrire ai propri dipendenti un accesso ad alloggi, a spacci alimentari, a corsi di formazione e talvolta anche a scuole elementari. È solo dall’inizio del Novecento, però, che anche lo Stato entrerà prepotentemente sulla scena, segnando un passaggio fondamentale nella crescita e trasformazione del welfare aziendale. Infatti, in quei decenni passa da essere beneficio per pochi lavoratori alle dipendenze di un’azienda illuminata a una misura nazionale per tutti i cittadini, con la nascita delle assicurazioni sociali obbligatorie, delle tutele per malattia e maternità e dei sussidi per i disoccupati. Tuttavia, questo modello inizia a scricchiolare a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, quando l’Italia affronta la prima grande crisi economica dopo le due guerre mondiali. Con lo Stato che registra sempre meno entrate fiscali, l’offerta di determinati servizi comincia ad essere difficoltosa e sono quindi i privati a sopperire alle mancanze, con un supporto sempre maggiore da parte del pubblico. <span data-teams="true">A questo proposito, è doveroso ricordare l&#8217;anniversario del Testo Unico 917/1986, che con l&#8217;articolo 51segnò una svolta nell&#8217;evoluzione del welfare aziendale</span>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo ultimo punto ci porta fino ai giorni nostri, con le imprese che hanno recuperato un ruolo di primo piano, andando ad offrire sempre più misure di sostengo e benefit, che vanno dall’assistenza sanitaria all’auto aziendale, fino ai sussidi per la carriera scolastica dei figli. Ma perché un’impresa dovrebbe sostenere quelli che sono a tutti gli effetti dei costi aggiuntivi per dotarsi di queste misure? La risposta sta nel fatto che nella storia dell’evoluzione del welfare, c’è una costante che non è mai cambiata: lo scopo. L’obiettivo del welfare aziendale è infatti sempre stato quello di far leva sul benessere dei dipendenti per accrescere il loro coinvolgimento, la loro fidelizzazione, la loro produttività e, di conseguenza, la produttività dell’azienda stessa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, se è vero che lo scopo è sempre lo stesso, i modi per raggiungerlo possono cambiare. Guardando all’evoluzione del welfare aziendale nei secoli, è ovvio che le misure che si offrivano a un operaio dell’Ottocento non possono essere egualmente attrattive per un impiegato dei giorni nostri; al tempo stesso però, capire cosa può essere attrattivo oggi non è semplice e richiede una profonda cultura del welfare e un aggiornamento continuo e mirato. È anche per questo che nel 2026 Tuttowelfare lancia i <a href="https://tuttowelfare.info/we-welfare-essential/" target="_blank" rel="noopener">Welfare Essential, una serie corsi online dedicati ai temi essenziali del welfare aziendale</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le strategie che può attuare un’impresa sono molteplici e, sebbene debbano poggiarsi su parametri oggettivi come budget e individui coinvolti, nessuna è vincente o sbagliata a prescindere. Quel che è certo è che difficilmente nella storia si può trovare un periodo in cui lo Stato incentiva il privato a ricorrere al welfare come quello in cui stiamo vivendo. Tutto ciò appare evidente dai numeri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si supponga che un’azienda decida di aumentare di 1.000 euro la retribuzione annua lorda di un suo dipendente, quindi di poco più di 80 euro al mese. Dal punto di vista dell’impresa, al costo dell’aumento di stipendio si aggiunge un +30% di contributi da versare all’Inps, un +7,4% di accantonamento del TFR e un ulteriore +3% di versamenti all’Inali e altri oneri. Riprendendo l’esempio iniziale, a un aumento della RAL di 1.000€, l’azienda sostiene un costo di 1.404€. Non solo, anche il/la dipendente dovrà pagare delle imposte, che per semplicità supponiamo del 33% per l’Irpef e il 9,19% di contributi Inps. Ciò significa che a fronte di aumento lordo di 1.000€ annui, la busta paga effettiva cresce di appena 674,40€. Ma cosa succederebbe se questo aumento fosse corrisposto attraverso misure di welfare aziendale? Per rispondere a questa domanda si consideri che per il 2026:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il limite massimo ai premi di risultato è stato alzato da 3.000 a 5.000 euro annui e l’imposta ridotta dal 5% all’1%</li>
<li>La soglia di esenzione sui buoni pasto elettronici è salita da 8€ a 10€</li>
<li>Fino al 2027 si possono concedere fringe benefit per un valore massimo di 1.000€ (2.000€ nel caso di dipendenti con figli a carico)</li>
<li>Il tetto di deducibilità per la previdenza complementare è stato portato a 5.300€</li>
<li>È stata stabilita una soglia speciale di 5.000€ in welfare per quei lavoratori e le lavoratrici che si devono spostare a più di 100km dalla residenza, i cosiddetti neo-trasferiti</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>(un aspetto su cui si concentra <a href="https://tuttowelfare.info/formazione/" target="_blank" rel="noopener">la formazione</a> che proponiamo)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla luce di tutto ciò, è chiaro come lo Stato stia fortemente spingendo all’utilizzo del welfare, facendo pagare di più (e ottenere di meno) quelle imprese che non lo fanno. È anche vero che così si avvantaggiano quelle società in grado di sostenerne i costi, seppur minori, penalizzando tutte le altre e, in generale, creando una maggiore disparità di trattamento tra lavoratori. Il prossimo passo dell’evoluzione del welfare aziendale sembra andare quindi verso uno scenario sempre più frammentato e variopinto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/levoluzione-del-welfare-aziendale-gestire-il-benessere-nel-2026/">L&#8217;evoluzione del welfare aziendale: gestire il benessere nel 2026</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>9° Rapporto Censis-Eudaimon: meno lavoro, più vita</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/9-rapporto-censis-eudaimon-meno-lavoro-piu-vita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 09:29:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=26475</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il welfare aziendale quale ruolo è chiamato ad esercitare nel contesto attuale? Lo indaga la nuova edizione del Rapporto "A ognuno il suo welfare aziendale: la sfida praticabile"</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/9-rapporto-censis-eudaimon-meno-lavoro-piu-vita/">9° Rapporto Censis-Eudaimon: meno lavoro, più vita</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Pubblichiamo il comunicato stampa del 9° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Più tempo per se stessi. </strong>Per l’88,2% degli occupati avere più tempo per sé stessi e il proprio benessere dovrebbe essere un diritto per tutti. Per il 71,3% ci sono le condizioni tecnologiche ed economiche per tagliare il tempo dedicato al lavoro, con ad esempio la settimana lavorativa di quattro giorni. Lo pensano l’82,8% dei 18-34enni, il 72,9% dei 35-49enni e il 64% dei 50 anni e più. È quanto emerge dal 9° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato in collaborazione con Eudaimon (www.eudaimon.it), leader nei servizi per il welfare aziendale, con il contributo di Campari, Credem, Edison e Michelin.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dare senso al lavoro</strong>. Per il 55,1% dei dipendenti far carriera non è una priorità nella vita, per il 33,8% si, l’11,1% non esprime un’opinione. Al 64,7% dei lavoratori capita di perdere il senso del proprio lavoro, concepito solo come fonte per avere reddito. Per il 44,7% degli occupati il lavoro è più un obbligo che una passione, per il 42,7% no e il 12,6% non ha un’opinione precisa. Il 51,1% degli occupati dipendenti preferirebbe un’azienda di cui condivide i valori anche se in altre aziende sarebbe pagato di più. Il 26,9% no e il 22% non sa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>No a messaggi, e-mail o chiamate fuori orario. </strong>Ricevere e-mail, messaggi, telefonate ecc. fuori dell’orario di lavoro mette ansia al 45,8% degli occupati. E il 43,9% ha scelto di praticare il “right to disconnect”, non rispondendo a e-mail, messaggi, chiamate ecc. fuori dall’orario lavorativo, il 49,3% continua a farlo e il 6,8% non ha effettuato scelte in proposito. Non rispondono a e-mail e messaggi fuori dall’orario di lavoro il 57,7% dei giovani, il 47,5% dei 35-49enni e il 33,7% degli over 50.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Latitano le gratificazioni.</strong> Per il 57,7% degli occupati la propria retribuzione non è adeguata al lavoro che svolge, il36,1% ne è soddisfatto, il 6,2% non si esprime. Per il 55,4% dei dipendenti la propria retribuzione non consente di risparmiare, per il 35,0% sì e il 9,6% non dà indicazioni. Per il 52,4% degli occupati con il lavoro non si diventa benestanti nella vita, il 29,8% non è d’accordo e il 17,8% non sa. Il 78,9% dei lavoratori non si sente abbastanza valorizzato nel proprio lavoro e il 62,2% non ha sufficiente autonomia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cambiare spesso lavoro per guadagnare di più.</strong> Il “job hopping”, cioè il cambio frequente di azienda è per il 32,5% degli occupati più efficace della fedeltà ad una singola azienda per ottenere retribuzioni più alte, il 38% non è d’accordo e il 29,5% non ha ancora un’opinione in merito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Malesseri da lavoro.<em> </em></strong>Al 68,3% degli occupati capita di provare forme di “fatigue”, con estrema stanchezza psicofisica ed emotiva al lavoro, al 27,8% no e il 3,9% non risponde. Al 54,0% dei lavoratori è capitato almeno una volta di soffrire di ergofobia, cioè di avere paura all’idea di recarsi al lavoro. Al 21,7% degli occupati capita di soffrire della sindrome dell’impostore, dubitando delle proprie competenze e successi, cercando di continuo l’approvazione altrui.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Irruzione dell’IA e paure. </strong>Il 36,7% degli occupati italiani utilizza l’IA nel proprio lavoro, il 59,7% no e il 3,6% non risponde in merito. Il 42,6% dei dipendenti teme che l’IA possa sostituirlo nel lavoro e il 55,3% pensa che i dirigenti della propria azienda ripongono più fiducia nelle nuove tecnologie che nei lavoratori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il prisma deformante dei social. </strong>I social proiettano un’idea di lavoro attraente, fatta di libertà, viaggi e successo personale. Un’immagine del lavoro che il 64,4% degli occupati ritiene fuorviante, irreale e falsa, il 15,6% no e il 20,0% non ha ancora formulato un’opinione in merito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Questi sono i principali risultati del <a href="https://www.censis.it/meno-lavoro-piu-vita/" target="_blank" rel="noopener">9° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale</a>, realizzato con il contributo di Campari, Credem, Edison e Michelin, che è stato presentato oggi da Sara Lena, Ricercatrice Area Consumi, Mercati e Welfare Censis, e discusso da Chiara Gribaudo<strong>, </strong>Presidente Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, Irene Lovato Menin,<strong> </strong>psicologa e ricercatrice Community R&amp;A, Lorenzo Malagola, IX Commissione Lavoro Camera dei Deputati, Alberto Perfumo, Amministratore Delegato Eudaimon, Fabio Rampelli, Vicepresidente Camera dei Deputati e Massimiliano Valerii, Consigliere delegato Censis.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qui è consultabile l&#8217;<a href="https://tuttowelfare.info/rapporto-censis-eudaimon-aumenta-la-conoscenza-del-welfare-aziendale/" target="_blank" rel="noopener">articolo sull&#8217;edizione 2025</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/9-rapporto-censis-eudaimon-meno-lavoro-piu-vita/">9° Rapporto Censis-Eudaimon: meno lavoro, più vita</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Corporate Welfare Lab: il welfare aziendale come volano per le PMI</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/corporate-welfare-lab-il-welfare-aziendale-come-volano-per-le-pmi/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/corporate-welfare-lab-il-welfare-aziendale-come-volano-per-le-pmi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 09:02:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=26467</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ecco come il welfare aziendale può essere un volano per la produttività di imprese e dipendenti e motivo di attrazione di talenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/corporate-welfare-lab-il-welfare-aziendale-come-volano-per-le-pmi/">Corporate Welfare Lab: il welfare aziendale come volano per le PMI</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Lo scorso 17 febbraio è stato lanciato ufficialmente a Roma il Corporate Welfare Lab. Si tratta di un nuovo Osservatorio che si pone l’obiettivo di misurare, con tecniche scientifiche e statistiche, il legame tra <a href="https://tuttowelfare.info/quali-benefit-per-attrarre-e-trattenere-talenti-alcune-idee-dal-mondo/" target="_blank" rel="noopener">misure di welfare</a> offerte dalle aziende, performance economiche delle stesse e, a cascata, impatto sul Pil italiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Corporate Welfare Lab è stato sviluppato dall’università Luiss Business School e da Edenred Italia, società specializzata nell’offerta di servizi di welfare innovativi e digitali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo Rapporto Annuale del Corporate Welfare Lab ha indagato e quantificato, coinvolgendo un campione di 600 imprese italiane, l’impatto del benessere dei dipendenti sulla performance finanziaria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla ricerca sono emersi numerosi elementi che dimostrano quanto essere “welfare oriented” sia un vantaggio anche e soprattutto per l’azienda stessa, in primis in termini di produttività. Infatti, i dati hanno rivelato che con l’introduzione di un nuovo servizio (che può andare dall’assistenza sanitaria integrativa a una maggiore disponibilità di tempo libero) il fatturato pro-capite aumenta del 2,1%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un altro punto chiave è quello che gli autori del Rapporto chiamano “effetto moltiplicatore” non solo per l’azienda, che può essere differente a seconda delle dimensioni, classificate come segue:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Piccole imprese</strong>: tra 10 e 49 dipendenti</li>
<li><strong>Medie imprese</strong>: tra 50 e 250 dipendenti</li>
<li><strong>Grandi imprese</strong>: oltre 250 dipendenti</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Corporate Welfare Lab ha infatti messo in luce un differenziale consistente tra la produttività delle società che prevedono benefit per i loro dipendenti e quelle che, al contrario, non li prevedono, a vantaggio soprattutto delle piccole e medie imprese. Nello specifico, questo “spread” è del 26,7% per le piccole e del 29,8% per le medie. Le grandi, invece, registrano un differenziale più contenuto, ma comunque significativo (+19,5%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, la ricerca si è allontanata dall’esame della pura performance aziendale per creare quello che è stato chiamato <em>Indice di dinamismo del capitale umano</em>, un parametro che misura il rapporto tra ingressi e uscite e che, di nuovo, premia nettamente chi investe nelle persone: nelle aziende con benefit, per ogni dipendente in uscita si registrano 3,3 nuovi assunti; nelle altre questo rapporto scende a 2,4. Ciò indica chiaramente come il welfare agisca da acceleratore di crescita, aumentando di oltre il 30% la capacità di rigenerare la forza lavoro e attrarre nuovi talenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Rapporto si chiude con una riflessione sul potenziale di sviluppo di cui le imprese ancora dispongono, ma che possono sfruttare solo se da un welfare “informale”, ovvero fatto di erogazioni discrezionali che non garantiscono quelle leve di crescita e defiscalizzazione, si passa a un welfare strutturato. Il Corporate Welfare Lab, infatti, evidenzia come la previsione di benefit in piani strutturati passi dal 79% nelle grandi imprese al 32% nelle piccole e anche come il 30% di tutto il campione eroghi servizi senza averli formalizzati.</p>
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		<title>Servizi di welfare aziendale: cresce l’interesse tra i lavoratori che ancora non ne possono usufruire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 08:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Osservatorio UniSalute ha rilevato che l'87% dei lavoratori che non usufruiscono di servizi di welfare aziendale vorrebbero che l'azienda per cui lavorano li offrisse, in particolare quelli che riguardano l'assistenza sanitaria</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 2</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Pubblichiamo il comunicato stampa sull&#8217;Osservatorio UniSalute, realizzato in collaborazione con Nomisma, sulla diffusione dei servizi di welfare aziendale in Italia: “Servizi di welfare aziendale: cresce l&#8217;interesse tra i lavoratori che ancora non ne possono usufruire”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono sempre di più gli italiani che vogliono lavorare per aziende interessate a migliorare il loro benessere, offrendo uno stipendio adeguato, ma anche servizi di welfare che vadano a migliorare sensibilmente le loro condizioni. È quanto emerge dall’ultima indagine realizzata da <strong>Nomisma </strong>per l’<strong>Osservatorio Sanità di UniSalute</strong>, secondo cui l’87% dei dipendenti che non ha modo di usufruire di questi benefit <strong>vorrebbe fossero introdotti</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla stessa ricerca emerge anche che solo il 42% delle aziende italiane <strong>offre questi servizi a tutti i dipendenti</strong>, mentre un ulteriore 22% li prevede <strong>solo per alcuni inquadramenti</strong>. Infine, più di un’azienda su tre (36%) ad oggi <strong>non prevede piani di welfare aziendale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra chi non ne dispone, a generare l’interesse maggiore sono soprattutto i benefit riguardanti l’<strong>assistenza</strong> <strong>sanitaria</strong>, come costi ridotti per servizi sanitari convenzionati e rimborso di spese mediche, di cui vorrebbe poter usufruire il 64% degli intervistati. Al secondo posto si trovano i <strong>fringe benefit</strong> (29%), che vanno dai buoni spesa all’auto aziendale, seguiti dalla <strong>previdenza integrativa </strong>(27%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Avere dei servizi sanitari inclusi nel proprio contratto di lavoro, dunque, si conferma un’opportunità sempre più interessante, in un contesto in cui la maggior parte degli italiani soffre <strong>i tempi d’attesa troppo lunghi del SSN</strong> (76%), ma anche <strong>l’aumento dei costi delle cure mediche</strong> negli ultimi anni nel settore privato (67%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra coloro che invece dispongono di servizi di welfare nel proprio contratto di lavoro, il 54% afferma di aver usufruito proprio delle agevolazioni sulle <strong>cure mediche</strong> negli ultimi 12 mesi. Gli esami specialistici più effettuati sono le <strong>visite</strong> <strong>oculistiche</strong> (57%), i <strong>test dell’udito</strong> (40%) e le <strong>visite dermatologiche </strong>(40%), che garantiscono un notevole risparmio sul portafoglio familiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante ciò, dalla ricerca è emerso che solo il 38% del campione si dice <strong>soddisfatto del welfare aziendale offerto</strong>, a cui si aggiunge un 7% di <strong>molto soddisfatti</strong>. Questi dati mostrano come serva fare ulteriori progressi per introdurre o ampliare misure che stanno diventando sempre più importanti e richieste.</p>
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		<item>
		<title>Perché le aziende dovrebbero occuparsi di educazione finanziaria</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/perche-le-aziende-dovrebbero-occuparsi-di-educazione-finanziaria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 09:24:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scarsa educazione finanziaria è un problema per le imprese in termini di produttività, assenteismo e fidelizzazione dei dipendenti. Sostenerla attraverso specifiche misure può aprire la strada a benefici ancora non sfruttati</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>I dati recentemente diffusi dall’Ocse dicono che l’Italia ha fatto progressi nell&#8217;ambito dell&#8217;educazione finanziaria, tanto che la percentuale di coloro che hanno un’alfabetizzazione in questo campo è cresciuta dal 37% al 44,3%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, si tratta di un miglioramento lento, che ci vede ancora all’ultimo posto nella classifica di diffusione di concetti come l’inflazione, la diversificazione e i rendimenti non solo nell’Unione Europea, ma anche rispetto a tutti i mercati sviluppati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Va detto che lo Stato italiano sta cercando di porre rimedio e di colmare il gap con gli altri Paesi, tanto che nell’anno 2024/2025 l’educazione finanziaria è stata portata per la prima volta all’interno del programma per le scuole secondarie. Tuttavia, come scrive Marco Lo Conte sulla sua testata, si tratta di provvedimenti ancora poco incisivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In primis si tratta di sole sette ore l’anno, pochissimo per poter sperare in un impatto significativo, e soprattutto senza alcun effetto sugli adulti di oggi, che sono i veri responsabili delle finanze di un nucleo familiare. Ma se non sono le scuole o gli enti pubblici, chi può farsi carico di sviluppare l’educazione finanziaria tra le persone e farlo in tempi relativamente brevi?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un prezioso contributo su questo punto può provenire dalle imprese. Infatti, il management aziendale ha una posizione sociale e una serie di caratteristiche intrinseche che possono avere un ruolo cruciale nel colmare questo divario formativo. Innanzitutto, riesce a raggiungere figure che eventuali concorsi pubblici difficilmente coinvolgerebbero. Inoltre, può proporre una formazione molto più concreta e attinente alla realtà di quella che si ha nelle scuole, andando ad affrontare temi inerenti a bisogni immediati come mutui, previdenza, <a href="https://tuttowelfare.info/rinuncia-al-tfr-come-funzionerebbe-la-novita-della-legge-di-bilancio-2026/">gestione del TFR</a> e un uso più appropriato dei frindge benefit messi a disposizione. Infine, può avere un ruolo importante a livello di inclusione e tutela dei gruppi che in questo frangente sono più vulnerabili, come neoassunti, stranieri e dipendenti con reddito più basso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questo punto, però, viene da chiedersi come mai le organizzazioni dovrebbero farsi carico di investire nell’educazione finanziaria dei loro dipendenti, viste le già innumerevoli sfide che oggi si trovano a dover affrontare. La risposta a questo interrogativo è che una maggiore educazione finanziaria genererebbe numerosi benefici anche per le imprese stesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi anni, infatti, sono stati pubblicati numerosi studi che lo dimostrano e uno dei più importanti è l’edizione del 2025 dello <em>State of Workplace Financial Benefits Study</em>, di Morgan Stanley. Secondo questo report:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il 91% dei dipendenti intervistati dichiara che si sentirebbe più coinvolto nella società in cui lavora se questa offrisse supporto finanziario sui loro problemi specifici</li>
<li>L’84% afferma che i datori di lavoro dovrebbero assistere più attivamente i dipendenti nelle questioni inerenti alla gestione finanziaria</li>
<li>L’80% dei leader HR hanno ricevuto richieste specifiche sul tema</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pertanto, lo studio di Morgan Stanley dimostra come sviluppare l’educazione finanziaria aumenti l’attrattività di un’azienda e, al tempo stesso, ne riduca il turnover.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un altro rapporto, pubblicato nel 2023 da PwC e intitolato <em>Employee Financial Wellness Survey</em>, mostra anche come le preoccupazioni per le proprie condizioni economiche siano la principale causa di stress per il 57% degli intervistati, con impatti negativi su produttività, assenteismo e fidelizzazione. Tuttavia, le imprese che offrono programmi di benessere finanziario riscontrano benefici misurabili su ognuna delle voci citate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, sempre secondo il report di PwC, sono il 74% i lavoratori dipendenti che cercano attivamente una guida pratica che li supporti nel prendere le decisioni giuste quando si parla della gestione del loro denaro, di momenti di crisi e di eventi inaspettati in generale. Ciò evidenzia l’ampio margine di manovra che avrebbero le imprese qualora decidessero di investire attivamente in questo tema.</p>
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		<item>
		<title>Welfare Index: i benefit sempre più leva per il successo aziendale</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/welfare-index-i-benefit-sempre-piu-leva-per-il-successo-aziendale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 12:49:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=26275</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il welfare sta assumendo caratteristiche sempre più aziendali e mai come oggi va oltre il suo ruolo sociale. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Nella giornata di ieri, 2 ottobre, è stato presentato a Milano l’ottavo Rapporto sul welfare occupazionale in Italia, curato da Adapt per Intesa Sanpaolo. Come per ogni edizione precedente, anche stavolta è stato pubblicato l’aggiornamento del Welfare index, uno strumento che Adapt ha sviluppato per la banca torinese e creato allo scopo di fornire a operatori, imprese e player del comparto delle relazioni industriali un modo concreto, attendibile e sintetico per misurare la vicinanza o la lontananza di un mix di misure appartenenti a un piano di welfare dal concetto stesso di welfare aziendale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il punto più importante emerso dalla presentazione è che il Welfare Index, che per questa edizione copre un arco temporale che va dal 2022 al 2024, ha raggiunto l’altissimo valore di 80,4%. Come sottolineato anche da un articolo pubblicato in anteprima dal Sole 24 Ore, un livello così elevato è la prova di come il welfare si stia orientando sempre di più verso una dimensione “aziendale”, incentrata sulla produttività, ma anche a una maggiore flessibilità nella gestione del lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per generare il Welfare Index, Adapt ha esaminato 132 contratti collettivi nazionali di lavoro, andando a calcolare quanti, in fase di rinnovo, hanno previsto l’inserimento di misure di welfare occupazionale. Dall’analisi è emerso che la maggior parte dei provvedimenti presi con i Ccnl rientrano nella protezione sociale di ordine collettivo, che in termini concreti significa un incremento dell’assistenza sanitaria (43% dei casi) e della previdenza integrativa (40%). Tra l’altro, tutto ciò sembra testimoniare come la fiducia verso la capacità dei sistemi previdenziale e sanitario nel sopperire alla crescente domanda per questa tipologia di servizi <a href="https://tuttowelfare.info/la-crescita-delle-retribuzioni-non-compensa-quella-delle-pensioni/" target="_blank" rel="noopener">si stia riducendo sempre di più tra i cittadini italiani</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda i “flexible benefits”, ovvero quei beni e servizi messi a disposizione dalle aziende e che vanno oltre la retribuzione, il Rapporto afferma che sono stati inseriti dal 29% dei nuovi contratti collettivi. Questo dato, assieme a quelli presentati nel paragrafo precedente, può sembrare in controtendenza rispetto alla sintesi dei risultati presentata all’inizio, ma chi conosce il diritto del lavoro sa che alla contrattazione collettiva si affianca sempre anche una contrattazione a livello aziendale, che negli anni ha visto la sua importanza aumentare sempre di più.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Welfare Index tiene conto anche di questa dimensione, infatti ha esaminato oltre 1.300 accordi tra singole imprese e dipendenti ed è emerso, in primis, che oltre 600 (il 47%) di questi hanno previsto almeno una misura di welfare, ma soprattutto che i flexible benefit sono stati concessi molto di più (33%) rispetto alle controparti che fanno capo a previdenza complementare e assistenza sanitaria (rispettivamente 24% e 21%), segnando un trend diametralmente opposto rispetto a quello nazionale. Andando più nello specifico, il 32% di questi accordi prevede l’inserimento di buoni pasto e/o servizi mensa, seguiti da un 31% che disciplina i premi relativi ai risultati di produzione e dalle misure che prevedono la formazione e l’istruzione dei dipendenti stessi (28%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pertanto, alla luce di questi dati, è possibile affermare che il welfare aziendale è diventato un canale per il successo soprattutto a livello di singola impresa, essendo diventato fondamentale nell’attrarre e trattenere i propri talenti, andando oltre il suo ruolo sociale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Somministrazione: welfare potenziato nel nuovo contratto nazionale</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/somministrazione-welfare-potenziato-nel-nuovo-contratto-nazionale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2025 15:39:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Welfare in somministrazione: tutte le novità del nuovo CCNL siglato dopo due anni di trattativa. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><pre><span data-teams="true">Pubblichiamo il comunicato stampa di Assolavoro.

</span></pre>
<p><strong>Assolavoro, l’Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro che rappresenta oltre l’85% del settore, Cgil, Cisl, UIL</strong> e le Organizzazioni Sindacali di categoria <strong>NIdiL Cgil, Felsa Cisl e UILTemp</strong> hanno sottoscritto a Roma il nuovo <strong>Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i lavoratori in somministrazione.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il nuovo Accordo, che interessa circa un milione di persone occupate tramite Agenzia (dati 2024), è frutto di un’intensa trattativa durata oltre due anni e si configura come un <strong>contratto innovativo, inclusivo e orientato al futuro</strong>, che rafforza ulteriormente la qualità del lavoro nel settore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>L’Accordo rappresenta una tappa di grande maturità e consapevolezza per l’intero settore delle Agenzie per il Lavoro, che si dimostra capace di affrontare con responsabilità, coesione e visione strategica le trasformazioni in atto nel mercato del lavoro</em>” ha dichiarato il<strong> <a href="https://www.linkedin.com/posts/assolavoro_firma-nuovo-ccnl-francesco-baroni-assolavoro-activity-7353399841013514241--7FK?utm_source=share&amp;utm_medium=member_desktop&amp;rcm=ACoAAA4ZR5MBYHCtFXSOCuvwE_2A5vDBiEjY32E" target="_blank" rel="noopener">Presidente di Assolavoro, Francesco Baroni</a></strong>, a margine della firma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il nuovo CCNL si distingue per una <strong>visione moderna del <em>welfare</em></strong> contrattuale, che viene <strong>rinnovato e potenziato</strong> per rispondere in modo efficace e concreto ai nuovi bisogni sociali e professionali delle persone, sia con un <strong>aumento del 20% delle indennità</strong> <strong>previste per tutte le prestazioni in essere</strong>, sia attraverso <strong>nuove prestazioni</strong>, tra cui: contributi per lavoratrici in <em>pre</em> e <em>post</em> maternità; sostegni per donne vittime di violenza e molestie dentro e fuori i luoghi di lavoro; rimborsi per spese di <em>baby-sitting</em>; copertura costi per trasporto extraurbano per discenti impegnati in attività di formazione; rimborsi spese per rinnovo del permesso di soggiorno. È stato inoltre potenziato e semplificato il contributo per la <strong>mobilità territoriale</strong> dei lavoratori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra le altre novità più rilevanti in materia di welfare vi è l’<strong>introduzione di una nuova ed avanzata assicurazione sanitaria</strong> dedicata a tutti i lavoratori con un contratto di somministrazione attivo al 1° giugno 2025 – sia a tempo indeterminato che a termine – che abbiano maturato almeno 12 mesi di anzianità lavorativa calcolata a partire dal 1° gennaio 2023.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Queste nuove misure, oltre a rispondere alle esigenze di salute e benessere dei dipendenti, hanno l’obiettivo di potenziare le politiche di <strong>“fidelizzazione” dei lavoratori</strong>, questione emersa sempre più prepotentemente come centrale negli ultimi tempi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ulteriore speciale attenzione dedicata alla formazione</strong>: con il rinnovo viene regolato in modo pattizio l’utilizzo di <strong>oltre 160 milioni di risorse del fondo Formatemp</strong> destinate appunto alle attività di formazione, allineandosi alle modifiche normative introdotte dal “Collegato Lavoro” entrato in vigore lo scorso gennaio 2025. Una novità che assicura una gestione più efficiente e condivisa del fondo a beneficio di lavoratori e imprese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con le Agenzie – è bene ricordare – nel solo 2024 sono stati formati gratuitamente oltre 400mila corsisti, almeno un terzo di questi ha avuto accesso immediatamente a una concreta occasione di lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nell’Accordo importante rilievo è rivolto poi alla <strong>valorizzazione della contrattazione collettiva</strong>, non solo nella sua forma nazionale, ma anche e soprattutto attraverso la <strong>promozione delle relazioni industriali di secondo livello</strong>, pensate per consolidare ulteriormente il dialogo tra lavoratori, aziende, Agenzie e sindacati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Particolare riguardo è stato riservato anche al <strong>rafforzamento degli strumenti di supporto nelle fasi di non lavoro</strong>, attraverso il potenziamento dei percorsi di <strong>riqualificazione professionale e ricollocazione</strong>, in linea con le evoluzioni del mercato del lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra le innovazioni vi è poi la profonda revisione della procedura di ricollocazione individuale o PDR – <em>ex</em> MOL – potenziata nei contenuti e finalizzata alla ricollocazione dei lavoratori assunti dall’Agenzia a tempo indeterminato e privi di assegnazione, copre ora tempi più lunghi per specifiche categorie di lavoratori: donne in gravidanza, infortunati e lavoratori con disabilità. A questa si affianca la <strong>nuova Procedura di Ricollocazione Plurima</strong>, pensata per evitare interruzioni o mancati rinnovi di missione di almeno 30 lavoratori nell’arco di un mese. A sostegno di questi percorsi è stato istituito un <strong>Database di settore consultabile da tutte le Agenzie</strong>, noto come “Basket CV”, che raccoglie i profili dei lavoratori al fine di ampliarne le opportunità di ricollocazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ulteriore elemento centrale dell’Accordo riguarda l’<strong>aumento dell’indennità di disponibilità</strong>, che per i lavoratori coinvolti in procedure di ricollocazione sale da 1.000 a 1.150 euro (e da 500 a 575 euro per i <em>part-time</em>). I lavoratori non assegnati in missione né inseriti in procedure di ricollocazione, invece, percepiranno 1.000 euro se con contratto <em>full-time</em> (<em>vs.</em> 800 euro precedenti) e 500 euro per i <em>part-time</em> (<em>vs.</em> 400 euro).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In più, per le<a href="https://tuttowelfare.info/aziende-e-supporto-alla-genitorialita-quando-il-welfare-guarda-alla-famiglia-del-futuro/" target="_blank" rel="noopener"> <strong>lavoratrici in gravidanza</strong></a> è stato introdotto un sostegno specifico per cui, qualora la missione venga interrotta o non rinnovata, avranno diritto a un’indennità pari all’ultima retribuzione mensile percepita sino al compimento del primo anno di età del bambino.</p>
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<p>Ampio spazio nel nuovo CCNL è dedicato anche al <strong>sistema incentivante</strong>, che viene <strong>allargato e strutturato</strong> in modo da promuovere comportamenti virtuosi e maggiore occupabilità. Sono previsti incentivi per i lavoratori a tempo indeterminato, per le Agenzie che sottoscrivono contrattazione di secondo livello, per le ricollocazioni derivanti dal database “Basket CV”, nonché per le lavoratrici in gravidanza sia a tempo determinato che indeterminato. Ulteriori risorse sono previste nei casi di infortunio, a sostegno della continuità occupazionale.</p>
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<p>Come da previsione normativa, giova ricordare, <strong>il CCNL delle Agenzie di somministrazione di lavoro non disciplina la componente retributiva</strong> che viene invece definita nell’ambito del CCNL di riferimento dell’utilizzatore. I lavoratori in somministrazione hanno, infatti, per legge le stesse retribuzioni dei dipendenti di pari livello assunti direttamente dall’azienda utilizzatrice.</p>
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<p>“<em>È un’intesa che non si limita a tutelare, ma che ambisce a generare nuove prospettive di occupazione qualificata e stabile, ponendo al centro la continuità lavorativa come valore guida. Al contempo, rafforza il sostegno concreto alle categorie più fragili e svantaggiate, promuovendo un modello di inclusione attiva. In un contesto segnato da forti discontinuità economiche e sociali, questo contratto rappresenta un passo deciso verso una maggiore competitività del sistema, perché investire in tutele, in formazione e in relazioni industriali evolute significa costruire un mercato del lavoro più solido, dinamico e sostenibile</em>” ha concluso<strong> Francesco Baroni.</strong></p>
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<p>Complessivamente si rinforza e si riafferma il contratto di somministrazione di lavoro come un istituto capace di coniugare le esigenze di flessibilità delle imprese e quelle di continuità dei lavoratori, quale baluardo contro la ancora diffusa logica di precarizzazione derivante da fenomeni come le finte partite Iva, le cooperative spurie, l’uso disinvolto dei subappalti o il ricorso a forme di lavoro irregolare.</p>
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